La Provvidenza guida gli imperi: il Discorso sulla storia universale
La storia universale di Bossuet
Dunque la storia del mondo è guidata dalla Provvidenza: la successione degli imperi ha un senso, che lo storico può leggere e che il principe deve apprendere.
I re fanno più o meno di quanto pensano: ogni impero serve un disegno che lo supera, e Dio solo piega tutto alla sua volontà.
«La Provvidenza guida gli imperi: il Discorso sulla storia universale» è un argomento di Jacques-Bénigne Bossuet (Discorso sulla storia universale, parte III «Gli imperi» (1681)) sulla domanda «La storia ha un senso?» (risposta: un piano divino). La sua tesi: Dunque la storia del mondo è guidata dalla Provvidenza: la successione degli imperi ha un senso, che lo storico può leggere e che il principe deve apprendere. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P4). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 2 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.
Bossuet scrisse questo libro per il suo allievo, il Delfino, figlio di Luigi XIV. Vi segue la storia del mondo in tre parti: le epoche, la successione della religione, la successione degli imperi. La sua tesi: gli imperi non sorgono e non cadono per caso. Hanno cause naturali, che il buon storico deve cercare nei costumi e nel carattere dei popoli. Ma queste stesse cause sono regolate da Dio, che si serve degli imperi per punire, ristabilire, proteggere o mettere alla prova il suo popolo. I potenti non lo sanno: credono di servire i propri piani. Attenzione: le citazioni conservano l'ortografia dell'edizione del 1681.
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Senza la premessa implicita: Senza P4, il computer trova un mondo in cui gli imperi hanno delle cause, i sovrani si sbagliano sulla portata dei loro atti e nessun disegno li oltrepassa: una storia piena di conseguenze impreviste, ma priva di senso.
Obiezioni
3Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.
Voltaire 1756 · attacca la conclusioneBossuet scrive una storia «universale» soltanto per una piccola parte del mondo, e sembra aver scritto unicamente per mostrare che tutto è stato fatto per la nazione ebraica. Dice solo una parola sugli Arabi e dimentica l'India e la Cina. La grandezza di Ciro o dei Romani ha anche altre cause, e Voltaire riconosce che Bossuet ne parla quando descrive lo spirito delle nazioni.
Bossuet risponde
Bossuet scrive una storia «universale» soltanto per una piccola parte del mondo, e sembra aver scritto unicamente per mostrare che tutto è stato fatto per la nazione ebraica. Dice solo una parola sugli Arabi e dimentica l'India e la Cina. La grandezza di Ciro o dei Romani ha anche altre cause, e Voltaire riconosce che Bossuet ne parla quando descrive lo spirito delle nazioni.
Montesquieu 1734 · attacca la premessa 3Non è la Fortuna a dominare il mondo: esistono cause generali, morali o fisiche, che innalzano, mantengono o precipitano ogni monarchia. Tutti gli accidenti sono sottomessi a queste cause. Non c'è bisogno di un disegno per spiegare Roma: la sua serie di prosperità e di rovesci si spiega con il modo in cui si governava.
Bossuet risponde
Non è la Fortuna a dominare il mondo: esistono cause generali, morali o fisiche, che innalzano, mantengono o precipitano ogni monarchia. Tutti gli accidenti sono sottomessi a queste cause. Non c'è bisogno di un disegno per spiegare Roma: la sua serie di prosperità e di rovesci si spiega con il modo in cui si governava.
Spinoza 1670 · attacca la premessa 1L'elezione degli Ebrei non dimostra che la storia giri intorno a loro. La loro «elezione» riguardava soltanto la loro vita sociale e la loro sicurezza, che dipendono da cause esterne: non erano né più sapienti né più pii degli altri. La loro beatitudine non sarebbe stata minore se Dio avesse chiamato tutti gli uomini alla salvezza.
senza risposta
L'elezione degli Ebrei non dimostra che la storia giri intorno a loro. La loro «elezione» riguardava soltanto la loro vita sociale e la loro sicurezza, che dipendono da cause esterne: non erano né più sapienti né più pii degli altri. La loro beatitudine non sarebbe stata minore se Dio avesse chiamato tutti gli uomini alla salvezza.