DomandeLa vita ha un senso?Vivere senza appello
La vita ha un senso?L'assurdo

Vivere senza appello

Albert Camus 1913 · 1960Il mondo tace: vivere con lucidità, nella rivolta.
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Che cosa sostiene

Dunque né il suicidio né il salto rispondono all'assurdo. Bisogna mantenerlo vivo, cioè vivere nella rivolta, senza speranza né rinuncia.

Perché

L'assurdo è un confronto tra la mente e il mondo; il suicidio, come il salto verso Dio, vi pone fine invece di mantenerlo.

In breve

«Vivere senza appello» è un argomento di Albert Camus (Il mito di Sisifo, 1942) sulla domanda «La vita ha un senso?» (risposta: l'assurdo). La sua tesi: Dunque né il suicidio né il salto rispondono all'assurdo. Bisogna mantenerlo vivo, cioè vivere nella rivolta, senza speranza né rinuncia. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P3). AskPhilosophy presenta 4 obiezioni, 1 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Il mito di Sisifo, 1942
Valido con una premessa implicita

Camus apre il suo saggio con una domanda: se la vita non ha senso, bisogna uscirne? Chiama assurdo il faccia a faccia tra la mente umana, che chiede senso, e un mondo che non ne offre. Esamina due vie d'uscita: il suicidio e ciò che chiama «suicidio filosofico», il salto verso Dio o l'eterno che legge in Šestov e in Kierkegaard. La sua risposta non è la consolazione: è mantenere questo faccia a faccia, senza speranza e senza rinuncia. Kierkegaard morì nel 1855: è Camus a rispondergli, non il contrario.

P1L'assurdo è un confronto tra la mente e il mondo, e non può essere diviso: distruggerne uno dei termini significa distruggerlo per intero. Mantenerlo vuol dire dunque mantenere il confronto.
P2Il suicidio, come il salto verso Dio o verso l'eterno, è un consenso: risolve l'assurdo invece di mantenerlo, e dunque pone fine al confronto.
P3 · premessa implicitaChi ritiene vero l'assurdo vuole preservarlo: ciò che giudica vero deve regolare la sua condotta, senza barare.
Dunque né il suicidio né il salto rispondono all'assurdo. Bisogna mantenerlo vivo, cioè vivere nella rivolta, senza speranza né rinuncia.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P3, il computer trova un caso in cui l'assurdo è un confronto, il suicidio vi pone fine e la persona non cerca di preservarlo: nulla allora vieta il suicidio.
Valido con P3, che Camus pone come regola di metodo più che dimostrarla. Senza P3, si può ammettere che l'assurdo sia un confronto e che il suicidio vi ponga fine, senza concluderne che il suicidio debba essere evitato: si potrebbe anche decidere di non preservare ciò che si crede vero, o di uscirne.
Analogia. Un giocatore di scacchi che trova difficile la propria posizione non ha il diritto di rovesciare la scacchiera e dire di aver vinto. Se vuole davvero giocare la partita, deve lasciare i pezzi come sono, anche quando non gli piacciono.

Obiezioni

4

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

Johannes Climacus (pseudonimo di Kierkegaard), Postilla 1846 · attacca la premessa 2

La fede non è un riposo che sopprimerebbe la tensione. Per Climacus, essa è la contraddizione stessa tra la passione infinita dell'interiorità e l'incertezza oggettiva: senza rischio, niente fede, e se potessi cogliere Dio oggettivamente, non crederei. Il salto dunque non risolve il divorzio, lo porta fino in fondo.

Camus risponde
Camus
Camus risponde, a proposito di Kierkegaard, che questi non mantiene l'equilibrio tra l'irrazionale del mondo e la nostalgia ribelle dell'assurdo, e non ne rispetta il rapporto, che costituisce, a rigor di termini, il sentimento dell'assurdità.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Kierkegaard non ha potuto rispondere a Camus: è morto nel 1855. Camus lo legge «al di là degli pseudonimi» (§50), mentre Kierkegaard chiedeva che si citasse lo pseudonimo, non lui. Una nota precisa inoltre che Camus non esamina la filosofia di Kierkegaard: gli prende in prestito un tema per vedere se le sue conseguenze si accordano con le proprie regole. Alcuni lettori di Kierkegaard ritengono che la fede descritta da Climacus mantenga la tensione invece di placarla: è questo il cuore del disaccordo.
Pascal, Pensieri 1670 · attacca la conclusione

Non si può restare neutrali davanti a Dio: «bisogna scommettere, siete imbarcato». Se la ragione non decide, vivere senza appello è già una scommessa, e il guadagno possibile (una felicità infinita) supera di gran lunga la posta (una vita finita).

senza risposta
Non abbiamo ancora individuato una risposta diretta di Camus nei suoi testi.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Camus non nomina mai Pascal a proposito della scommessa nel Mito di Sisifo. Scrive che l'uomo assurdo vuole vivere solo di ciò che sa e non far intervenire nulla che non sia certo (§68), e lui stesso chiama la scelta dell'assurdo «la scommessa straziante e meravigliosa» (§67). Una nota precisa che non è l'affermazione di Dio che egli mette in discussione, ma la logica che vi conduce. Le due parti non concordano su che cosa sia una scelta onesta in condizioni di incertezza.
O
Obiezione: descrivere non è prescrivere attacca la premessa 3

Anche se l'assurdo è un'evidenza, un fatto non comanda nulla. Perché dovrebbe essere «preservato» piuttosto che concluso, o dimenticato nella distrazione? Occorre un principio in più, che nulla dimostra: «si deve restare fedeli a ciò che si ritiene vero».

senza risposta
sintesi: il suo testo non è ancora nel nostro corpus
Non abbiamo ancora individuato una risposta diretta di Camus nei suoi testi.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Camus pone questo principio senza dimostrarlo: «per un uomo che non bara, ciò che crede vero deve determinare la sua azione» (§7). È un'esigenza di onestà, che si può rifiutare. Nove anni dopo, nell'Uomo in rivolta, egli stesso giudica che l'assurdo non possa servire da regola di vita: «respirare è giudicare», scrive, e l'assurdo non fornisce i valori che direbbero se si può uccidere. Questo lo conduce alla rivolta come punto di partenza di un valore comune (si veda l'argomento successivo).
Maestro Changwu, nello Zhuangzi (cap. 2) attacca la premessa 3

Un personaggio dello Zhuangzi chiede: come faccio a sapere che l'amore per la vita non sia un'illusione, e che chi teme di morire non sia un bambino smarrito che non trova la strada di casa? Nella stessa battuta aggiunge che gli sciocchi si credono svegli, e che un grande risveglio potrebbe mostrare che questa vita è un grande sogno. Se ciò che ci appare evidente (attaccarsi alla vita, rifiutare la morte) può essere un sogno, perché mai si dovrebbe preservare a ogni costo il confronto che Camus ritiene vero? Si potrebbe anche imparare a liberarsene, senza suicidio e senza Dio.

senza risposta
Non abbiamo ancora individuato una risposta diretta di Camus nei suoi testi.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Camus non parla del pensiero cinese in questi testi. Il passaggio mette in dubbio l'amore della vita e la paura della morte, non direttamente il bisogno di senso: questa obiezione è un confronto che costruiamo noi, non un dibattito storico. Tocca tuttavia un punto reale, dal momento che Camus definisce l'assurdo come «coscienza e rifiuto della morte» (§70) e sostiene che acconsentire a ciò che ferisce lo spirito rovina l'assurdo: «L'assurdo ha senso solo in quanto non vi si acconsente» (§43). Resta da chiedersi se il distacco taoista sia un consenso di questo tipo, un altro «salto», o un altro modo di vivere la stessa condizione: il dibattito è aperto.