DomandeSiamo liberi?Tutto è già scritto, ma il cilindro rotola in virtù della propria forma
Siamo liberi?Liberi senza libero arbitrio assoluto

Tutto è già scritto, ma il cilindro rotola in virtù della propria forma

L'immagine del cilindro; il compatibilismo stoico

Chrysippe ca. 279 a.C. · ca. 206 a.C.Tutto accade per destino, ma le nostre azioni dipendono da noi, come il cilindro rotola secondo la sua forma.
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Che cosa sostiene

Dunque tutto accade per fato e tuttavia il nostro assenso, e perciò i nostri atti, dipendono da noi: fato e responsabilità sono compatibili.

Perché

Una spinta esterna dà solo l'avvio all'atto: il modo in cui rispondiamo viene dalla natura del nostro animo, e dunque dipende da noi.

La stessa idea attraverso la storia
Chrysippe230 a.C.Il primo compatibilista noto: il fato è una catena di cause, ma la causa decisiva dei nostri atti è la nostra stessa natura.
Chrysippe230 a.C.Un'altra immagine stoica, riferita da Ippolito: il cane legato al carro. Se è disposto a seguire, segue volontariamente; altrimenti viene trascinato comunque. (Ippolito attribuisce l'immagine agli stoici in generale, non a Crisippo in particolare.)
Thomas Hobbes1651La stessa idea, venti secoli dopo: libertà e necessità vanno insieme.
In breve

«Tutto è già scritto, ma il cilindro rotola in virtù della propria forma» è un argomento di Chrysippe (Cicerone, Sul fato, 39-43; Aulo Gellio, Notti attiche VII, 2, 230 a.C.) sulla domanda «Siamo liberi?» (risposta: liberi senza libero arbitrio assoluto). La sua tesi: Dunque tutto accade per fato e tuttavia il nostro assenso, e perciò i nostri atti, dipendono da noi: fato e responsabilità sono compatibili. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P4). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 3 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Cicerone, Sul fato, 39-43; Aulo Gellio, Notti attiche VII, 2
Valido con una premessa implicita

Per gli stoici tutto accade per fato: ogni evento è prodotto da cause precedenti. Che cosa resta allora di noi? Crisippo (circa 280-206 a.C.) risponde con un'immagine: si spinge un cilindro lungo un pendio. La spinta gli dà l'avvio, ma è la sua forma a farlo rotolare. Allo stesso modo un'impressione esterna ci spinge, ma è la nostra mente a decidere di darle il proprio assenso. Le sue opere sono perdute: lo conosciamo attraverso Cicerone, Aulo Gellio e altri, che lo riferiscono e lo discutono.

P1Tutto accade per fato: il fato è una catena eterna e ininterrotta di cause, in cui ogni evento, compreso ciascuno dei nostri atti, ha una causa precedente.
P2Occorre distinguere due specie di cause antecedenti: le cause «perfette e principali» e le cause «coadiuvanti e prossime». Quando diciamo che tutto accade per cause antecedenti, intendiamo le seconde.
P3L'impressione che ci giunge dall'esterno è soltanto una causa prossima del nostro assenso (la nostra accettazione). Come chi spinge il cilindro gli dà l'avvio senza dargli la capacità di rotolare, così l'impressione non dà l'assenso: questo viene dalla natura della nostra mente.
P4 · premessa implicitaCiò che proviene principalmente dalla natura della nostra mente, e non dalla spinta esterna, dipende da noi.
Dunque tutto accade per fato e tuttavia il nostro assenso, e perciò i nostri atti, dipendono da noi: fato e responsabilità sono compatibili.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P4, nulla impedisce che la natura della nostra mente sia essa stessa un semplice anello della catena, imposto dall'esterno: allora le premesse restano vere e tuttavia nulla dipende davvero da noi.
Valido se si aggiunge P4. Il ragionamento si articola in tre passaggi: il fato opera attraverso cause antecedenti (P1), ma la causa antecedente dei nostri atti è soltanto la causa prossima (P2, P3), quindi la causa che decide è la nostra natura, e ciò che proviene dalla nostra natura dipende da noi (P4). Gli avversari attaccano P4: anche la nostra natura è stata plasmata da cause antecedenti (Crisippo stesso lo prevede in parte, quando dice che la qualità delle nostre menti è «soggetta al fato», Aulo Gellio VII, 2, 7). Attaccano anche P2: se il fato è completo, non esiste causa che non sia a sua volta causata.
Analogia. Un cilindro e un cubo posti su un pendio e spinti allo stesso modo non hanno la stessa sorte: il cilindro rotola, il cubo si ribalta e si ferma. La spinta è la stessa; ciò che cambia è la natura dell'oggetto. Per Crisippo, due persone che ricevono la stessa impressione possono dunque agire in modo molto diverso, a seconda del loro carattere, ed è a quel carattere che chiediamo conto.

Obiezioni

3

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

Carneade (riferito da Cicerone) 140 a.C. · attacca la conclusione

Se tutto accade per cause antecedenti, tutto è concatenato naturalmente; se tutto è concatenato, tutto accade per necessità; e se tutto accade per necessità, nulla dipende da noi. Ma qualcosa dipende da noi. Dunque non tutto accade per fato.

Chrysippe risponde
Crisippo (riferito da Cicerone) Risposta di Crisippo
Crisippo rifiuta la necessità. Distingue le cause perfette e principali dalle cause ausiliarie e prossime. Dire che tutto accade per fato significa dire che tutto accade per cause antecedenti, ma di seconda specie. Se queste cause non dipendono da noi, non ne segue che neppure il nostro impulso ad agire non dipenda da noi: ciò seguirebbe soltanto se le cause antecedenti fossero perfette e principali.
Cicerone, citato da Aulo Gellio 44 a.C. · Osservazione di Cicerone
Lo stesso Cicerone giudica la questione molto oscura e molto intricata. Scrive che Crisippo si agita e fatica a spiegare come tutto possa accadere per fato pur lasciando qualcosa in nostro potere, e che vi si impiglia.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Crisippo ritiene di essere sfuggito alla necessità distinguendo le cause. I suoi avversari rispondono che ciò non basta: se le cause prossime sono a loro volta causate, fino alla natura della nostra mente, il risultato è lo stesso. Cicerone, che riferisce questi dibattiti, li discute basandosi su Carneade. Il cilindro è la risposta di Crisippo a questo problema (vedi P3).
L'«argomento pigro» (Cicerone, Del fato, 28-29) attacca la premessa 1

Se è destino che tu guarisca da questa malattia, guarirai, che tu chiami il medico o no. E se è destino che tu non guarisca, non guarirai, che tu lo chiami o no. Una delle due cose è stabilita. Dunque chiamare il medico è inutile. Con lo stesso ragionamento, ogni azione sarebbe eliminata dalla vita.

Chrysippe risponde
Crisippo (riferito da Cicerone) Risposta di Crisippo: i «co-destinati»
Crisippo distingue le cose semplici («Socrate morirà in quel giorno», qualunque cosa faccia) da quelle legate. Se è destino che Edipo nasca da Laio, non si può dire «che Laio abbia giaciuto o no con una donna»: i due fatti sono legati. Chiama tali fatti «co-destinati». Dunque è fatale chiamare il medico quanto guarire. L'argomento è un sofisma, perché il medico fa parte del destino della guarigione.
Carneade (riferito da Cicerone) 140 a.C.
Carneade non amava questo tipo di risposta e riteneva che si dovesse attaccare in altro modo, senza cavilli. Costruisce il ragionamento visto sopra (obiezione precedente): se tutto accade per cause antecedenti, tutto è legato e necessario, e nulla dipende da noi.
Epicuro e Lucrezio (il clinamen, riferito da Cicerone) 300 a.C. · attacca la premessa 1

Epicuro ritiene di sfuggire alla necessità del fato grazie alla declinazione dell'atomo: gli atomi cadono in linea retta, ma possono deviare di pochissimo, senza causa. Questo terzo movimento, né peso né urto, è ciò che lascia alla mente un movimento libero. Lucrezio (De rerum natura, libro II) riprende l'idea del clinamen. La libertà richiede dunque, secondo loro, che non tutto abbia una causa antecedente.

Chrysippe risponde
Cicerone 44 a.C. · Risposta di Cicerone (De fato)
Cicerone obietta che la deviazione dell'atomo avviene necessariamente senza causa, poiché un atomo che cade in linea retta non è spinto da nessun altro. Ritiene che dire ciò sia desiderare, non argomentare: non si dà alcuna causa alla deviazione, eppure si crede di aver detto qualcosa.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Cicerone aggiunge (De fato 23) che Carneade riteneva inutile la deviazione: gli epicurei avrebbero potuto difendere un movimento volontario dell'anima senza inventare una declinazione. Questa è la posizione di Crisippo, ma Cicerone la presenta come un modo di resistere a Crisippo. Il dibattito tra libertà senza causa e libertà compatibile con le cause è rimasto vivo fino a oggi.