DomandeSi può essere certi di qualcosa?Per convenzione il dolce, in realtà atomi e vuoto
Si può essere certi di qualcosa?Dobbiamo dubitare

Per convenzione il dolce, in realtà atomi e vuoto

La distinzione tra convenzione e realtà

Democrito ca. 460 a.C. · ca. 360 a.C.Non esiste nulla se non atomi e vuoto.
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Che cosa sostiene

Dunque il dolce, l'amaro, il caldo, il freddo e il colore esistono per convenzione; in realtà ci sono soltanto gli atomi e il vuoto. I sensi non ci danno la verità delle cose.

Perché

Ciò che sentiamo cambia con lo stato del nostro corpo, dunque non dice che cosa sia la cosa: in realtà non ci sono che atomi e vuoto.

In breve

«Per convenzione il dolce, in realtà atomi e vuoto» è un argomento di Democrito (Frammenti B 9, B 11 (Sesto Empirico) · Diogene Laerzio IX, 44-45) sulla domanda «Si può essere certi di qualcosa?» (risposta: dobbiamo dubitare). La sua tesi: Dunque il dolce, l'amaro, il caldo, il freddo e il colore esistono per convenzione; in realtà ci sono soltanto gli atomi e il vuoto. I sensi non ci danno la verità delle cose. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P2). AskPhilosophy presenta 2 obiezioni, 0 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Frammenti B 9, B 11 (Sesto Empirico) · Diogene Laerzio IX, 44-45
Valido con una premessa implicita

Democrito ci ha lasciato una formula celebre: per convenzione il dolce, l'amaro, il caldo, il freddo, il colore; in realtà gli atomi e il vuoto. Ci viene da Sesto Empirico (verso il 200 d.C.), che la cita per le proprie tesi, e Diogene Laerzio la conferma nel suo riassunto. Le ragioni che diamo qui sono una ricostruzione: Democrito non le ha scritte in questa forma, e ne restano solo frammenti. Classificazione: la collochiamo sotto «Bisogna dubitare», perché la lezione riguarda i sensi, che non danno la verità delle cose. È una classificazione approssimativa: Democrito non è uno scettico totale, dato che crede in una conoscenza «genuina» attraverso il pensiero (B 11) e in una teoria completa della natura. Quel frammento punterebbe piuttosto verso il campo «Sì, attraverso la ragione»; ma altri (B 117: «in verità non sappiamo nulla») e Aristotele («o nulla è vero, o ci sfugge») lo spingono verso il dubbio. Nessuno dei nostri campi dice esattamente «i sensi ingannano, il pensiero va oltre, ma senza certezza».

P1Ciò che cogliamo cambia con lo stato del nostro corpo e con ciò che lo raggiunge. (Democrito, B 9, citato da Sesto)
P2 · premessa implicitaCiò che cambia con lo stato di chi percepisce, e che ci è dato soltanto dalla conoscenza oscura dei sensi, non dice che cosa la cosa sia in verità: è una questione di convenzione.
P3Esistono due forme di conoscenza: una oscura (vista, udito, olfatto, gusto, tatto), l'altra genuina, che ne è distinta. (Democrito, B 11, citato da Sesto)
P4I princìpi primi dell'universo sono gli atomi e il vuoto; tutto il resto esiste solo nell'opinione. (Diogene Laerzio, IX, 44, riassunto della sua dottrina)
Dunque il dolce, l'amaro, il caldo, il freddo e il colore esistono per convenzione; in realtà ci sono soltanto gli atomi e il vuoto. I sensi non ci danno la verità delle cose.

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Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P2, il computer trova un caso in cui le qualità cambiano con il corpo, in cui i sensi sono oscuri, e in cui tuttavia il dolce e l'amaro sono vere proprietà delle cose (che varierebbero semplicemente secondo le condizioni): la conclusione cade.
L'argomento è valido se si aggiunge P2. Con P1 e P3 sappiamo che le qualità sensibili variano e derivano dalla conoscenza oscura; P2 dice che questo ne fa delle convenzioni, prive di una verità propria. P4 fornisce la seconda metà della conclusione. P2 non è scritta in nessuno dei nostri frammenti: è la premessa implicita che aggiungiamo per carità interpretativa, ed è il punto in cui si può attaccare. Nota: P4 è la tesi che la formula di B 9 già afferma; l'argomento mostra soprattutto perché le qualità non sono reali, non come sappiamo che gli atomi esistono.
Analogia. Uno stesso secchio d'acqua tiepida sembra caldo a una mano fredda e freddo a una mano calda. Non diremo che l'acqua è al tempo stesso calda e fredda: diremo che «caldo» e «freddo» dicono qualcosa delle nostre mani. Democrito fa lo stesso per il dolce, l'amaro e il colore, e cerca dietro di essi una realtà che non cambia.

Obiezioni

2

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

Aristotele (che colloca Democrito tra coloro che confondono pensare e sentire) 335 a.C. · attacca la conclusione

Aristotele riferisce che Democrito dice «o nulla è vero, o ci sfugge». Spiega questa posizione con un errore di partenza: si suppone che pensare sia sentire, e che sentire sia un cambiamento del corpo. L'impressione dei sensi sarebbe allora necessariamente vera, e poiché le impressioni si contraddicono, non si potrebbe più conoscere nulla di vero. Per Aristotele, questo è il punto debole dell'intera famiglia di pensiero a cui Democrito appartiene.

senza risposta
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel -335, dopo la morte dell'autore (-360).
Il dibattito continua (nostra sintesi) La diagnosi di Aristotele si accorda male con B 11: lì Democrito separa la conoscenza oscura dei sensi dalla conoscenza genuina del pensiero, il che non confonde pensare e sentire. Eppure Aristotele scrive altrove (Sull'anima I 2) che Democrito considera vero ciò che appare. I due testimoni si contraddicono, e gli studiosi non sono d'accordo. Democrito si era mosso da sé l'obiezione. In un frammento citato da Galeno (B 125), esterno al nostro corpus, i sensi rimproverano all'intelletto di trarre da loro le sue prove per poi rovesciarle, e gli dicono che la sua vittoria sarebbe la sua caduta. Il pensiero che respinge i sensi dipende da essi: non sappiamo come Democrito rispondesse.
Aristotele (sull'origine del movimento degli atomi) 340 a.C. · attacca la premessa 4

Leucippo e Democrito fanno degli atomi e del vuoto gli elementi di tutto. Ma da dove viene il movimento, e come lo hanno gli esseri? Aristotele scrive che trascurarono questa domanda, come gli altri. Una teoria che spiega tutto con gli atomi e il vuoto lascia senza risposta ciò che mette in moto gli atomi.

senza risposta
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel -340, dopo la morte dell'autore (-360).
Il dibattito continua (nostra sintesi) Diogene Laerzio, sei secoli dopo, riferisce che gli atomi sono trascinati in un vortice attraverso l'universo e che Democrito chiama questo vortice necessità (IX, 44-45). Sembra una risposta, ma nessun frammento di Democrito la espone, e Aristotele non la cita qui. Non sappiamo quindi se Democrito abbia davvero affrontato la questione.