DomandeSiamo liberi?Un po' di libero arbitrio, molta grazia
Siamo liberi?Libero arbitrio

Un po' di libero arbitrio, molta grazia

Erasmo 1466 · 1536Elogio della follia: il sapere contro il fanatismo.
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Che cosa sostiene

Dunque la volontà umana ha qualcosa di libero: un po' di libero arbitrio, anche se la parte di gran lunga maggiore spetta alla grazia.

Perché

Se la volontà non fosse libera affatto, punire sarebbe folle o crudele, come frustare uno schiavo incatenato; eppure Dio è giusto.

In breve

«Un po' di libero arbitrio, molta grazia» è un argomento di Erasmo (Il libero arbitrio (1524), contro Lutero) sulla domanda «Siamo liberi?» (risposta: libero arbitrio). La sua tesi: Dunque la volontà umana ha qualcosa di libero: un po' di libero arbitrio, anche se la parte di gran lunga maggiore spetta alla grazia. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P3). AskPhilosophy presenta 5 obiezioni, 1 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Il libero arbitrio (1524), contro Lutero
Valido con una premessa implicita

Nel 1524 Erasmo entra nella disputa della Riforma. Lutero sostiene che tutto ciò che facciamo avviene per necessità, e che solo la grazia di Dio può volgere la nostra volontà verso il bene. Erasmo risponde con prudenza: non ama le «asserzioni» e si schiererebbe volentieri con gli scettici. Ma ritiene che la Scrittura, presa nel suo insieme, presupponga che l'uomo possa volgersi al bene o allontanarsene. La sua tesi è modesta: la volontà ha «qualcosa» di libero, ma la parte di gran lunga maggiore spetta alla grazia di Dio. Questo dibattito a due voci è uno dei più celebri della storia.

P1Dio dà comandamenti, ammonimenti e minacce, e punisce chi non obbedisce.
P2Se la volontà non è libera affatto, comandare e punire equivale a flagellare uno schiavo incatenato per ciò che non era in suo potere: sarebbe folle o crudele. Un peccato che non è volontario non è più un peccato.
P3 · premessa implicitaDio non è né folle né crudele: è giusto.
Dunque la volontà umana ha qualcosa di libero: un po' di libero arbitrio, anche se la parte di gran lunga maggiore spetta alla grazia.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P3, il computer trova un caso in cui Dio comanda, la volontà non è libera, e dunque comandare sarebbe folle o crudele: nulla nelle altre premesse esclude questo caso.
Con P3 la conclusione segue: se l'assenza di libertà rendesse Dio folle o crudele, e lui non lo è, allora la volontà non è del tutto priva di libertà. Senza P3, nulla impedisce di accettare che Dio comandi e punisca esseri che non sono liberi. Erasmo non enuncia P3 come premessa, perché anche Lutero la concede: entrambi credono che Dio sia giusto. Il vero disaccordo riguarda P2: una volontà che non è libera può comunque essere colpevole?
Analogia. Un insegnante assegna un esercizio a un allievo, poi lo punisce perché non l'ha svolto, benché l'allievo avesse le mani legate. Nessuno direbbe che quell'insegnante è giusto. Erasmo dice: se Dio ci dà degli ordini, è perché possiamo, almeno un poco, rispondervi.

Obiezioni

5

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

L
Lutero (Il servo arbitrio) 1525 · attacca la premessa 2

Necessità non significa costrizione. L'uomo senza lo Spirito di Dio non fa il male contro la sua volontà, come un ladro trascinato al supplizio: lo fa da sé, volentieri. È dunque davvero colpevole. Ma non può, con le proprie forze, cambiare questa volontà. Essa è come una cavalcatura: se Dio la monta, va dove Dio vuole; se è Satana, va dove Satana vuole; e non sceglie il proprio cavaliere.

senza risposta
Erasmo ha risposto, ma quel testo non è ancora presente nel nostro corpus.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Erasmo risponde a lungo nell'Iperaspiste (1526-1527), che non fa parte del nostro corpus. Nel Libero arbitrio ammetteva già un'eccezione: il peccato resta imputabile quando l'errore o la schiavitù della volontà derivano da un peccato precedente. Il dibattito prosegue ancora oggi: Lutero difende una forma di compatibilismo (siamo responsabili di ciò che vogliamo, anche se non possiamo volere altrimenti), Erasmo una forma di libero arbitrio (bisogna poter distogliersi dal male per esserne colpevoli).
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Lutero (Il servo arbitrio) 1525 · attacca la premessa 2

I comandamenti dicono ciò che dobbiamo fare, non ciò che possiamo fare. Non sono dati invano: l'uomo orgoglioso, cercando di adempierli, scopre la propria impotenza. E l'argomento di Erasmo prova troppo: se un ordine ha senso solo se lo si può eseguire, allora il libero arbitrio può tutto senza la grazia. È la tesi di Pelagio, che lo stesso Erasmo respinge.

senza risposta
Erasmo ha risposto, ma quel testo non è ancora presente nel nostro corpus.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Erasmo aveva in parte previsto questa obiezione: per lui la legge comanda cose che non possiamo compiere senza la grazia, e la Scrittura dice che la grazia ci «aiuta»; ora, si aiuta soltanto chi sta già facendo qualcosa. Il suo libero arbitrio non è dunque quello di Pelagio, ma un piccolo sforzo che coopera con la grazia. Resta da sapere se questo «piccolo» sforzo basti a rendere giusti gli ordini e le punizioni. La sua risposta diretta si trova nell'Hyperaspistes, che non fa parte del nostro corpus.
L
Lutero (Il servo arbitrio) 1525 · attacca la premessa 2

Sì, Dio sembra crudele quando salva così pochi e ne condanna tanti. Ma proprio qui sta il culmine della fede: credere che sia clemente, lui che salva così pochi, e giusto, lui che ci rende necessariamente condannabili. Se la nostra ragione potesse comprendere come egli sia giusto, la fede non sarebbe più necessaria. Ciò che appare crudele alla nostra ragione non è dunque una prova contro la giustizia di Dio.

senza risposta
Erasmo ha risposto, ma quel testo non è ancora presente nel nostro corpus.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Lutero non nega P3: come Erasmo, crede che Dio sia giusto. Contesta P2: la nostra idea umana di crudeltà non si applica a Dio. Erasmo risponde nell'Hyperaspistes, che non fa parte del nostro corpus. Molti lettori, credenti o no, ritengono che questa risposta svuoti di significato la parola «giusto»; altri vi vedono l'unico atteggiamento umile davanti a Dio.
L
Lutero (Il servo arbitrio) 1525 · attacca la conclusione

Dio conosce tutto in anticipo, e ciò che conosce in anticipo lo vuole con una volontà eterna e immutabile. Dunque tutto ciò che facciamo accade necessariamente, anche se ci sembra accadere per caso. Questo «fulmine» abbatte il libero arbitrio.

Erasmo risponde
Erasmo Risposta anticipata di Erasmo (Il libero arbitrio, 1524, prima dell'obiezione di Lutero)
Secondo Erasmo, è Lorenzo Valla ad aver sciolto meglio questo nodo. Sapere in anticipo non significa far accadere: anche noi prevediamo molte cose che non accadono perché le sappiamo in anticipo. Gli astronomi predicono un'eclissi: essa non avviene perché l'hanno predetta, l'hanno predetta perché stava per avvenire.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Questa risposta copre solo metà dell'obiezione: la prescienza. Lo stesso Erasmo riconosce, subito dopo, che la questione della volontà di Dio è «più difficile». Lutero insiste proprio su questo punto: Dio non può sbagliarsi, e la sua prescienza è tutt'uno con la sua volontà immutabile. Se Dio ha saputo in anticipo che Giuda avrebbe tradito, Giuda ha tradito necessariamente, anche se lo ha fatto volentieri. Se una conoscenza infallibile del futuro lasci spazio alla libertà è ancora oggetto di discussione (si vedano anche Boezio e Nelson Pike nel 1965).
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Lutero (Il servo arbitrio) 1525 · attacca la conclusione

Una conclusione «moderata» non basta. Il cristiano deve affermare ciò che la Scrittura insegna, non soppesare il pro e il contro come uno scettico: «Lo Spirito Santo non è uno scettico». Togli le asserzioni, e togli il cristianesimo.

senza risposta
Erasmo ha risposto, ma quel testo non è ancora presente nel nostro corpus.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Erasmo aveva precisato in anticipo di dubitare solo là dove la Scrittura e le decisioni della Chiesa lo consentono, cioè sulle questioni oscure, e conclude il suo libro con «Ho confrontato; giudichino gli altri». La sua risposta diretta si trova nell'Hyperaspistes, che non fa parte del nostro corpus.