Io sono ciò che ricordo
Dunque l'identità personale consiste nella coscienza, e non nello stesso corpo o nella stessa sostanza: fin dove la mia coscienza si estende nel passato, fin là si estende la mia persona.
Rispondo soltanto degli atti di cui ho coscienza come miei: con la stessa anima in un altro corpo, è la coscienza che fa la persona.
«Io sono ciò che ricordo» è un argomento di John Locke (Saggio, II.27) sulla domanda «Chi sono io, davvero?» (risposta: la mia coscienza, la mia memoria). La sua tesi: Dunque l'identità personale consiste nella coscienza, e non nello stesso corpo o nella stessa sostanza: fin dove la mia coscienza si estende nel passato, fin là si estende la mia persona. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P4). AskPhilosophy presenta 5 obiezioni, 2 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.
Il mio corpo cambia di continuo, e nessuno vede la mia anima. Che cosa fa allora di me la stessa persona che ero a cinque anni? Locke risponde: la coscienza che ho delle mie azioni passate, in altre parole la mia memoria vissuta dall'interno. Questo capitolo, aggiunto nel 1694, ha avviato il dibattito moderno sull'identità personale.
clicca su una premessa per rifiutarla
Senza la premessa implicita: Senza P4, il computer trova un caso in cui qualcuno ha coscienza di un'azione come propria, ma il ricordo non è autentico: non gli si può imputare, quindi non è la stessa persona dell'autore, benché ne abbia coscienza.
Obiezioni
5Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.
Obiezione anticipata da Locke attacca la premessa 2Se dimentico completamente una parte della mia vita, non sono comunque la stessa persona che ha compiuto quelle azioni?
Locke risponde
Se dimentico completamente una parte della mia vita, non sono comunque la stessa persona che ha compiuto quelle azioni?
Obiezione anticipata da Locke attacca la premessa 4E se una sostanza pensante potesse rappresentarsi come compiuta da sé un'azione che non ha mai compiuto, come in un sogno che si prende per vero?
Locke risponde
E se una sostanza pensante potesse rappresentarsi come compiuta da sé un'azione che non ha mai compiuto, come in un sogno che si prende per vero?
Joseph Butler 1736 · attacca la premessa 4Il circolo è inevitabile: perché un ricordo sia vero, è necessario che sia stato io a compiere l'azione. La coscienza presuppone dunque già l'identità personale; non può costituirla.
senza risposta
Il circolo è inevitabile: perché un ricordo sia vero, è necessario che sia stato io a compiere l'azione. La coscienza presuppone dunque già l'identità personale; non può costituirla.
Thomas Reid (l'ufficiale coraggioso) 1785 · attacca la conclusioneUn ragazzo viene frustato per aver rubato in un frutteto. Divenuto giovane ufficiale, se ne ricorda. Divenuto vecchio generale, si ricorda dell'ufficiale ma non più del ragazzo. Secondo Locke, il generale è l'ufficiale, l'ufficiale è il ragazzo, ma il generale non è il ragazzo. Eppure l'identità non può funzionare così: se A = B e B = C, allora A = C. (I difensori di Locke oggi rispondono parlando di una catena di ricordi che si sovrappongono: il generale è collegato al ragazzo tramite l'ufficiale.)
senza risposta
Un ragazzo viene frustato per aver rubato in un frutteto. Divenuto giovane ufficiale, se ne ricorda. Divenuto vecchio generale, si ricorda dell'ufficiale ma non più del ragazzo. Secondo Locke, il generale è l'ufficiale, l'ufficiale è il ragazzo, ma il generale non è il ragazzo. Eppure l'identità non può funzionare così: se A = B e B = C, allora A = C. (I difensori di Locke oggi rispondono parlando di una catena di ricordi che si sovrappongono: il generale è collegato al ragazzo tramite l'ufficiale.)
Leibniz 1765 · attacca la premessa 2La coscienza rivela l'identità morale, quella che conta per la responsabilità, ma non la fa: dietro di essa deve esserci un'identità reale, quella di una medesima anima. E un ricordo perduto può essere ristabilito dalla testimonianza degli altri.
senza risposta
La coscienza rivela l'identità morale, quella che conta per la responsabilità, ma non la fa: dietro di essa deve esserci un'identità reale, quella di una medesima anima. E un ricordo perduto può essere ristabilito dalla testimonianza degli altri.