Chi sono io, davvero?
Il sé, la coscienza, ciò che resta quando tutto cambia
Chi sono io, davvero? I filosofi danno 4 risposte principali: la mia coscienza, la mia memoria, un'anima, un sé da costruire e nessun io fisso. AskPhilosophy presenta 27 argomenti, da Siddhartha Gautama (the Buddha) a Desmond Tutu, ricostruiti passo per passo, controllati dalla logica e verificati parola per parola sui testi originali.
Le 4 risposte possibili
Ogni colonna è un modo di rispondere alla domanda: ciò che sostiene e i filosofi che la difendono. Clicca su una colonna per vedere solo i suoi argomenti.
Io sono ciò che ricordo e di cui ho coscienza, non il mio corpo.
Immanuel Kant, Gottfried Wilhelm Leibniz, John Locke, William James…
Io sono un'anima, una sostanza che rimane la stessa attraverso tutti i cambiamenti.
Platone, René Descartes, Thomas Reid, Joseph Butler…
Non si nasce se stessi, lo si diventa: attraverso l'educazione, la pratica, le proprie scelte.
Simone de Beauvoir, Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Søren Kierkegaard, Mary Wollstonecraft…
Non esiste un «io» stabile: solo un flusso di percezioni e di stati.
David Hume, Nāgārjuna, Siddhartha Gautama (the Buddha), Sigmund Freud…
Gli argomenti
Clicca su un argomento per vederlo passo per passo, con le obiezioni e le risposte.
La mia coscienza, la mia memoria
Io sono ciò che ricordo e di cui ho coscienza, non il mio corpo.
5 argomentiL'«io penso» deve poter accompagnare tutte le mie rappresentazioni
Le mie rappresentazioni sono mie solo se una sola coscienza le unisce, ma questa unità non mi permette di conoscere ciò che sono.
Re della Cina senza ricordi: non sarei più io
Diventare re della Cina dimenticando tutto ciò che si è stati equivarrebbe a scomparire: senza memoria, sopravvivere non ha nulla di desiderabile.
Io sono ciò che ricordo
Rispondo soltanto degli atti di cui ho coscienza come miei: con la stessa anima in un altro corpo, è la coscienza che fa la persona.
Io sono un pensiero che riprende i precedenti: i pensieri stessi sono il pensatore
Ogni pensiero riconosce come propri quelli passati che gli sono vicini e continui, e li eredita: non è necessario alcun sé nascosto.
Brownson: se ti trapiantano il cervello in un altro corpo, sei tu a risvegliarti
Brownson ha il corpo di Robinson ma i ricordi di Brown, e diciamo che è Brown: una persona segue la propria vita mentale, non il proprio corpo.
Un'anima
Io sono un'anima, una sostanza che rimane la stessa attraverso tutti i cambiamenti.
6 argomentiIo non sono il mio corpo: sono colui che se ne serve
Chi si serve di uno strumento non è lo strumento: l'uomo si serve del proprio corpo, dunque non è il suo corpo ma la sua anima.
Sono una cosa che pensa, e rimango lo stesso
Posso dubitare del mio corpo, ma non di pensare; come la cera, ciò che resta sotto tutti i miei cambiamenti è la cosa che pensa.
Il coraggioso ufficiale: la memoria non fa l'identità
Se il generale è l'ufficiale e l'ufficiale è il ragazzo, il generale è il ragazzo anche senza ricordarlo: l'identità non poggia sulla memoria.
Il circolo di Butler: la coscienza presuppone l'identità
Ricordare un'azione presuppone già di essere la persona che l'ha compiuta: dunque la coscienza non può essere ciò che costituisce l'identità.
Il sé cambia corpo come si cambia vestito
Il corpo cambia continuamente, dall'infanzia alla morte, ma il sé che lo abita non nasce né muore: è lui che è davvero «io».
Posso sapere tutto del mio cervello senza sapere se sopravvivo: dunque sono più del mio cervello
Se un cervello viene tagliato in due e ciascuna metà viene trapiantata, sappiamo tutto della materia ma non quale dei due sopravvissuti sarà me.
Un sé da costruire
Non si nasce se stessi, lo si diventa: attraverso l'educazione, la pratica, le proprie scelte.
7 argomentiDonna non si nasce, lo si diventa
Da bambini, le bambine e i bambini hanno le stesse capacità; la femminilità deriva dall'educazione, che un'altra educazione modifica in larga misura.
Servo e padrone: si diventa se stessi solo venendo riconosciuti
Da solo, non posso verificare di essere libero; l'obbedienza di chi è dominato non mi insegna nulla: occorre un riconoscimento reciproco.
La disperazione e il sé
Voler uscire dalla disperazione con le sole proprie forze la aggrava; il sé trova riposo solo appoggiandosi a ciò che lo ha posto.
Non deboli per natura, ma educate a esserlo
Le ragazze sono educate a piacere piuttosto che a ragionare, e gli uomini educati allo stesso modo mostrano gli stessi difetti.
Io sono il personaggio della storia che racconto
Per dire chi ha agito, bisogna raccontare una vita, e un racconto può tenere insieme l'unità di una persona che cambia.
Crearsi come un'opera d'arte
Se il sé non ci è dato, non resta che costruirlo, attraverso pratiche di sé, come un artista realizza un'opera.
Una persona è una persona attraverso le altre persone (ubuntu)
Nessuno viene al mondo già formato: si diventa una persona attraverso le relazioni con gli altri, all'interno della comunità.
Nessun io fisso
Non esiste un «io» stabile: solo un flusso di percezioni e di stati.
9 argomentiIn me trovo soltanto percezioni, mai un io
Quando guardo dentro di me non trovo mai un io costante, solo una percezione dopo l'altra (caldo, freddo, gioia, dolore).
Nulla esiste per sé: tutto è vuoto di natura propria
Una cosa dotata di natura propria non dipenderebbe da nulla, eppure ogni fenomeno sorge in dipendenza da qualcos'altro.
Il sé non è né identico agli aggregati né diverso da essi
Un sé identico agli aggregati svanirebbe con essi, e non se ne trova mai uno separato da essi.
Nessuno dei cinque aggregati è un «sé»
Ciò che cambia di continuo e non ci obbedisce non può essere il nostro «sé»: e il corpo, le sensazioni e la coscienza sono così.
L'io non è padrone in casa propria
Una parte della nostra vita psichica sfugge tanto alla nostra consapevolezza quanto alla nostra volontà, e ciò che la coscienza ne riferisce è incompleto.
Il carro: «Nāgasena» è solo un nome
L'io non è né una parte, né la loro somma, né altro: come il carro, è soltanto un nome per un insieme.
Il teletrasporto: l'identità non è ciò che conta
Se l'originale sopravvivesse, copia e originale sarebbero due persone; eppure la copia ha tutti i miei ricordi: l'identità non è l'essenziale.
Il sé come centro di gravità narrativo
Come il centro di gravità organizza un oggetto senza essere una cosa in più, il sé organizza i nostri racconti senza essere una cosa nel cervello.
Siamo tutti fatti di pezze: io non dipingo l'essere, dipingo il passaggio
I nostri atti si contraddicono da un momento all'altro, e quando mi osservo non trovo nulla di fisso da afferrare, solo un passaggio.
Le posizioni degli altri filosofi arriveranno man mano che le schede verranno completate. Nessuna posizione viene presentata come vincente.