Il coraggioso ufficiale: la memoria non fa l'identità
Il paradosso del coraggioso ufficiale
Dunque il generale è la stessa persona del ragazzo, benché non se ne ricordi più. L'identità personale non consiste nella memoria: è l'esistenza continua di un unico essere semplice, di cui la memoria è solo la prova.
Se il generale è l'ufficiale e l'ufficiale è il ragazzo, il generale è il ragazzo anche senza ricordarlo: l'identità non poggia sulla memoria.
«Il coraggioso ufficiale: la memoria non fa l'identità» è un argomento di Thomas Reid (Saggi sulle facoltà intellettuali dell'uomo, III, 4 e 6, 1785, 1785) sulla domanda «Chi sono io, davvero?» (risposta: un'anima). La sua tesi: Dunque il generale è la stessa persona del ragazzo, benché non se ne ricordi più. L'identità personale non consiste nella memoria: è l'esistenza continua di un unico essere semplice, di cui la memoria è solo la prova. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), la conclusione segue effettivamente dalle sue 4 premesse. AskPhilosophy presenta 2 obiezioni, 1 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.
Locke dice che l'identità di una persona si estende fin dove arriva la sua coscienza del passato. Reid interpreta questa coscienza come memoria e costruisce un caso semplice: un ragazzo viene frustato per aver rubato in un frutteto; da giovane ufficiale se ne ricorda; da vecchio generale ricorda l'ufficiale ma non più il ragazzo. Secondo Locke il generale è l'ufficiale, l'ufficiale è il ragazzo, ma il generale non è il ragazzo. Eppure la logica dice che se A è B e B è C, allora A è C. Reid ne conclude che l'identità non può consistere nella memoria. Per lui una persona è un essere semplice, senza parti, che esiste senza interruzione; la memoria è soltanto la prova di questa identità, come la somiglianza è la prova che un cavallo rubato è proprio il nostro. Attenzione: Locke parla di «coscienza», non di «memoria»; ridurre l'una all'altra è una scelta di Reid (si vedano le obiezioni).
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Obiezioni
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Derek Parfit (la continuità psicologica) 1984 · attacca la conclusioneIl difensore di Locke risponde che il generale non ha bisogno di ricordarsi del ragazzo: è legato all'ufficiale, che è legato al ragazzo. Ciò che conta non è il ricordo diretto ma la continuità psicologica, cioè catene di ricordi che si sovrappongono. Così il generale è il ragazzo, senza contraddizione, e l'identità può ancora poggiare sullo psicologico, senza memoria diretta.
un difensore risponde
Il difensore di Locke risponde che il generale non ha bisogno di ricordarsi del ragazzo: è legato all'ufficiale, che è legato al ragazzo. Ciò che conta non è il ricordo diretto ma la continuità psicologica, cioè catene di ricordi che si sovrappongono. Così il generale è il ragazzo, senza contraddizione, e l'identità può ancora poggiare sullo psicologico, senza memoria diretta.
Sydney Shoemaker (il quasi-ricordo) 1970 · attacca la premessa 2Si dice che la memoria non possa servire a definire l'identità, dato che la presuppone: ricordarsi di aver fatto qualcosa significa già pensare di averla fatta io. Shoemaker risponde definendo il quasi-ricordo: un ricordo che proviene dall'esperienza di una persona, senza supporre che questa persona sia io. Le catene di quasi-ricordi possono allora definire l'identità senza circolarità.
senza risposta
Si dice che la memoria non possa servire a definire l'identità, dato che la presuppone: ricordarsi di aver fatto qualcosa significa già pensare di averla fatta io. Shoemaker risponde definendo il quasi-ricordo: un ricordo che proviene dall'esperienza di una persona, senza supporre che questa persona sia io. Le catene di quasi-ricordi possono allora definire l'identità senza circolarità.