DomandeChi sono io, davvero?Donna non si nasce, lo si diventa
Chi sono io, davvero?Un sé da costruire

Donna non si nasce, lo si diventa

«Donna non si nasce, lo si diventa»

Simone de Beauvoir 1908 · 1986Donne non si nasce, si diventa.
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Che cosa sostiene

Dunque nessun destino biologico definisce la figura sociale della «donna»: è la civiltà a elaborarla, e ogni bambina lo diventa. Donne non si nasce, lo si diventa.

Perché

Da bambini, le bambine e i bambini hanno le stesse capacità; la femminilità deriva dall'educazione, che un'altra educazione modifica in larga misura.

In breve

«Donna non si nasce, lo si diventa» è un argomento di Simone de Beauvoir (Il secondo sesso, volume II, parte prima, cap. 1 «L'infanzia» (1949)) sulla domanda «Chi sono io, davvero?» (risposta: un sé da costruire). La sua tesi: Dunque nessun destino biologico definisce la figura sociale della «donna»: è la civiltà a elaborarla, e ogni bambina lo diventa. Donne non si nasce, lo si diventa. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P5). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 2 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Il secondo sesso, volume II, parte prima, cap. 1 «L'infanzia» (1949)
Valido con una premessa implicita

Il volume II del Secondo sesso si apre con la frase più celebre di Beauvoir. Si faccia attenzione a ciò che intende dire. Non nega né il corpo né la differenza tra i sessi: parla di «femmina umana», e altrove ammette che la divisione dei sessi è «un dato biologico». Ciò che rifiuta è che questo dato produca da solo «la donna» così come la vediamo: passiva, rivolta allo sguardo degli altri, civettuola. Questa figura, dice, è fabbricata dall'insieme della civiltà, e comincia presto: fin dalla prima infanzia, attraverso ciò che gli adulti fanno del bambino. Il suo argomento è dunque una tesi sulle cause del carattere femminile, fondata su ciò che afferma dell'infanzia, prima della pubertà.

P1Nell'infanzia nulla distingue le bambine dai bambini quanto a capacità: fino a dodici anni la bambina è robusta quanto i suoi fratelli, con le stesse attitudini intellettuali, e nessun ambito le è precluso.
P2Se la bambina appare tuttavia molto presto «femminile» (passiva, civettuola, rivolta alla maternità), non è per misteriosi istinti: è perché l'intervento degli altri nella vita del bambino è quasi originario, e la sua «vocazione» le viene insufflata fin dai primi anni.
P3Alla bambina si insegna che, per piacere, deve farsi oggetto: la si tratta come una «bambola vivente», le si rifiuta la libertà, e meno esercita la propria libertà, meno osa affermarsi come soggetto. È un circolo vizioso.
P4Quando una bambina viene incoraggiata e le si dà una formazione «virile», può mostrare la stessa curiosità, lo stesso spirito d'iniziativa e la stessa audacia di un maschio, e molti problemi le vengono risparmiati.
P5 · premessa implicitaUn tratto che compare nell'infanzia, che l'educazione installa e che un'altra educazione fa in gran parte scomparire, non è un destino biologico: è prodotto dalla società.
Dunque nessun destino biologico definisce la figura sociale della «donna»: è la civiltà a elaborarla, e ogni bambina lo diventa. Donne non si nasce, lo si diventa.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P5, il computer trova una situazione in cui tutto è vero (i bambini si assomigliano, gli adulti insufflano la femminilità, l'educazione virile aiuta) e in cui tuttavia una parte della femminilità è naturale: per esempio se la natura dà una lieve inclinazione che l'educazione amplifica.
Valido con P5, il principio che collega i fatti alle cause (il tratto deriva dall'educazione, dunque non dalla biologia). Beauvoir non lo scrive come regola, ma lo applica in ogni pagina di questo capitolo. Si noti la portata della conclusione: non dice che il corpo non conta nulla, ma che nessun destino biologico definisce la figura sociale della donna. Per respingerla, bisogna negare P1 (esistono già differenze naturali nell'infanzia), oppure P4 (si tratta di casi isolati, senza dati numerici), oppure P5 (un tratto può avere due cause, la natura e l'educazione, e la seconda non prova che la prima sia nulla).
Analogia. Un sentiero nell'erba. Diecimila passi lo hanno tracciato, e sembra «naturale». Eppure l'erba non ha mai voluto un sentiero: ogni viandante ha seguito quello che esisteva già. Beauvoir dice che la femminilità è un sentiero di questo genere, e che la bambina vi arriva davanti prima di saper camminare.

Obiezioni

3

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

I
I sostenitori di una differenza biologica attacca la premessa 1

Le bambine e i bambini non sono identici prima della pubertà: il corpo, gli ormoni e forse certi gusti differiscono in media fin dall'infanzia. L'educazione non fa tutto. Ciò che Beauvoir attribuisce alla società potrebbe derivare in parte dalla natura.

Beauvoir risponde
sintesi: il suo testo non è ancora nel nostro corpus
Simone de Beauvoir 1949
Nel capitolo «Infanzia» non nega la differenza anatomica tra la bambina e i maschi: è, scrive, un fatto che la bambina potrebbe assumere in moltissimi modi.
Simone de Beauvoir 1949
Si crede che una condizione naturale sfidi il cambiamento. In verità, dice, la natura non è un dato immutabile più di quanto lo sia la realtà storica.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Questi passi rispondono solo in parte. Beauvoir concede la differenza dei corpi, ma sostiene che essa non stabilisce il modo di viverla; qui non discute le differenze medie di gusti o di capacità. La seconda frase viene dall'Introduzione, dove ammette la biologia («la divisione dei sessi è un dato biologico», le donne sono donne «per la loro struttura fisiologica») e rifiuta di farne un destino immutabile. Il suo esame dettagliato della biologia, all'inizio del volume I, non fa parte del nostro corpus. Oggi la ricerca discute ancora la parte innata e la parte sociale delle differenze medie di gusti e comportamenti, e non sempre conferma le «stesse attitudini» del 1949 su ogni punto.
Rousseau (Emilio, libro V) 1762 · attacca la premessa 2

I gusti delle bambine compaiono prima di ogni educazione: i maschi cercano il movimento e il rumore, le femmine gli specchi, i gioielli e soprattutto le bambole. La bambola è il passatempo proprio di questo sesso: mostra un'inclinazione naturale verso il suo destino.

Beauvoir risponde
Simone de Beauvoir 1949
Il gusto molto precoce della bambina per farsi bella (il suo «narcisismo») passa volentieri per l'effetto di un misterioso istinto femminile. Ma non è, dice Beauvoir, un destino anatomico a dettarle il suo atteggiamento.
Simone de Beauvoir 1949
Nello stesso paragrafo aggiunge che la bambola aiuta la bambina in questa tendenza, ma che nemmeno essa ha un ruolo determinante.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Beauvoir non nomina Rousseau in queste frasi (egli scrive quasi due secoli prima di lei): risponde all'idea di un «istinto femminile» in generale, e la bambola è proprio l'esempio che Rousseau ne dà. Né lui né lei possono qui appoggiarsi su un'esperienza comparata: non sappiamo come giocherebbero le bambine se nessun adulto porgesse loro una bambola. Il disaccordo riguarda ciò che prova un gusto precoce, che può venire dalla natura, dall'esempio, o da entrambi.
Judith Butler e la critica successiva del «genere» 1990 · attacca la conclusione

La formula presuppone che la natura fornisca un sesso stabile, sul quale la società costruisce poi il «femminile». Ma il nostro modo di vedere e classificare i corpi è già plasmato dalla cultura. Se il genere è fabbricato, forse anche il «sesso» non è un semplice dato naturale. E chi è il soggetto che «diventa»?

senza risposta
sintesi: il suo testo non è ancora nel nostro corpus
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1990, dopo la morte dell'autore (1986).
Il dibattito continua (nostra sintesi) Beauvoir è morta nel 1986 e non poteva rispondere a Questione di genere (1990). Il nostro corpus non dice che cosa avrebbe risposto: vi si legge soltanto che parla della «femmina umana» e della «divisione dei sessi» come di un dato biologico, che è il punto che la discussione successiva riprende. Gli specialisti discutono su ciò che Butler prolunga di Beauvoir e su ciò che ne scarta.