L'io non è padrone in casa propria
La terza ferita al narcisismo umano
Dunque l'io non è padrone in casa propria: non è né uno, né trasparente a se stesso, né sovrano.
Una parte della nostra vita psichica sfugge tanto alla nostra consapevolezza quanto alla nostra volontà, e ciò che la coscienza ne riferisce è incompleto.
«L'io non è padrone in casa propria» è un argomento di Sigmund Freud («Una difficoltà della psicoanalisi» (1917), 1917) sulla domanda «Chi sono io, davvero?» (risposta: nessun io fisso). La sua tesi: Dunque l'io non è padrone in casa propria: non è né uno, né trasparente a se stesso, né sovrano. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P5). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 1 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.
Freud, medico e fondatore della psicoanalisi, scrisse nel 1917 un breve articolo per una rivista. Vi spiega perché la psicoanalisi dispiace: ferisce per la terza volta l'amor proprio dell'umanità. Copernico ha mostrato che la Terra non è il centro del mondo. Darwin ha mostrato che l'uomo discende dagli animali. La psicoanalisi mostra che l'io non è «padrone in casa propria». Qui l'«io» non scompare: Freud non dice che non esiste alcun sé. Dice che non è né uno, né trasparente a se stesso, né sovrano: è diviso tra forze, una gran parte delle quali gli rimane ignota. Per questo tale argomento è collocato in «Nessun sé fisso», il campo più vicino.
clicca su una premessa per rifiutarla
Senza la premessa implicita: Senza P5, il computer trova un io che è diviso, di cui una parte sfugge, con una coscienza incompleta, e che è tuttavia padrone di sé, come un capo di Stato che ignora molte cose del suo paese ma conserva la decisione finale. È il punto debole che i difensori dell'io unificato attaccano.
Obiezioni
3Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.
CCartesio (il pensiero è sempre cosciente) 1644 · attacca la premessa 4Con la parola «pensiero» intendo tutto ciò che avviene in noi in modo tale che ne siamo immediatamente consapevoli. Per Cartesio, dunque, non esiste pensiero di cui la mente non sia cosciente: la mente è trasparente a se stessa, e lo psichico coincide con il cosciente.
Freud risponde
Con la parola «pensiero» intendo tutto ciò che avviene in noi in modo tale che ne siamo immediatamente consapevoli. Per Cartesio, dunque, non esiste pensiero di cui la mente non sia cosciente: la mente è trasparente a se stessa, e lo psichico coincide con il cosciente.
Sartre (la censura deve sapere) 1943 · attacca la premessa 3L'inconscio non risolve nulla: per lasciar passare soltanto ciò che è permesso, la censura deve conoscere ciò che rimuove, quindi saperlo. È allora una coscienza che nasconde a se stessa qualcosa, non una forza cieca. Questa è la malafede, una menzogna a se stessi che resta cosciente, non un inconscio.
senza risposta
L'inconscio non risolve nulla: per lasciar passare soltanto ciò che è permesso, la censura deve conoscere ciò che rimuove, quindi saperlo. È allora una coscienza che nasconde a se stessa qualcosa, non una forza cieca. Questa è la malafede, una menzogna a se stessi che resta cosciente, non un inconscio.
Kant (l'unità dell'«io penso») 1787 · attacca la premessa 5L'«io penso» deve poter accompagnare tutte le mie rappresentazioni, altrimenti in me verrebbe rappresentato qualcosa che non potrebbe essere pensato. Ogni esperienza si riferisce dunque a un unico e medesimo soggetto. Un io unico è la condizione dell'esperienza, anche se non lo si ha sempre presente alla mente.
senza risposta
L'«io penso» deve poter accompagnare tutte le mie rappresentazioni, altrimenti in me verrebbe rappresentato qualcosa che non potrebbe essere pensato. Ogni esperienza si riferisce dunque a un unico e medesimo soggetto. Un io unico è la condizione dell'esperienza, anche se non lo si ha sempre presente alla mente.