Brownson: se ti trapiantano il cervello in un altro corpo, sei tu a risvegliarti
Il caso di Brownson
Dunque una persona va dove va la sua vita mentale: l'identità personale segue la continuità psicologica (realizzata nella materia, qui il cervello), e non la continuità del corpo.
Brownson ha il corpo di Robinson ma i ricordi di Brown, e diciamo che è Brown: una persona segue la propria vita mentale, non il proprio corpo.
«Brownson: se ti trapiantano il cervello in un altro corpo, sei tu a risvegliarti» è un argomento di Sydney Shoemaker (Self-Knowledge and Self-Identity (1963); «Personal Identity: A Materialist's Account» (1984), 1963) sulla domanda «Chi sono io, davvero?» (risposta: la mia coscienza, la mia memoria). La sua tesi: Dunque una persona va dove va la sua vita mentale: l'identità personale segue la continuità psicologica (realizzata nella materia, qui il cervello), e non la continuità del corpo. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P4). AskPhilosophy presenta 4 obiezioni, 0 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.
Brown e Robinson vengono operati per un tumore al cervello; vengono asportati entrambi i cervelli e, per errore, l'assistente rimette quello di Brown nella testa di Robinson, e viceversa. Uno dei due uomini muore subito. L'altro, che ha il corpo di Robinson e il cervello di Brown, si risveglia: lo si chiama «Brownson». Riconosce la moglie di Brown, racconta la vita di Brown come la propria e non sa nulla di quella di Robinson. Shoemaker (1963) osserva che molti di noi direbbero che Brownson è Brown nel corpo di Robinson; e allora non assumeremmo l'identità del corpo come criterio dell'identità personale. Resta cauto: il caso è immaginario, e ciò che direbbero le persone è una questione di fatto. Nel dibattito del 1984 con Swinburne, difende la continuità psicologica, realizzata nella materia.
clicca su una premessa per rifiutarla
Senza la premessa implicita: Senza P4, il computer trova un caso in cui le persone giudicano che Brownson è Brown, e in cui questo giudizio non dimostra nulla sull'identità: per esempio perché deriva da un'abitudine di linguaggio, che cambierebbe se ci venissero date altre ragioni.
Obiezioni
4Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.
Lo stesso Sydney Shoemaker 1963 · attacca la premessa 4Shoemaker osserva che la questione di che cosa direbbe la maggior parte delle persone se gli eventi immaginati si verificassero è una questione di fatto, che i filosofi non hanno il compito di decidere. E aggiunge che non si potrebbe dire che queste persone si sbaglierebbero: avrebbero soltanto adottato nuovi criteri di identità personale, diversi dai nostri di oggi. Il caso dunque non scopre il vero criterio, ne mostra uno possibile.
senza risposta
Shoemaker osserva che la questione di che cosa direbbe la maggior parte delle persone se gli eventi immaginati si verificassero è una questione di fatto, che i filosofi non hanno il compito di decidere. E aggiunge che non si potrebbe dire che queste persone si sbaglierebbero: avrebbero soltanto adottato nuovi criteri di identità personale, diversi dai nostri di oggi. Il caso dunque non scopre il vero criterio, ne mostra uno possibile.
Bernard Williams 1970 · attacca la premessa 4Williams riprende lo scambio di corpi ma lo racconta in modo diverso: ti viene detto che, dopo l'operazione, la persona che avrà il tuo corpo sarà torturata. I racconti danno giudizi opposti, a seconda che la situazione sia descritta in termini di carattere o in termini di dolore futuro. Il giudizio spontaneo non può dunque servire da prova affidabile.
senza risposta
Williams riprende lo scambio di corpi ma lo racconta in modo diverso: ti viene detto che, dopo l'operazione, la persona che avrà il tuo corpo sarà torturata. I racconti danno giudizi opposti, a seconda che la situazione sia descritta in termini di carattere o in termini di dolore futuro. Il giudizio spontaneo non può dunque servire da prova affidabile.
EEric Olson 1997 · attacca la premessa 3Siamo animali umani. Un animale persiste finché la sua vita biologica continua, qualunque sia la sua vita mentale. La continuità psicologica non è dunque né necessaria né sufficiente perché noi persistiamo. L'intuizione che si «segua» il proprio cervello, così forte nei casi di trapianto, riguarda ciò che per noi conta, non ciò che siamo.
senza risposta
Siamo animali umani. Un animale persiste finché la sua vita biologica continua, qualunque sia la sua vita mentale. La continuità psicologica non è dunque né necessaria né sufficiente perché noi persistiamo. L'intuizione che si «segua» il proprio cervello, così forte nei casi di trapianto, riguarda ciò che per noi conta, non ciò che siamo.
Derek Parfit 1984 · attacca la premessa 3La continuità psicologica può duplicarsi: se il tuo cervello viene diviso fra due corpi, o se ne viene fatto un duplicato, ci sono due persone con la tua vita mentale, e non possono essere entrambe te. Parfit conclude che l'identità non è ciò che conta, e che la continuità psicologica basta senza essere identità.
senza risposta
La continuità psicologica può duplicarsi: se il tuo cervello viene diviso fra due corpi, o se ne viene fatto un duplicato, ci sono due persone con la tua vita mentale, e non possono essere entrambe te. Parfit conclude che l'identità non è ciò che conta, e che la continuità psicologica basta senza essere identità.