DomandePuò una macchina pensare?La macchina non inventa nulla: esegue ciò che le viene ordinato
Può una macchina pensare?Manca la comprensione

La macchina non inventa nulla: esegue ciò che le viene ordinato

L'obiezione di Lady Lovelace

Ada Lovelace 1815 · 1852Descrisse la macchina analitica di Babbage, comprese che poteva trattare qualcosa di più dei numeri e fissò il limite che essa non supera: non dà origine a nulla.
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Che cosa sostiene

Dunque la macchina analitica non crea nulla: tutto ciò che produce deriva da ciò che le è stato ordinato.

Perché

La macchina fa soltanto ciò che sappiamo ordinarle di fare e non può anticipare nulla; creare è più di questo.

La stessa idea attraverso la storia
Charles Babbage1837Babbage progetta la macchina analitica: una macchina a schede perforate, dotata di una memoria e di un'unità di calcolo, che può essere programmata per calcoli molto vari.
Ada Lovelace1843Traducendo un articolo di Menabrea su questa macchina, Lovelace vi aggiunge le proprie note. Nella Nota G mette in guardia contro le idee esagerate: la macchina fa soltanto ciò che sappiamo ordinarle di fare.
In breve

«La macchina non inventa nulla: esegue ciò che le viene ordinato» è un argomento di Ada Lovelace (Note a Menabrea, Nota G, 1843, 1843) sulla domanda «Può una macchina pensare?» (risposta: manca la comprensione). La sua tesi: Dunque la macchina analitica non crea nulla: tutto ciò che produce deriva da ciò che le è stato ordinato. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P3). AskPhilosophy presenta 5 obiezioni, 0 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Note a Menabrea, Nota G, 1843
Valido con una premessa implicita

Nel 1843 Ada Lovelace descrive la macchina analitica di Babbage, un calcolatore meccanico programmato con schede perforate. Vede molto lontano (la macchina potrebbe trattare qualcosa di diverso dai numeri), ma pone un limite: non bisogna attribuirle poteri che non ha. La macchina esegue ciò che sappiamo ordinarle. Non crea nulla. Questa frase è diventata «l'obiezione di Lady Lovelace»: una macchina non pensa davvero, perché non ha iniziativa né una comprensione propria di ciò che fa.

P1La macchina analitica non ha alcuna pretesa di dare origine a qualcosa. Può fare tutto ciò che sappiamo ordinarle di eseguire.
P2Può seguire un'analisi, ma non ha alcun potere di anticipare relazioni o verità analitiche.
P3 · premessa implicitaCreare è produrre qualcosa che non era stabilito in anticipo né dalle regole né da chi le dà. Una macchina che fa solo ciò che le viene ordinato, senza anticipare nulla, non crea dunque nulla.
Dunque la macchina analitica non crea nulla: tutto ciò che produce deriva da ciò che le è stato ordinato.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P3, il computer trova un caso in cui la macchina fa soltanto ciò che le si ordina e non anticipa nulla, eppure crea: un allievo che applica alla lettera le regole della grammatica e del verso scrive una poesia che nessuno, né lui né il suo insegnante, aveva previsto. Seguire delle regole non impedisce di produrre qualcosa di nuovo.
L'argomento è valido una volta aggiunta P3. P1 e P2 dicono che cosa la macchina fa (eseguire, seguire) e che cosa non fa (anticipare). P3 dice che cosa significa «creare». Lovelace non la formula come premessa: la lascia implicita scrivendo «originate» (dare origine). Tutto il dibattito riguarda P3 e la parola «ordinare» in P1: se ordinare alla macchina non significa sapere che cosa produrrà, allora una macchina può sorprenderci, e forse creare.
Analogia. Un pianoforte suona soltanto ciò che il pianista gli fa suonare: non diciamo che il pianoforte inventi la musica. Per Lovelace, la macchina analitica è uno strumento straordinariamente potente, ma uno strumento: l'invenzione viene da chi la programma.

Obiezioni

5

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

Alan Turing 1950 · attacca la premessa 3

Si chiede chi possa essere certo che un «lavoro originale» da lui compiuto non sia semplicemente la crescita di un seme piantato in lui dall'insegnamento, o l'effetto dell'applicazione di principi generali ben noti. Se questo è il criterio, forse nemmeno gli esseri umani creano dal nulla, e la definizione di «creare» in P3 è troppo forte.

senza risposta
vedi l'argomento
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1950, dopo la morte dell'autore (1852).
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Punto aperto. Turing mette in discussione l'idea che un essere umano crei «dal nulla». I difensori di Lovelace possono rispondere che, anche se un essere umano è plasmato dalla propria educazione, egli sceglie ciò che gli piace, ciò che è falso o bello, cosa che la macchina non fa da sola. Nessuna delle due letture si è imposta (nostra sintesi).
Alan Turing 1950 · attacca la premessa 1

Le macchine lo prendono di sorpresa molto spesso. Non perché facciano qualcosa di diverso da ciò che è stato loro ordinato, ma perché egli non calcola in anticipo ciò che faranno. Si può dunque ordinare a una macchina l'esecuzione di un programma senza sapere che cosa produrrà: «saperlo ordinare» non significa «sapere che cosa ne uscirà».

senza risposta
vedi l'argomento
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1950, dopo la morte dell'autore (1852).
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Punto controverso. Turing mostra che «ordinare» e «prevedere» sono due cose distinte; i suoi critici rispondono che essere sorpresi da un risultato non basta per dire che la macchina l'abbia inventato: la sorpresa è nella mente di chi osserva. Turing lo sa e lo dice egli stesso nello stesso passo (nostra sintesi).
Alan Turing 1950 · attacca la premessa 2

Se una macchina apprende, chi la istruisce è spesso in larghissima parte all'oscuro di ciò che avviene al suo interno, pur potendo ancora prevedere in una certa misura il comportamento del suo allievo. A differenza di un calcolo ordinario, in cui si segue ogni passaggio, una macchina che apprende finisce quindi per fare cose che nessuno ha programmato una per una.

senza risposta
vedi l'argomento
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1950, dopo la morte dell'autore (1852).
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Punto aperto. Turing descrive una macchina il cui comportamento non è scritto riga per riga. Resta da stabilire se ciò basti a rispondere all'obiezione: si può dire che il programmatore ha comunque ordinato tutto (il metodo di apprendimento), oppure che la macchina possiede ormai una forma di iniziativa. Nessun consenso (nostra sintesi).
D
Douglas Hartree 1949 · attacca la conclusione

Hartree cita la frase di Lovelace, poi precisa che essa non esclude, in linea di principio, di costruire un giorno macchine che «pensano da sole», ad esempio dotandole di riflessi condizionati che servirebbero da base per un «apprendimento». Ma le macchine costruite o progettate all'epoca non avevano questa proprietà. Il limite di Lovelace descrive quindi lo stato delle macchine, non tutte le macchine possibili.

senza risposta
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1949, dopo la morte dell'autore (1852).
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Hartree restringe la portata della frase di Lovelace alla tecnica del suo tempo. Ne resta una conclusione più modesta: una macchina che si limita a eseguire non dà origine a nulla, ma nulla dice che una macchina non potrà mai fare di più. Turing condivide questa constatazione (nostra sintesi).
M
Margaret Boden 1990 · attacca la premessa 3

Boden rifiuta di trattare la creatività come un mistero: la descrive come la capacità di combinare idee familiari in modi inattesi, di esplorare uno spazio di possibilità definito da regole e, talvolta, di trasformare le regole stesse. Una parte di queste operazioni può essere descritta da programmi. La domanda diventa dunque: quale forma di creatività può avere una macchina, e quale le sfugge?

senza risposta
Lovelace non ha mai risposto a questa obiezione.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Punto controverso. Boden sostiene che «creare» non è incompatibile con «seguire regole»: P3 definisce male la creatività. I suoi critici si chiedono se una macchina che esplora uno spazio di regole dato comprenda il valore di ciò che trova, o se sia ancora l'essere umano a riconoscerlo (nostra sintesi).