DomandeChe cosa rende giusta un'azione?Imparare a poter non essere buoni
Che cosa rende giusta un'azione?Le conseguenze

Imparare a poter non essere buoni

Niccolò Machiavelli 1469 · 1527Il potere si giudica dai suoi effetti, non dalle buone intenzioni.
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Che cosa sostiene

Dunque un principe che vuole mantenersi deve imparare a poter non essere buono, e a usarne o meno secondo la necessità: non allontanarsi dal bene se può, ma saper entrare nel male se vi è costretto.

Perché

Chi vuole essere buono in tutto in mezzo a uomini che non lo sono finirà per rovinarsi, e lo Stato con lui.

In breve

«Imparare a poter non essere buoni» è un argomento di Niccolò Machiavelli (Il Principe, 15 e 18) sulla domanda «Che cosa rende giusta un'azione?» (risposta: le conseguenze). La sua tesi: Dunque un principe che vuole mantenersi deve imparare a poter non essere buono, e a usarne o meno secondo la necessità: non allontanarsi dal bene se può, ma saper entrare nel male se vi è costretto. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P3). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 1 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Il Principe, 15 e 18
Valido con una premessa implicita

Machiavelli annuncia che si allontanerà dagli autori che lo hanno preceduto: vuole seguire la «verità effettuale» delle cose, non l'immagine che ce ne si fa. La sua tesi non è che il male sia bene. È che un principe che vuole conservare lo Stato deve saper fare il male quando vi è costretto, senza allontanarsi dal bene quando può.

P1Ci corre molta distanza tra come si vive e come si dovrebbe vivere. A guardare gli uomini come vivono davvero, molti non sono buoni.
P2Chi vuole essere buono in ogni cosa e in ogni luogo non può che andare in rovina in mezzo a tanti che non lo sono.
P3 · premessa implicitaPer un principe, mantenere lo Stato viene prima della propria purezza morale: la sua rovina sarebbe anche la rovina dello Stato e di coloro che ne dipendono.
P4Un principe che deve mantenere lo Stato, e che la bontà in ogni cosa condurrebbe alla rovina, è spesso costretto ad agire contro la parola data, la carità, l'umanità, la religione.
Dunque un principe che vuole mantenersi deve imparare a poter non essere buono, e a usarne o meno secondo la necessità: non allontanarsi dal bene se può, ma saper entrare nel male se vi è costretto.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P3, il computer trova un caso in cui gli uomini non sono buoni e in cui la bontà in ogni cosa conduce alla rovina, ma in cui il principe non è tenuto a imparare il male: gli basta preferire di restare giusto, anche a costo di perdere il potere.
Con P3 la conclusione segue, e ogni premessa è indispensabile. Nel Principe, P3 resta sottintesa: Machiavelli scrive soltanto «volendosi mantenere». La dice apertamente altrove, a proposito della patria (Discorsi, III, 41): quando è in gioco la salvezza della patria, non si deve tener conto né di ciò che è giusto né di ciò che è ingiusto. È la premessa a cui mirano le obiezioni morali (Agostino, Kant). P1 e P2 sono constatazioni sugli uomini; si possono discutere, ma la discussione verte allora sui fatti.
Analogia. Il capitano di una nave non mente mai. Un giorno dei pirati gli chiedono dove sono nascosti i passeggeri. Dire la verità significa consegnarli. Machiavelli pensa che un capitano che rifiuta sempre di mentire non sia adatto a comandare una nave in mezzo ai pirati. I suoi avversari rispondono: e chi decide che ci sono dei pirati?

Obiezioni

3

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

Obiezione anticipata da Machiavelli attacca la premessa 2

Ognuno comprende quanto sia lodevole che un principe mantenga la parola data e viva con integrità, senza astuzia.

Machiavelli risponde
Machiavelli
Tuttavia l'esperienza del nostro tempo mostra che i principi che hanno compiuto grandi imprese hanno tenuto in poco conto la parola data, hanno saputo ingannare gli animi con l'astuzia e alla fine hanno avuto la meglio su coloro che facevano affidamento sulla lealtà.
A
Agostino 415 · attacca la premessa 3

Tolta la giustizia, che cosa sono i regni se non grandi bande di briganti? Uno Stato che si mantiene solo rinunciando alla giustizia non merita di essere mantenuto: si distingue da una banda di pirati soltanto per le dimensioni.

senza risposta
Non abbiamo ancora individuato una risposta diretta di Machiavelli nei suoi testi.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Machiavelli non cita questo passo. Concede tuttavia (Principe, 8) che uccidere i propri concittadini o tradire i propri amici può dare il potere, non la gloria. Per Agostino questo non basta: non è la gloria, ma la giustizia, a distinguere un regno da una banda di briganti.
Kant 1795 · attacca la premessa 4

In Per la pace perpetua (Appendice I), Kant contrappone il politico morale, che subordina la politica al diritto, al moralista politico, che si fabbrica una morale su misura degli interessi del potere. La «necessità» invocata è per lo più un pretesto: la politica deve piegarsi davanti al diritto, mai il contrario.

senza risposta
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1795, dopo la morte dell'autore (1527).