DomandeDobbiamo temere la morte?Si perde soltanto il presente
Dobbiamo temere la morte?Nulla da temere

Si perde soltanto il presente

Marco Aurelio 121 · 180Ciò che non dipende da te non deve turbarti.
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Che cosa sostiene

Dunque la morte non è da temere, e una vita lunga non perde più di una breve.

Perché

Possiamo perdere soltanto l'istante presente, che è lo stesso per tutti: morendo giovani o vecchi, si perde altrettanto.

In breve

«Si perde soltanto il presente» è un argomento di Marco Aurelio (Pensieri II, 14; IV, 5; II, 17; XII, 36) sulla domanda «Dobbiamo temere la morte?» (risposta: nulla da temere). La sua tesi: Dunque la morte non è da temere, e una vita lunga non perde più di una breve. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P5). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 1 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Pensieri II, 14; IV, 5; II, 17; XII, 36
Valido con una premessa implicita

Morire a vent'anni o a ottanta è davvero diverso? Marco Aurelio risponde di no: possiamo perdere soltanto ciò che possediamo, e possediamo soltanto l'istante presente. La morte, come la nascita, è un fatto di natura: non c'è motivo di temerla.

P1Possiamo perdere soltanto ciò che possediamo: né il passato né il futuro ci possono essere tolti, poiché non li abbiamo.
P2Ora, noi possediamo soltanto il presente.
P3Il presente è lo stesso per tutti. Dunque chi muore vecchio e chi muore giovane perdono esattamente la stessa cosa.
P4La morte è, come la nascita, un fatto di natura: elementi che si erano uniti si separano.
P5 · premessa implicitaCiò che è conforme alla natura e ci toglie soltanto un istante, lo stesso per tutti, non è un male da temere.
Dunque la morte non è da temere, e una vita lunga non perde più di una breve.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P5, il computer trova una morte naturale, che toglie solo il presente, e che tuttavia resta un male da temere.
Da P1 a P3 si stabilisce che la morte toglie a ciascuno la stessa cosa: il presente. P4 dice che è naturale. Ma per concludere che non è da temere occorre P5: ciò che è naturale e dura solo un istante non è un male. Marco Aurelio la considera evidente («nulla è male di ciò che è secondo natura»), ma è il punto più discusso. Si confronti con Platone, per il quale l'anima sopravvive (l'argomento dei contrari), e con Spinoza, per il quale il saggio non pensa alla morte: Marco Aurelio, invece, vi pensa ogni giorno, ma per smettere di temerla.
Analogia. Uno spettacolo si interrompe mentre lo guardi. Non perdi le scene già viste (le hai avute), né quelle non ancora rappresentate (non le avevi): perdi soltanto l'istante in cui cala il sipario, come ogni spettatore in ogni teatro.

Obiezioni

3

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

Obiezione prevista da Marco Aurelio attacca la premessa 3

Ma io non ho recitato i miei cinque atti, solo tre! Morire giovani significa lasciare la commedia prima della fine: la perdita non è la stessa.

Aurelio risponde
Aurelio
Dici bene; ma nella vita tre atti sono l'intero dramma. È la natura, che ha riunito i tuoi elementi e ora li separa, a decidere quando la rappresentazione è completa, non tu.
Thomas Nagel («La morte», 1970) 1970 · attacca la premessa 2

La morte non ci toglie soltanto il momento presente: ci priva di tutto il bene che avremmo vissuto se avessimo continuato a vivere. Un bambino che muore perde molto più di un vecchio, anche se non «possiede» ancora quel futuro.

senza risposta
sintesi: il suo testo non è ancora nel nostro corpus
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1970, dopo la morte dell'autore (180).
Il dibattito continua (nostra sintesi) Uno stoico risponderebbe che questi beni futuri non sono veri beni: l'unico bene è agire con virtù, e una vita giusta è completa in ogni istante, qualunque ne sia la durata («tre atti sono l'intera commedia»). Nagel potrebbe replicare che allora bisogna accettare che vivere più a lungo una vita buona non sia meglio, cosa che quasi nessuno crede.
John Stuart Mill («La natura») 1874 · attacca la premessa 5

Ciò che è naturale non è per questo buono: la natura fa soffrire e uccide, senza giustizia, e anche la malattia è naturale. Dire «è secondo natura, dunque non è un male» non prova nulla.

senza risposta
sintesi: il suo testo non è ancora nel nostro corpus
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1874, dopo la morte dell'autore (180).
Il dibattito continua (nostra sintesi) Uno stoico risponderebbe che «secondo natura» non significa «piacevole»: è un male solo ciò che ci rende peggiori, e la morte non rende nessuno meno giusto né meno coraggioso. Ma questa risposta equivale a difendere un'altra premessa, quella dell'argomento «Solo il tuo giudizio può nuocerti».