DomandeIl mondo esiste davvero?Un mondo simulato è reale come il nostro: ogni mondo esiste in virtù delle sue regole
Il mondo esiste davvero?Anche il virtuale è reale

Un mondo simulato è reale come il nostro: ogni mondo esiste in virtù delle sue regole

La posizione platonica sulla simulazione (Moravec); ogni simulazione è un mondo reale

Hans Moravec nato nel 1948Robotico: un mondo simulato è un mondo reale come un altro, perché ogni mondo esiste in virtù delle sue regole e non della macchina che lo fa funzionare.
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Che cosa sostiene

Dunque un mondo simulato non trae la propria realtà dalla macchina: ogni mondo è reale in virtù delle proprie regole, e la differenza con il nostro è solo una questione di punto di vista.

Perché

Se un mondo fosse reale solo grazie alla macchina che lo contiene, ne servirebbe un'altra per il nostro, e così senza fine.

La stessa idea attraverso la storia
In breve

«Un mondo simulato è reale come il nostro: ogni mondo esiste in virtù delle sue regole» è un argomento di Hans Moravec (Moravec, «Simulation, Consciousness, Existence», 1998, 1998) sulla domanda «Il mondo esiste davvero?» (risposta: anche il virtuale è reale). La sua tesi: Dunque un mondo simulato non trae la propria realtà dalla macchina: ogni mondo è reale in virtù delle proprie regole, e la differenza con il nostro è solo una questione di punto di vista. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P4). AskPhilosophy presenta 2 obiezioni, 1 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Moravec, «Simulation, Consciousness, Existence», 1998
Valido con una premessa implicita

Nel 1998 il robotico Hans Moravec parte da Cartesio: il mondo che percepiamo potrebbe essere un inganno, e la realtà virtuale presto lo renderà tecnicamente possibile. Ma ne trae una conclusione rara. Per lui un mondo simulato non è un mondo falso. Una simulazione si definisce per le relazioni interne tra i suoi elementi (le sue regole), non per la macchina che la esegue: si può trasferirla su un computer completamente diverso e i suoi abitanti non si accorgono di nulla. Anche il nostro mondo è definito da relazioni, che chiamiamo leggi della fisica. La differenza tra il mondo fisico e un mondo simulato è dunque una questione di punto di vista: il mondo fisico è il mondo astratto che per caso ci contiene. Una precisazione: la posizione di Moravec si spinge molto lontano (per lui ogni interpretazione di un processo è una realtà, anche la più forzata), e qui ne presentiamo solo il nucleo.

P1Una simulazione è definita dalle sue regole interne, non dalla macchina che la esegue: se la si trasferisce su un computer completamente diverso, i suoi abitanti e la loro vita mentale seguono sempre le stesse leggi simulate.
P2Il nostro stesso mondo è definito allo stesso modo: da relazioni formali, che chiamiamo leggi della fisica.
P3Se un mondo simulato fosse reale solo rispetto alla macchina che lo contiene, lo stesso varrebbe per il nostro rispetto a un mondo che lo contiene, e così via senza fine: un regresso all'infinito.
P4 · premessa implicitaUn regresso all'infinito di questo tipo non è un buon modo di render conto di ciò che è reale: la realtà di un mondo non può dipendere sempre da un altro mondo.
Dunque un mondo simulato non trae la propria realtà dalla macchina: ogni mondo è reale in virtù delle proprie regole, e la differenza con il nostro è solo una questione di punto di vista.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P4, il regresso all'infinito può benissimo essere vero: ogni mondo sarebbe reale solo rispetto a un mondo più profondo, senza un mondo di partenza. Nulla nelle premesse lo esclude.
P1 e P2 dicono che i due mondi sono definiti allo stesso modo, dalle loro regole. P3 dice che, se la realtà di un mondo simulato dipendesse dalla macchina, lo stesso varrebbe per noi, senza fine. P4, nascosta, rifiuta questa catena senza fine. Dunque la realtà non dipende dalla macchina. Ciò che è discusso: P1 (una simulazione esiste senza qualcuno che la interpreti?) e P4 (perché rifiutare un regresso all'infinito?).
Analogia. Una partita a scacchi: si può giocare su una scacchiera di legno, su uno schermo o a memoria, la partita resta la stessa, con le stesse mosse possibili e gli stessi finali. Esiste in virtù delle sue regole, non dei pezzi. Per Moravec, un mondo simulato è come quella partita. (Immagine nostra.)

Obiezioni

2

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

John Searle 1990 · attacca la premessa 1

Searle sostiene che il calcolo non è una proprietà del mondo fisico ma della nostra interpretazione: il muro dietro di lui «esegue» un programma di videoscrittura, se si trova uno schema di movimenti di molecole che gli corrisponde. Una simulazione non ha dunque un'esistenza propria: esiste solo per qualcuno che la interpreta.

Moravec risponde
Moravec
Moravec risponde ai critici che dicono che una macchina non può contenere una mente, perché la sua funzione sarebbe soltanto un'interpretazione venuta dall'esterno. Per lui, le relazioni astratte che costituiscono una mente, compreso il modo in cui essa interpreta se stessa, esistono di per sé: un robot, un simulatore o un libro, non meno di un cervello, è solo un modo di guardarle.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Moravec non nomina Searle; risponde a questa famiglia di critici. Searle sostiene appunto che la sintassi esiste solo per un osservatore: dire che le relazioni «esistono di per sé» è ciò che egli contesta. E Moravec accetta la conseguenza che Searle riteneva assurda: ogni interpretazione, anche la più arbitraria, sarebbe una realtà (nostra sintesi).
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Disaccordo di fondo: un calcolo esiste nel mondo, o solo negli occhi di chi lo interpreta? Altri, come Chalmers, cercano una via di mezzo con condizioni rigorose per stabilire quando un sistema realizza un calcolo; Moravec, invece, va fino in fondo e rende reali tutte le interpretazioni (nostra sintesi).
G
Gordon McCabe 2005 · attacca la premessa 1

McCabe sostiene che una simulazione digitale non ha alcun legame oggettivo con il sistema che simula: esiste solo come processo fisico nelle componenti del computer. Nessuno può dunque vivere «dentro» una simulazione digitale, e non esiste alcun mondo simulato di cui si possa dire che sia reale.

senza risposta
Non abbiamo ancora individuato una risposta diretta di Moravec nei suoi testi.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Disaccordo di fondo: McCabe lega una simulazione alla macchina che la esegue; Moravec la lega alle sue regole, che esisterebbero di per sé. Punto aperto (nostra sintesi).