Un mondo simulato è reale come il nostro: ogni mondo esiste in virtù delle sue regole
La posizione platonica sulla simulazione (Moravec); ogni simulazione è un mondo reale
Dunque un mondo simulato non trae la propria realtà dalla macchina: ogni mondo è reale in virtù delle proprie regole, e la differenza con il nostro è solo una questione di punto di vista.
Se un mondo fosse reale solo grazie alla macchina che lo contiene, ne servirebbe un'altra per il nostro, e così senza fine.
«Un mondo simulato è reale come il nostro: ogni mondo esiste in virtù delle sue regole» è un argomento di Hans Moravec (Moravec, «Simulation, Consciousness, Existence», 1998, 1998) sulla domanda «Il mondo esiste davvero?» (risposta: anche il virtuale è reale). La sua tesi: Dunque un mondo simulato non trae la propria realtà dalla macchina: ogni mondo è reale in virtù delle proprie regole, e la differenza con il nostro è solo una questione di punto di vista. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P4). AskPhilosophy presenta 2 obiezioni, 1 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.
Nel 1998 il robotico Hans Moravec parte da Cartesio: il mondo che percepiamo potrebbe essere un inganno, e la realtà virtuale presto lo renderà tecnicamente possibile. Ma ne trae una conclusione rara. Per lui un mondo simulato non è un mondo falso. Una simulazione si definisce per le relazioni interne tra i suoi elementi (le sue regole), non per la macchina che la esegue: si può trasferirla su un computer completamente diverso e i suoi abitanti non si accorgono di nulla. Anche il nostro mondo è definito da relazioni, che chiamiamo leggi della fisica. La differenza tra il mondo fisico e un mondo simulato è dunque una questione di punto di vista: il mondo fisico è il mondo astratto che per caso ci contiene. Una precisazione: la posizione di Moravec si spinge molto lontano (per lui ogni interpretazione di un processo è una realtà, anche la più forzata), e qui ne presentiamo solo il nucleo.
clicca su una premessa per rifiutarla
Senza la premessa implicita: Senza P4, il regresso all'infinito può benissimo essere vero: ogni mondo sarebbe reale solo rispetto a un mondo più profondo, senza un mondo di partenza. Nulla nelle premesse lo esclude.
Obiezioni
2Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.
John Searle 1990 · attacca la premessa 1Searle sostiene che il calcolo non è una proprietà del mondo fisico ma della nostra interpretazione: il muro dietro di lui «esegue» un programma di videoscrittura, se si trova uno schema di movimenti di molecole che gli corrisponde. Una simulazione non ha dunque un'esistenza propria: esiste solo per qualcuno che la interpreta.
Moravec risponde
Searle sostiene che il calcolo non è una proprietà del mondo fisico ma della nostra interpretazione: il muro dietro di lui «esegue» un programma di videoscrittura, se si trova uno schema di movimenti di molecole che gli corrisponde. Una simulazione non ha dunque un'esistenza propria: esiste solo per qualcuno che la interpreta.
GGordon McCabe 2005 · attacca la premessa 1McCabe sostiene che una simulazione digitale non ha alcun legame oggettivo con il sistema che simula: esiste solo come processo fisico nelle componenti del computer. Nessuno può dunque vivere «dentro» una simulazione digitale, e non esiste alcun mondo simulato di cui si possa dire che sia reale.
senza risposta
McCabe sostiene che una simulazione digitale non ha alcun legame oggettivo con il sistema che simula: esiste solo come processo fisico nelle componenti del computer. Nessuno può dunque vivere «dentro» una simulazione digitale, e non esiste alcun mondo simulato di cui si possa dire che sia reale.