DomandeChe cosa rende giusta un'azione?«Siete liberi, dunque scegliete, cioè inventate»
Che cosa rende giusta un'azione?La morale in questione

«Siete liberi, dunque scegliete, cioè inventate»

L'allievo di Sartre («l'uomo è condannato a essere libero»)

Jean-Paul Sartre 1905 · 1980L'esistenza precede l'essenza: siamo condannati a essere liberi.
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Che cosa sostiene

Dunque l'uomo è libero e responsabile, e nessuna morale generale può dirgli ciò che deve fare: deve scegliere, cioè inventare.

Perché

Né una natura umana, né una morale bell'e pronta, né i sentimenti risolvono la questione: solo la scelta stessa decide.

La stessa idea attraverso la storia
Søren Kierkegaard1843Timore e tremore: Abramo deve decidere da solo se la voce che gli ordina di sacrificare Isacco venga da Dio, senza che alcuna morale generale possa giustificarlo. Sartre riprende questa «angoscia di Abramo» senza Dio: ciascuno deve decidere da solo, e nessuno gli dimostra che ha ragione.
Jean-Paul Sartre1946Conferenza tenuta a Parigi nell'ottobre 1945 davanti a un pubblico numeroso, pubblicata nel 1946: la versione più semplice e più letta della sua etica della libertà.
Simone de Beauvoir1947Per una morale dell'ambiguità: Beauvoir vuole mostrare che un'etica esistenzialista è possibile. La libertà non è un valore bell'e pronto, e l'etica non fornisce ricette, ma solo metodi.
In breve

««Siete liberi, dunque scegliete, cioè inventate»» è un argomento di Jean-Paul Sartre (L'esistenzialismo è un umanismo (conferenza del 1945, pubblicata nel 1946), 1946) sulla domanda «Che cosa rende giusta un'azione?» (risposta: la morale in questione). La sua tesi: Dunque l'uomo è libero e responsabile, e nessuna morale generale può dirgli ciò che deve fare: deve scegliere, cioè inventare. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P5). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 3 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

L'esistenzialismo è un umanismo (conferenza del 1945, pubblicata nel 1946)
Valido con una premessa implicita

Parigi, 1942 o 1943, sotto l'occupazione tedesca. Uno studente va a chiedere consiglio al suo professore, Jean-Paul Sartre. Suo fratello maggiore è stato ucciso nel 1940, suo padre propende per la collaborazione. Vuole raggiungere in Inghilterra le Forze francesi libere. Ma la madre vive sola con lui, e la sua partenza, forse la sua morte, la getterebbe nella disperazione. Che cosa deve fare? Sartre gli risponde: «Siete liberi, dunque scegliete, cioè inventate». Non è una scappatoia. Per Sartre non esistono né Dio né una natura umana che stabilirebbe in anticipo ciò che dobbiamo fare: siamo «condannati a essere liberi». Sartre non dice che tutto vale: dice che nessuna regola bell'e pronta sceglie al nostro posto, e che siamo responsabili di ciò che scegliamo.

P1Nell'uomo l'esistenza precede l'essenza: non esiste una natura umana fissata in anticipo, né un Dio che la concepisca. L'uomo non è altro che ciò che fa di sé.
P2L'uomo è dunque «condannato a essere libero»: non si è creato da sé, ma una volta gettato nel mondo è responsabile di tutto ciò che fa, senza scuse.
P3Nessuna morale bell'e pronta risolve il caso dello studente. La carità cristiana non dice chi amare per primo, la madre o coloro che combattono; la regola di Kant (non trattare mai l'altro soltanto come un mezzo) condanna entrambe le scelte allo stesso tempo.
P4Nemmeno i sentimenti risolvono la questione: si sa quanto si ama la propria madre solo restando accanto a lei. Il sentimento si costruisce attraverso gli atti, quindi non lo si può consultare prima di agire.
P5 · premessa implicitaSe né una natura umana, né una morale generale, né i sentimenti determinano la scelta, allora nulla di esterno alla scelta stessa la determina: non esiste una quarta guida.
Dunque l'uomo è libero e responsabile, e nessuna morale generale può dirgli ciò che deve fare: deve scegliere, cioè inventare.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P5, il computer trova un mondo in cui non c'è una natura umana, in cui le morali ricevute e i sentimenti non risolvono la questione, e in cui tuttavia qualcos'altro guida la scelta: ad esempio un giudizio ponderato che soppesa i doveri in gioco, come fanno i medici o i giudici di fronte ai casi difficili.
Valido con P5. Sartre passa in rassegna le possibili guide (Dio o una natura umana, le morali ricevute, i sentimenti, perfino il consiglio di un professore, dal momento che scegliere il proprio consigliere è già scegliere) e conclude che non resta che la scelta. P5 presuppone che l'elenco sia completo. I suoi avversari propongono un'altra guida: la ragion pratica (Kant), la saggezza pratica, o una gerarchia dei doveri.
Analogia. Un pittore davanti alla tela bianca non ha alcuna regola che gli dica quale quadro debba dipingere. Eppure nessuno lo accusa di fare qualunque cosa: il quadro si giudica una volta realizzato. Lo stesso Sartre paragona la scelta morale alla creazione di un'opera d'arte: in entrambi i casi si inventa, e se ne risponde.

Obiezioni

3

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

I critici cristiani (citati da Sartre) 1945 · attacca la conclusione

Se si eliminano i comandamenti di Dio e i valori eterni, non resta che il capriccio: ciascuno può fare ciò che vuole, e nessuno può più condannare le azioni altrui. «Inventate» equivale a dire: tutto è permesso.

Sartre risponde
Sartre 1946 · La risposta di Sartre: scegliere è scegliere per tutti
Scegliendo se stesso, ciascuno sceglie tutti gli uomini: scegliere un'azione significa affermare che essa vale, e dunque che vale per tutti. Bisogna sempre chiedersi: che cosa accadrebbe se tutti facessero come me? E non si può non scegliere: non scegliere è ancora una scelta, e ciò limita la fantasia e il capriccio.
Simone de Beauvoir 1947
I credenti riprendono la formula di Dostoevskij, «se Dio non esiste, tutto è permesso». Ma l'assenza di Dio, lungi dall'autorizzare ogni licenza, fa il contrario: l'uomo è solo sulla terra, i suoi atti lo impegnano in modo definitivo, ed egli porta la responsabilità di un mondo che è opera sua.
Il dibattito continua (nostra sintesi) La risposta esclude il capriccio, ma a caro prezzo. Se «scegliere per tutti» significa chiedersi che cosa accadrebbe se tutti agissero così, siamo quasi al test di Kant, e una regola generale ritorna. Se significa soltanto che la mia scelta delinea un'immagine dell'uomo, nulla impedisce di scegliere un'immagine crudele. I lettori di Sartre discutono ancora se egli abbia trovato una via di mezzo tra questi due rami.
Kant (e i suoi difensori) 1785 · attacca la premessa 3

La ragione offre un criterio valido per tutti: agire soltanto secondo una massima che si possa volere che diventi legge universale, e trattare l'umanità, in sé come negli altri, sempre come un fine e mai semplicemente come un mezzo. Lo studente non è privo di bussola: può esaminare le proprie massime.

Sartre risponde
Sartre 1946 · La risposta di Sartre
Applicata a questo caso, la regola di Kant non risolve nulla. Se lo studente resta con la madre, la tratta come un fine, ma rischia di trattare come mezzi coloro che combattono; se parte, avviene il contrario. Nessuna morale scritta può decidere a priori. Di qui la sua risposta: nessuna morale generale può indicare che cosa si debba fare.
Il dibattito continua (nostra sintesi) I kantiani rispondono che Kant non ha mai promesso un calcolo che risolva ogni caso. Le sue regole vietano certe azioni (mentire, servirsi degli altri); tra due doveri larghi, come aiutare la madre e aiutare il proprio paese, lasciano spazio al giudizio. Sartre ha dunque ragione su questo caso, ma non su tutta la morale: ci sono cose che nessuna «invenzione» rende permesse. Lo stesso Sartre non dice il contrario, dato che il suo criterio del «scegliere per tutti» somiglia al test di Kant.
I critici comunisti (citati da Sartre) 1945 · attacca la premessa 2

Una libertà sola di fronte a scelte senza guida conduce al «quietismo della disperazione»: se nessuna soluzione è fondata, l'azione diventa vana, e non resta che una filosofia contemplativa, dunque borghese. L'uomo reale non è una libertà astratta: vive in una classe e in una storia che pesano sulle sue scelte.

Sartre risponde
Sartre 1946 · La risposta di Sartre
È il contrario del quietismo. Il quietismo è l'atteggiamento di chi dice: che gli altri facciano ciò che io non posso fare. L'esistenzialismo dichiara che non c'è realtà se non nell'azione: l'uomo non è altro che l'insieme dei suoi atti.
Il dibattito continua (nostra sintesi) La seconda metà dell'obiezione, il peso della classe e della storia, non è davvero trattata nella conferenza. Sartre stesso vi tornerà: in Questioni di metodo e poi nella Critica della ragione dialettica (1957-1960), considera il marxismo la filosofia del suo tempo e cerca di trovarvi un posto per la libertà, il che equivale a concedere una parte dell'obiezione.