Il pendolo: dalla sofferenza alla noia
Dunque non esiste felicità duratura: la vita oscilla, come un pendolo, tra la sofferenza e la noia.
Oscilliamo tra il desiderio che fa soffrire e la noia una volta appagati, e la contemplazione dura solo un istante.
«Il pendolo: dalla sofferenza alla noia» è un argomento di Arthur Schopenhauer (Il mondo, I, § 38, 57, 58) sulla domanda «Che cos'è la felicità?» (risposta: nessuna felicità duratura). La sua tesi: Dunque non esiste felicità duratura: la vita oscilla, come un pendolo, tra la sofferenza e la noia. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P5). AskPhilosophy presenta 4 obiezioni, 1 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.
L'argomento più celebre di Schopenhauer. Quando desideriamo, soffriamo per la mancanza. Quando otteniamo ciò che volevamo, il piacere si spegne subito e arriva la noia. Una felicità duratura è dunque impossibile: la vita va avanti e indietro, come un pendolo, tra le due.
clicca su una premessa per rifiutarla
Senza la premessa implicita: Senza P5, il computer trova una vita in cui esiste una felicità duratura senza essere né un desiderio, né una soddisfazione, né una contemplazione: per esempio un'attività amata per se stessa. Nulla impedisce allora che questa felicità sia priva di sofferenza e di noia.
Obiezioni
4Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.
Platone (i piaceri puri) 375 a.C. · attacca la premessa 2Non tutti i piaceri sono la fine di un dolore. Il piacere di un buon profumo giunge all'improvviso, senza alcuna mancanza prima, e non lascia alcun dolore quando cessa. Credere che il piacere sia soltanto la cessazione del dolore è un'illusione.
senza risposta
Non tutti i piaceri sono la fine di un dolore. Il piacere di un buon profumo giunge all'improvviso, senza alcuna mancanza prima, e non lascia alcun dolore quando cessa. Credere che il piacere sia soltanto la cessazione del dolore è un'illusione.
EEpicuro (la felicità è assenza di turbamento) 300 a.C. · attacca la premessa 3Non desiderare più nulla non è necessariamente noia. L'assenza di dolore nel corpo e di turbamento nell'anima (l'atarassia) è appunto la felicità più grande, e il saggio può viverla in modo duraturo.
Schopenhauer risponde
Non desiderare più nulla non è necessariamente noia. L'assenza di dolore nel corpo e di turbamento nell'anima (l'atarassia) è appunto la felicità più grande, e il saggio può viverla in modo duraturo.
Aristotele (la felicità è un'attività) 330 a.C. · attacca la premessa 4La felicità non è uno stato che si raggiunge, ma un'attività, e il piacere l'accompagna e la completa. La contemplazione, l'attività dell'intelletto, è anzi la più continua di tutte: si può contemplare più a lungo di quanto si possa fare qualsiasi altra cosa.
senza risposta
La felicità non è uno stato che si raggiunge, ma un'attività, e il piacere l'accompagna e la completa. La contemplazione, l'attività dell'intelletto, è anzi la più continua di tutte: si può contemplare più a lungo di quanto si possa fare qualsiasi altra cosa.
Nietzsche 1889 · attacca la conclusioneUn giudizio sul valore della vita, formulato da un essere vivente, non prova nulla: è soltanto il sintomo di un certo modo di vivere. Per giudicare la vita nel suo insieme bisognerebbe collocarsi fuori di essa, il che è impossibile. Il pessimismo di Schopenhauer dice qualcosa su Schopenhauer, non sulla vita.
senza risposta
Un giudizio sul valore della vita, formulato da un essere vivente, non prova nulla: è soltanto il sintomo di un certo modo di vivere. Per giudicare la vita nel suo insieme bisognerebbe collocarsi fuori di essa, il che è impossibile. Il pessimismo di Schopenhauer dice qualcosa su Schopenhauer, non sulla vita.