DomandeBisogna sempre obbedire alla legge?Antigone: le leggi non scritte contro l'editto del re
Bisogna sempre obbedire alla legge?Prima la coscienza

Antigone: le leggi non scritte contro l'editto del re

Antigone e le leggi non scritte

Sophocle ca. 496 a.C. · ca. 406 a.C.Poeta tragico ateniese: le sue opere (Antigone, Edipo re) mettono in scena i limiti della condizione umana.
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Che cosa sostiene

Dunque Antigone deve seppellire il fratello nonostante l'editto di Creonte, e accettare di morire per questo.

Perché

Le leggi non scritte degli dèi valgono per ogni tempo, e l'editto di un mortale non ha la forza di scavalcarle.

La stessa idea attraverso la storia
Sophocle441 a.C.Antigone, la tragedia: la versione qui presentata. A parlare è un personaggio, non Sofocle. La tragedia presenta anche le argomentazioni di Creonte e la caduta di Creonte alla fine.
Aristotele330 a.C.Retorica, I, 13 (1373b) e I, 15 (1375a-b): Aristotele cita le parole di Antigone come esempio di chi, davanti a un tribunale, si appella a una legge «comune» o naturale contro la legge scritta.
Tommaso d'Aquino1270Summa theologiae, I-II, q.96, a.4: una legge umana che contraddice la legge divina non deve essere osservata in alcun modo («bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini»). Si veda l'argomento di Tommaso d'Aquino sulla legge ingiusta.
In breve

«Antigone: le leggi non scritte contro l'editto del re» è un argomento di Sophocle (Sofocle, Antigone, vv. 441-470 (ca. 441 a.C.), 441 a.C.) sulla domanda «Bisogna sempre obbedire alla legge?» (risposta: prima la coscienza). La sua tesi: Dunque Antigone deve seppellire il fratello nonostante l'editto di Creonte, e accettare di morire per questo. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P4). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 3 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Sofocle, Antigone, vv. 441-470 (ca. 441 a.C.)
Valido con una premessa implicita

Tebe, dopo una guerra civile. Il re Creonte ha vietato la sepoltura di Polinice, fratello di Antigone, che ha combattuto contro la città. Antigone lo seppellisce comunque. Arrestata, spiega a Creonte il perché. La sua risposta (vv. 450 e seguenti) è diventata il modello dell'appello a una legge superiore alla legge dello Stato. Attenzione: a parlare è un personaggio teatrale; Sofocle dà voce anche a Creonte e a suo figlio Emone, e la tragedia non ha un verdetto semplice. La forma da P1 a P4 → C è una nostra ricostruzione.

P1Esistono leggi non scritte, date dagli dèi, che valgono per tutti: la loro vita non è di oggi né di ieri, ma di sempre, e nessuno sa quando siano apparse.
P2Un editto proclamato da un mortale non ha forza sufficiente per scavalcare queste leggi non scritte e infallibili degli dèi.
P3Rendere al proprio fratello i riti funebri rientra in queste leggi: l'Ade esige questi riti, e Antigone dice di non essere nata per condividere l'odio ma l'amore.
P4 · premessa implicitaQuando un editto umano ordina il contrario di una legge superiore e quella legge ci comanda di fare qualcosa, è alla legge superiore che si deve obbedire.
Dunque Antigone deve seppellire il fratello nonostante l'editto di Creonte, e accettare di morire per questo.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P4, il computer trova un caso in cui l'editto è più debole della legge degli dèi, la sepoltura rientra in quella legge, e tuttavia Antigone non è tenuta a seguirla: per esempio se potesse evitare il conflitto in un altro modo, o se il prezzo da pagare fosse troppo alto. Occorre porre che la legge superiore prevalga a qualunque costo.
L'argomento è valido. Se le leggi non scritte esistono (P1), se l'editto è troppo debole per scavalcarle (P2) e se la sepoltura rientra in esse (P3), allora, per P4, vanno seguite. La forza dell'argomento sta nel mostrare che la legge del re non è l'ultima autorità. I suoi punti deboli sono P1 e P3: chi dice che cosa comandano gli dèi, e perché la sepoltura rientra nella loro legge? Creonte non ci crede.
Analogia. Un'infermiera riceve da un superiore l'ordine di non curare un nemico ferito. Dice: «La mia professione mi impone di curare chiunque sia ferito, e ciò non dipende da alcun ordine.» Disobbedisce, e sa che sarà punita.

Obiezioni

3

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

C
Creonte (personaggio di Sofocle) 441 a.C. · attacca la premessa 2

Creonte dice a suo figlio: colui che la città ha designato deve essere obbedito nelle cose piccole e nelle grandi, nelle cose giuste e nel loro contrario. Non c'è male peggiore dell'assenza di un capo (l'anarchia): distrugge le città, rovescia le case, mette in fuga gli eserciti. Per Creonte, lasciare che ciascuno disobbedisca quando giudica un ordine ingiusto significa aprire la porta a questo disordine (nostra sintesi di quest'ultima idea).

Sophocle risponde
E
Emone (personaggio di Sofocle) 441 a.C. · Emone, figlio di Creonte, risponde a suo padre
Emone risponde a suo padre che non è una città quella che appartiene a un solo uomo.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Creonte tratta Emone da bambino e lo congeda. La tragedia prosegue: Tiresia annuncia la sventura, e Creonte cede troppo tardi. Sofocle non dice che Creonte abbia torto su tutto: il pubblico ateniese conosceva i pericoli della guerra civile. La tragedia lascia aperta la questione di chi giudichi ciò che gli dèi vogliono (nostra lettura).
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Creonte: l'obbedienza al capo designato dalla città è la condizione dell'ordine. Emone: una città che appartiene a un solo uomo non è una città, e l'opinione dei cittadini conta. Il disaccordo di fondo resta: chi decide ciò che è giusto quando l'autorità e la coscienza si contraddicono?
I
Ismene (personaggio di Sofocle) 441 a.C. · attacca la conclusione

Ismene, sorella di Antigone, rifiuta di aiutarla. Siamo donne, dice, non fatte per lottare contro gli uomini, e siamo governate da chi è più forte di noi: dobbiamo obbedire in questo e in cose ancora più dolorose. Chiederà perdono ai morti, dato che vi è costretta, e obbedirà a chi detiene l'autorità: fare di più non ha senso.

Sophocle risponde
A
Antigone (personaggio di Sofocle) 441 a.C. · Antigone risponde a Ismene, nella scena
Antigone rifiuta il suo aiuto, anche tardivo, e dice che seppellirà suo fratello: per lei sarà bello morire facendolo. Aggiunge che deve piacere più a lungo a quelli di laggiù che a quelli di quaggiù.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Le due sorelle non discutono sul valore della legge degli dèi, ma su ciò che si può ragionevolmente esigere da sé stessi. Ismene non dice che l'editto sia giusto: dice di essere troppo debole per resistergli. Questo punto, la disobbedienza costosa che non si impone a tutti, tornerà in Thoreau e King (nostra sintesi).
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Ismene: si obbedisce a chi ha il potere quando si è deboli. Antigone: si segue la legge degli dèi a qualunque costo. Il disaccordo di fondo resta: una legge superiore obbliga tutti a disobbedire, o solo coloro che ne sono capaci?
Hegel 1807 · attacca la premessa 4

Per Hegel, Antigone e Creonte hanno ciascuno ragione e ciascuno torto. Antigone difende la legge divina della famiglia, Creonte la legge umana della città. Ciascuno è rinchiuso in un solo lato della vita etica e misconosce l'altro. Il conflitto non oppone dunque una legge giusta a una legge ingiusta, ma due doveri legittimi (nostra sintesi della sua lettura).

Sophocle risponde
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1807, dopo la morte dell'autore (-406).
Judith Butler 2000
Butler discute la lettura di Hegel e contesta che Antigone rappresenti soltanto la famiglia contro lo Stato. Antigone parla, e parla in pubblico, rivendicando il proprio atto nel linguaggio stesso del potere che sfida. Nemmeno la sua famiglia (è figlia di Edipo e di Giocasta, la madre di Edipo) rientra nel modello di famiglia che Hegel le fa portare.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Hegel non sostiene che si debba obbedire a Creonte: dice che la tragedia nasce dalla collisione di due diritti che la ragione non ha ancora riconciliato. Ciò che toglie ad Antigone è la posizione di avere dalla propria parte, da sola, la giustizia (nostra sintesi).
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Hegel: due diritti si scontrano, ciascuno parziale. Butler: Antigone non rappresenta soltanto la famiglia, il suo atto è anche parola pubblica. Il disaccordo di fondo resta: chi disobbedisce alla legge in nome di una legge superiore ha dalla sua parte tutta la giustizia?