Che cosa rende giusta un'azione?La natura o la coscienza

La legge naturale

Tommaso d'Aquino 1225 · 1274La fede e la ragione non possono contraddirsi.
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Che cosa sostiene

Dunque conservare la vita, prendersi cura dei propri figli, cercare la verità e vivere in pace con gli altri sono precetti della legge naturale, validi per tutti.

Perché

Ciò verso cui la nostra natura ci inclina, la ragione lo coglie come un bene: restare in vita, crescere i figli, conoscere la verità.

In breve

«La legge naturale» è un argomento di Tommaso d'Aquino (Summa theologiae, I-II, q.94, a.2) sulla domanda «Che cosa rende giusta un'azione?» (risposta: la natura o la coscienza). La sua tesi: Dunque conservare la vita, prendersi cura dei propri figli, cercare la verità e vivere in pace con gli altri sono precetti della legge naturale, validi per tutti. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P4). AskPhilosophy presenta 4 obiezioni, 2 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Summa theologiae, I-II, q.94, a.2
Valido con una premessa implicita

Esistono regole morali valide per tutti gli esseri umani, credenti o no? Tommaso risponde di sì: la ragione le legge nelle nostre inclinazioni naturali, a partire da un principio che tutti ammettono.

P1Il bene è ciò che tutte le cose cercano. Di qui il primo precetto: il bene va fatto e perseguito, e il male evitato.
P2Tutto ciò verso cui l'uomo è naturalmente inclinato, la ragione lo coglie come un bene, dunque come qualcosa da perseguire.
P3L'uomo è naturalmente inclinato a conservare la propria vita (come ogni essere), ad accoppiarsi e a crescere i figli (come ogni animale), a conoscere la verità e a vivere in società (in quanto essere razionale).
P4 · premessa implicitaCiò che la ragione coglie naturalmente come un bene lo è davvero: le nostre inclinazioni naturali, ordinate dalla ragione, mostrano ciò che è buono per l'uomo, e non soltanto ciò che di fatto desidera. Per Tommaso, ciò accade perché esse sono l'impronta in noi della legge eterna di Dio.
Dunque conservare la vita, prendersi cura dei propri figli, cercare la verità e vivere in pace con gli altri sono precetti della legge naturale, validi per tutti.

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Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P4, il computer trova un caso in cui siamo inclinati verso la vita o la vita sociale, in cui la ragione li percepisce come beni, ma in cui questa percezione è errata: nulla allora ci obbliga a perseguirli.
Valido con P4. Senza di essa, si passa da «ciò verso cui siamo inclinati» a «ciò che dobbiamo fare» senza giustificazione: è il salto che Hume rimprovererà a tutte le etiche di questo tipo. Nel sistema di Tommaso P4 non è nascosta: deriva dall'idea che le nostre inclinazioni partecipino della legge eterna (I-II, q.91, a.2). Ma non compare nell'argomento stesso, e presuppone un Creatore o, almeno, una natura umana orientata verso dei fini. I tomisti del Novecento (Germain Grisez, John Finnis) rispondono a Hume che Tommaso non deduce un dovere da un fatto: i beni fondamentali (la vita, la conoscenza, l'amicizia) sono evidenti per la ragione pratica, come i primi princìpi.
Analogia. Un libretto di istruzioni per un seme: la sua natura indica già ciò che gli fa bene (acqua, luce, terra). Tommaso pensa che la natura umana indichi allo stesso modo i propri beni, e che la ragione sappia leggere queste istruzioni. Resta la domanda: chi ha scritto il libretto di istruzioni, e ce n'è davvero uno?

Obiezioni

4

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

O
Obiezione anticipata da Tommaso (q.94, a.4, obiezione 3) attacca la premessa 3

Gli esseri umani non hanno tutti le stesse inclinazioni: alcuni sono portati verso i piaceri, altri verso gli onori, altri verso altre cose. Non può dunque esserci un'unica legge naturale per tutti.

d'Aquino risponde
d'Aquino
Ciò che è comune a tutti è che la ragione deve dirigere tutte queste inclinazioni. La varietà dei desideri non esclude una regola unica: ordinarli secondo ragione.
O
Obiezione anticipata da Tommaso (q.94, a.4: la diversità dei popoli) attacca la premessa 2

I popoli non giudicano allo stesso modo. Tommaso stesso porta l'esempio: secondo Giulio Cesare, gli antichi Germani non consideravano ingiusto il saccheggio. Se la ragione vedesse naturalmente il bene, tutti vedrebbero la stessa cosa.

d'Aquino risponde
d'Aquino
I primi princìpi sono gli stessi per tutti e conosciuti da tutti. Sono le applicazioni particolari che possono variare o essere oscurate, dalla passione, da una cattiva usanza o da una cattiva disposizione.
Hume (non si ricava un «dovere» da un «essere») 1740 · attacca la premessa 4

Da ciò che è (siamo portati verso una certa cosa) non si può dedurre ciò che deve essere (bisogna perseguirla). Un'inclinazione naturale resta un fatto; occorre una ragione ulteriore per farne un dovere. Il testo di Hume (Trattato sulla natura umana, libro III) non è ancora nel nostro corpus.

senza risposta
sintesi: il suo testo non è ancora nel nostro corpus
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1740, dopo la morte dell'autore (1274).
Darwin e la biologia evoluzionistica 1871 · attacca la premessa 4

Darwin spiega il senso morale con l'evoluzione (L'origine dell'uomo, 1871). Le nostre inclinazioni derivano dalla selezione naturale: hanno aiutato i nostri antenati a sopravvivere e a riprodursi. Nulla garantisce che indichino ciò che è buono; alcune (l'aggressività, la diffidenza verso gli stranieri) sono naturali eppure cattive.

senza risposta
sintesi: il suo testo non è ancora nel nostro corpus
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1871, dopo la morte dell'autore (1274).