DomandeChe cos'è una società giusta?I diritti non derivano dagli antenati
Che cos'è una società giusta?I diritti naturali

I diritti non derivano dagli antenati

Mary Wollstonecraft 1759 · 1797Le donne possiedono la stessa ragione: le si educhi di conseguenza.
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Che cosa sostiene

Dunque i diritti degli uomini poggiano sulla ragione. Ciascuno li riceve alla nascita in quanto essere razionale, da Dio e non dai propri antenati, e nessuna tradizione può abolirli.

Perché

Se l'antichità bastasse da sola a rendere giusta una consuetudine, la tratta degli schiavi sarebbe giusta: i diritti devono quindi derivare dalla ragione.

In breve

«I diritti non derivano dagli antenati» è un argomento di Mary Wollstonecraft (Rivendicazione dei diritti degli uomini (risposta a Burke, 1790)) sulla domanda «Che cos'è una società giusta?» (risposta: i diritti naturali). La sua tesi: Dunque i diritti degli uomini poggiano sulla ragione. Ciascuno li riceve alla nascita in quanto essere razionale, da Dio e non dai propri antenati, e nessuna tradizione può abolirli. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P3). AskPhilosophy presenta 2 obiezioni, 1 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Rivendicazione dei diritti degli uomini (risposta a Burke, 1790)
Valido con una premessa implicita

Nel 1790 Edmund Burke attacca la Rivoluzione francese: gli inglesi, dice, ricevono le proprie libertà dagli antenati, come un'eredità, e non da astratti «diritti dell'uomo». Meno di un mese dopo, Wollstonecraft pubblica la prima risposta. Il suo metodo: prendere sul serio il rispetto per la tradizione e mostrare dove conduce.

P1Se l'antichità di una consuetudine («prescrizione») bastasse a renderla giusta, la tratta degli schiavi sarebbe giusta e non dovrebbe mai essere abolita, dal momento che i nostri antenati l'hanno autorizzata.
P2Eppure la tratta non è giusta: è un traffico che offende la ragione e la religione.
P3 · premessa implicitaI diritti non possono avere che due fondamenti: la consuetudine ereditata, o la ragione.
Dunque i diritti degli uomini poggiano sulla ragione. Ciascuno li riceve alla nascita in quanto essere razionale, da Dio e non dai propri antenati, e nessuna tradizione può abolirli.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P3, il computer trova una situazione in cui la consuetudine non basta (la tratta lo dimostra) e in cui i diritti non poggiano nemmeno sulla sola ragione: potrebbero derivare da altro, per esempio dalla legge promulgata o dall'utilità.
Valido con P3. Le prime due premesse mostrano soltanto che la consuetudine non basta. Per concludere che è la ragione a fondare i diritti, bisogna supporre che non esista una terza possibilità. È il punto debole: Burke difende appunto una terza via, l'esperienza accumulata delle generazioni, corretta con prudenza.
Analogia. «Abbiamo sempre fatto così» non prova che lo facciamo bene: per secoli i medici hanno praticato il salasso ai propri pazienti. Occorre qualcosa di diverso dall'abitudine per giudicare una pratica.

Obiezioni

2

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

Burke (Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia) 1790 · attacca la premessa 3

Per Burke, una consuetudine non vale solo perché è antica: le istituzioni ereditate racchiudono l'esperienza di molte generazioni, più sicura della ragione di un singolo individuo o di un'assemblea. Esiste dunque una terza via tra la consuetudine congelata e la ragione astratta: riformare, ma con prudenza, a partire da ciò che esiste. «Uno Stato privo dei mezzi di cambiare è privo dei mezzi della propria conservazione.»

Wollstonecraft risponde
Wollstonecraft
L'unica eredità preziosa che i nostri antenati possano lasciarci è la loro esperienza. Ma ne traiamo profitto solo dopo aver acquisito la nostra, ed essa serve da faro che segnala gli scogli, non da cartello indicatore che mostra la strada a ogni bivio.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Burke, del resto, non era favorevole alla tratta: verso il 1780 aveva redatto un piano per abolirla gradualmente («Sketch of a Negro Code»), il che mostra che si può riformare in nome dell'esperienza senza ripartire da zero. Gli anni seguenti, con il Terrore (1793-1794), sembrarono dare ragione a Burke agli occhi di molti lettori: dei diritti proclamati in nome della ragione non hanno impedito la violenza. I suoi difensori vi vedono la prova che dei diritti privi di istituzioni collaudate che li proteggano restano fragili. I sostenitori di Wollstonecraft rispondono che la tratta, invece, è stata abolita solo in nome di princìpi e contro la tradizione.
Bentham (i diritti naturali, «sciocchezze su palafitte») 1816 · attacca la premessa 3

C'è una terza via: i diritti non vengono né dagli antenati né da una ragione eterna, ma dalle leggi. Un diritto è ciò che la legge garantisce, e una buona legge è quella che produce la maggiore felicità. Dei diritti «naturali e imprescrittibili» sono una sciocchezza retorica. Bentham lo scrive verso il 1795 contro la Dichiarazione francese; il testo viene pubblicato solo nel 1816.

senza risposta
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1816, dopo la morte dell'autore (1797).
Il dibattito continua (nostra sintesi) Wollstonecraft è morta nel 1797, e il testo di Bentham è stato pubblicato solo nel 1816. Per lei, questi diritti vengono da Dio, che ha reso l'uomo razionale: è proprio questo il fondamento che Bentham rifiuta. Il dibattito tra diritti naturali (anteriori alle leggi) e diritti creati dalle leggi continua ancora oggi.