Voltaire
Schiacciare l'intolleranza con la ragione e l'ironia.
Voltaire (1694 · 1778, Francia): illuminismo e empirismo. La ragione deve giudicare ogni cosa, compresa la religione. Essa mostra che un ordine tanto sapiente quanto quello del mondo presuppone un artefice intelligente: Voltaire crede in Dio, ma non nei dogmi né nelle Chiese. Su AskPhilosophy: 5 argomenti ricostruiti, 4 citazioni verificate parola per parola sui testi originali, e 3 convinzioni comuni esaminate; ogni testo reca un badge di autenticità (scritto dall'autore, postumo, appunti di allievi, tramandato, apocrifo).
Perché è importante
Fece conoscere in Francia Locke e Newton e inventò per la filosofia un'arma nuova: l'ironia. La sua battaglia per Jean Calas, protestante giustiziato ingiustamente nel 1762, ne fece la grande voce della tolleranza. Candido resta uno dei libri di filosofia più letti al mondo.
La sua epoca
Imprigionato due volte nella Bastiglia in gioventù, esiliato in Inghilterra (1726-1728), visse poi lontano da Parigi, vicino al confine svizzero, a Ferney. Le sue Lettere filosofiche furono bruciate (1734). Quasi tutti i suoi libri di battaglia apparvero senza il suo nome, e spesso negava di esserne l'autore.
Le sue posizioni
clicca su una riga per vedere la provaDeista convinto: l'ordine del mondo prova l'esistenza di un artefice intelligente, «senza temere che qualcuno possa mai farmi cambiare opinione». Ma rifiuta le rivelazioni e i dogmi, e ammette di non sapere se questo Dio sia infinito né se abbia creato la materia.
Discepolo di Locke: non sappiamo nulla se non attraverso l'esperienza, e non esistono idee innate.
Uno scetticismo moderato: su Dio, sull'anima o sull'origine del male, andiamo «di sospetto in sospetto» e giungiamo solo a «pochissime certezze». Egli stesso si presenta come un «filosofo ignorante».
Rifiuta di decidere: «Sono corpo e penso, non ne so di più.» Con Locke ritiene che Dio abbia potuto dare il pensiero alla materia, contro il dualismo di Cartesio.
Tutto ha una causa, comprese le nostre volizioni. Essere liberi significa soltanto poter fare ciò che si vuole: «La vostra volontà non è libera, ma le vostre azioni lo sono.» Ammette di aver pensato diversamente in gioventù.
Tutti i popoli hanno la stessa nozione del giusto e dell'ingiusto, indipendente dalle leggi e dalle religioni. Egli la crede voluta dall'Essere supremo, ma acquisita attraverso la ragione e il sentimento, non innata.
La ragione esamina e giudica; la volontà non sceglie ciò che crediamo: «Qui non si tratta di scommettere, ma di esaminare.» I suoi omaggi alla rivelazione sono per lo più letti come cautele o come ironia.
La ragione non ci dice perché siamo qui («il libro del destino si chiude davanti ai nostri occhi»). Resta la speranza in un avvenire e l'azione utile: «bisogna coltivare il nostro giardino». I lettori discutono su che cosa significhi questa conclusione.
Contro Pascal prende «le parti dell'umanità»: non siamo «né così malvagi né così infelici» come egli dice. Ma vede anche l'uomo reso feroce dal fanatismo.
Ammira l'Inghilterra, che ha limitato il potere dei re e lascia vivere in pace trenta religioni. Difende la libertà di pensiero e l'uguaglianza della giustizia, ma non la democrazia: confida piuttosto nei principi illuminati.
Una legge naturale, la stessa ovunque, il cui principio è la regola d'oro: «Non fare ad altri ciò che non vorresti fosse fatto a te.» Giudica inoltre la morale in base alla sua utilità per la società.