Bernard Williams
La fortuna incide su ciò di cui siamo ritenuti responsabili: la morale non può ignorarla.
La sua vita
Bernard Williams (1929-2003), nato a Westcliff-on-Sea, è stato un filosofo britannico che ha insegnato a Cambridge, Oxford e Berkeley. Criticò l'idea che la morale possa essere ridotta a un'unica teoria, come l'utilitarismo o il kantismo, che ignorerebbe l'integrità della persona. Introdusse la nozione di fortuna morale: il valore morale di un atto dipende in parte da circostanze che non controlliamo.
Le sue opere
Raccolta di saggi, tra cui «Moral Luck»: siamo giudicati in base a risultati che sfuggono in parte al nostro controllo.
Critica la filosofia morale sistematica e difende un ritorno alle pratiche etiche concrete.
Rilegge gli antichi Greci per contestare l'idea di un semplice progresso morale.
Difende il valore della sincerità e della veracità nell'età del sospetto.
Cosa ha scritto
« Queste due cose, la dedizione alla veracità e il sospetto rivolto all'idea di verità, sono collegate l'una all'altra. Il desiderio di veracità dà impulso a un lavoro critico che indebolisce la certezza che esista una verità sicura o enunciabile senza riserve. »
« Se la passione per la veracità viene soltanto controllata e acquietata senza essere soddisfatta, finirà per uccidere le attività che dovrebbe sostenere. »
Posizioni
clicca su una riga per vedere la provaRifiuta sia l'utilitarismo sia il dovere kantiano: entrambi ignorano l'integrità personale e i progetti che danno forma a una vita.
Williams, Utilitarianism: For and Against (1973)
Dubita che la morale abbia un fondamento assoluto al di fuori della vita umana, pur ammettendo che i concetti etici possano comunque veicolare conoscenza.
Williams, Ethics and the Limits of Philosophy (1985)
La vita trae il proprio senso dai nostri progetti profondi, non da un senso dato; una vita senza fine li perderebbe.
Williams, "The Makropulos Case" (1973)