DomandeChe cos'è la felicità?Non volere che ciò che dipende da te
Che cos'è la felicità?La virtù e la saggezza

Non volere che ciò che dipende da te

Ciò che dipende da noi e ciò che non ne dipende

Épictète 50 · 135Ex schiavo diventato maestro stoico: insegna che possiamo agire soltanto sui nostri giudizi e sui nostri desideri, mai sul resto.
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Che cosa sostiene

Dunque la felicità consiste nel volere solo ciò che dipende da noi: solo questo dà libertà e felicità.

Perché

Ciò che non dipende da noi può sempre esserci tolto; considerare nostro solo ciò che è davvero nostro significa non essere più ostacolati.

La stessa idea attraverso la storia
Épictète125Il Manuale (redatto dal suo allievo Arriano) si apre con questa distinzione.
Marco Aurelio170
In breve

«Non volere che ciò che dipende da te» è un argomento di Épictète (Manuale, 1 e 5 (secondo Arriano, circa 125), 125) sulla domanda «Che cos'è la felicità?» (risposta: la virtù e la saggezza). La sua tesi: Dunque la felicità consiste nel volere solo ciò che dipende da noi: solo questo dà libertà e felicità. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P4, P5). AskPhilosophy presenta 2 obiezioni, 0 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Manuale, 1 e 5 (secondo Arriano, circa 125)
Valido con una premessa implicita

Epitteto era uno schiavo: il suo padrone poteva picchiarlo, venderlo, portargli via tutto. Da qui ricava una regola semplice. Separa ciò che dipende da te (ciò che giudichi, ciò che vuoi, ciò che rifiuti) da ciò che non ne dipende (il tuo corpo, i tuoi beni, la tua reputazione). Se vuoi solo la prima cosa, nessuno può impedirti di avere ciò che vuoi. La felicità sta qui. Nota: Epitteto non scrisse nulla; il Manuale è il suo insegnamento messo per iscritto da Arriano.

P1Tra le cose, alcune dipendono da noi (la nostra opinione, la nostra impulsività, il nostro desiderio, la nostra avversione), altre no (il corpo, i beni, la reputazione, le cariche).
P2Se consideri tuo ciò che non dipende da te, sarai ostacolato, afflitto e turbato.
P3Se consideri tuo solo ciò che è davvero tuo, nessuno potrà costringerti, ostacolarti né nuocerti.
P4 · premessa implicitaEssere felici significa non essere né ostacolati né turbati: se nulla ti impedisce di avere ciò che vuoi, sei felice.
P5 · premessa implicitaCiò che ci turba è il giudizio che portiamo sulle cose (Manuale 5), e non le cose stesse: ciò conferma che il turbamento nasce dal volere ciò che è fuori dal nostro potere.
Dunque la felicità consiste nel volere solo ciò che dipende da noi: solo questo dà libertà e felicità.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P4, il computer trova qualcuno che vuole solo ciò che dipende da lui, che nulla ostacola, e che tuttavia non è felice (gli mancano amici, salute, risorse).
P2 e P3 dicono: volere ciò che non è tuo ti rende ostacolato, volere solo ciò che è tuo ti rende libero. Per passare a «essere felici» serve P4: essere liberi da ogni ostacolo è già essere felici. Epitteto lo pensa (parla di «libertà e felicità» insieme), ma il Manuale non lo enuncia come premessa. È il punto che Aristotele e Pascal contestano.
Analogia. Uno studente vuole essere il primo della classe. Non controlla gli altri compiti, né l'umore di chi corregge: se pone lì la sua felicità, è alla mercé di tutto. Se vuole soltanto lavorare il meglio possibile, ciò dipende da lui, e nulla può togliergli questo. Resta da chiedersi se si possa davvero smettere di desiderare il primo posto.

Obiezioni

2

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

Pascal (che riporta il colloquio con il signor di Sacy) 1655 · attacca la conclusione

Epitteto ha ben compreso ciò che dobbiamo, ma si perde nella presunzione di ciò che possiamo: crede che l'uomo abbia in suo potere i mezzi per rendersi perfetto e felice. Pascal parla di una «superbia diabolica»: l'uomo non può, da solo, guarire tutti i suoi vizi.

senza risposta
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1655, dopo la morte dell'autore (135).
Il dibattito continua (nostra sintesi) Epitteto morì intorno al 135: non può rispondere a Pascal. Pascal non dice che la distinzione sia falsa (la riassume con esattezza), ma che la volontà dell'uomo non basta a renderlo felice. Uno stoico risponderebbe che il Manuale non promette una vita facile, ma un lavoro quotidiano sui propri giudizi. La questione resta aperta: è orgoglio, o lucidità, credere di essere padroni dei propri desideri? Nota: il testo di Pascal è il resoconto del colloquio, redatto da Fontaine.
Aristotele 330 a.C. · attacca la premessa 4

La felicità richiede anche beni esterni: è impossibile, o almeno molto difficile, agire bene quando si è del tutto privi di risorse. Essere liberi nei propri giudizi non basta dunque.

senza risposta
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel -330, dopo la morte dell'autore (135).
Il dibattito continua (nostra sintesi) Aristotele visse quattro secoli prima di Epitteto: non lo prende di mira. Uno stoico come Epitteto direbbe che questi beni sono semplici «cose che non dipendono da noi» e che si possono preferire senza riporvi la propria felicità. Aristotele risponderebbe che questa non è più felicità, ma tranquillità: una vita riuscita si gioca anche nel mondo. Marco Aurelio, erede di Epitteto, incontra la stessa obiezione (vedi il suo argomento).