Si può essere certi di qualcosa?Attraverso l'esperienza, con prudenza

Ogni sensazione è vera

Le sensazioni come criterio di verità in Epicuro

Épicure 341 a.C. · 270 a.C.Rifiuta il destino dei filosofi naturalisti: alcune cose accadono per necessità, altre per caso, altre per nostra stessa azione.
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Che cosa sostiene

Dunque nessuna sensazione è falsa e non dobbiamo rifiutarle: l'errore si corregge verificando le nostre opinioni sulla base delle nostre sensazioni, non dubitando di esse.

Perché

Una sensazione registra soltanto ciò che la colpisce; l'errore deriva dal giudizio che vi aggiungiamo, e senza sensazioni non possiamo giudicare nulla.

In breve

«Ogni sensazione è vera» è un argomento di Épicure (Lettera a Erodoto, 38 e 50-52; Massime capitali 23-24) sulla domanda «Si può essere certi di qualcosa?» (risposta: attraverso l'esperienza, con prudenza). La sua tesi: Dunque nessuna sensazione è falsa e non dobbiamo rifiutarle: l'errore si corregge verificando le nostre opinioni sulla base delle nostre sensazioni, non dubitando di esse. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P4). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 3 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Lettera a Erodoto, 38 e 50-52; Massime capitali 23-24
Valido con una premessa implicita

Un bastone immerso nell'acqua sembra spezzato. Un sogno sembra reale. Dobbiamo concludere che i sensi ci ingannano? Epicuro dice di no. Una sensazione si limita a ricevere l'effetto di ciò che la causa: non aggiunge nulla, non toglie nulla, dunque è fedele. L'errore compare quando aggiungiamo un giudizio («è un bastone spezzato») che l'esperienza non conferma o contraddice. Per Epicuro, comunque, rifiutare i sensi è impossibile: tutto ciò che possiamo dire vero o falso si verifica tornando a essi.

P1Una sensazione si limita a registrare l'effetto di ciò che la causa: non vi aggiunge nulla e non ne toglie nulla. Potrebbe dunque essere falsa solo a causa di un errore proveniente da essa soltanto, senza alcun giudizio aggiunto.
P2L'errore deriva sempre da un giudizio aggiunto alla sensazione (un'opinione che l'esperienza non conferma o contraddice).
P3Se rifiutiamo tutte le sensazioni, non ci resta più nulla a cui riferirci per giudicare, nemmeno le sensazioni che diciamo false.
P4 · premessa implicitaAbbiamo effettivamente un modo per giudicare ciò che è vero o falso, e dobbiamo conservarlo.
Dunque nessuna sensazione è falsa e non dobbiamo rifiutarle: l'errore si corregge verificando le nostre opinioni sulla base delle nostre sensazioni, non dubitando di esse.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P4, il computer trova un caso in cui tutte le sensazioni vengono rifiutate senza distruggere alcun criterio, perché non ce n'era: è la posizione di uno scettico che rinuncia a giudicare.
L'argomento è valido con la premessa nascosta P4. P1 e P2 mostrano che una sensazione non può essere falsa: un errore nella sola sensazione non deriva da alcun giudizio aggiunto, eppure ogni errore deriva da un giudizio aggiunto. P3 e P4 mostrano che non possiamo nemmeno rifiutarle. Le obiezioni mirano a P1 e P2: sostengono che il senso stesso possa ingannarci.
Analogia. Un termometro che indica 5 gradi non si sbaglia: indica fedelmente il calore che riceve. Se dico «fa freddo per tutti», è il mio giudizio che può essere falso. Epicuro tratta i sensi come questo termometro.

Obiezioni

3

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

Platone (Teeteto) 369 a.C. · attacca la conclusione

Socrate mostra che la sensazione (vedere, udire, avere freddo) non raggiunge né l'essere delle cose né la verità. La scienza non risiede dunque nelle impressioni dei sensi, ma nel ragionamento che facciamo su di esse. Dire che ogni sensazione è vera non fa dei sensi la fonte della conoscenza.

Épicure risponde
E
Epicuro (il Canone, tramandato da Diogene Laerzio) 300 a.C.
Epicuro non risponde a Platone nominandolo. Ma afferma che il ragionamento non può giudicare i sensi, perché ogni ragionamento trae le sue nozioni dalle sensazioni. Per lui «vera» significa «fedele a ciò che la affetta», non «conoscenza completa»: il ragionamento viene dopo e dipende dai sensi.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Nostra sintesi: un disaccordo profondo sul punto di partenza della conoscenza. Per Platone la verità richiede l'intelletto che coglie l'essere; per Epicuro comincia con le sensazioni. Il dibattito tra razionalisti ed empiristi continua in altre forme.
René Descartes (Meditazioni I) 1641 · attacca la premessa 2

Ho appreso tutto ciò che ritenevo più vero dai sensi o per mezzo dei sensi, eppure ho talvolta constatato che essi sono ingannevoli. È prudente non fidarsi mai interamente di coloro che ci hanno ingannato anche una sola volta. Dunque i sensi stessi possono essere in difetto, non soltanto il nostro giudizio.

un difensore risponde
vedi l'argomento
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1641, dopo la morte dell'autore (-270).
G
Gli epicurei (secondo Diogene Laerzio, X, 34) difensore dell'argomento · 300 a.C.
Gli epicurei rispondono a questo genere di casi con l'esempio della torre. Da lontano sembra rotonda: la sensazione è fedele a ciò che accade all'occhio. L'errore consiste nell'affermare «è rotonda» senza attendere. Bisogna «attendere e avvicinarsi alla torre» e vedere come appare da vicino. Il giudizio attende la conferma; la sensazione, invece, non era falsa.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Nostra sintesi: Cartesio ed Epicuro concordano che i sensi da soli non bastano a conoscere. Differiscono su ciò che si chiama «inganno». Per Epicuro l'inganno viene dal giudizio; per Cartesio i casi di illusione (sogno, arto fantasma) mostrano che anche la sensazione può ingannare. Il dibattito riguarda il significato della parola «falsa».
S
Sesto Empirico (i modi scettici) 190 · attacca la conclusione

Uno stesso oggetto si presenta in modi opposti a seconda degli animali, delle persone e della loro condizione (il miele appare dolce a uno, amaro a un malato). Queste sensazioni non possono essere tutte vere dell'oggetto, e nulla permette di scegliere tra di esse. Bisogna dunque sospendere il giudizio sulla natura dell'oggetto.

Épicure risponde
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 190, dopo la morte dell'autore (-270).
E
Epicuro (il Canone, tramandato da Diogene Laerzio) 300 a.C. · Epicuro (testo più antico)
Epicuro dice che una sensazione non può confutarne un'altra, né dello stesso genere (hanno lo stesso valore) né di un altro genere (non giudicano le stesse cose). Il miele dolce e il miele amaro sono due sensazioni vere, ciascuna di ciò che affetta un determinato organismo. L'errore sarebbe dire «il miele è amaro in sé».
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Nostra sintesi: la risposta di Epicuro salva le sensazioni legandole a chi sente. Gli scettici replicano che allora le sensazioni non ci dicono più nulla sull'oggetto stesso. Epicuro aggiunge che si scopre che cos'è l'oggetto mediante confronti e conferme. Un dibattito aperto.