DomandeIl tempo esiste davvero?Il tempo è la forma del nostro senso interno: reale per l'esperienza, nulla in sé
Il tempo esiste davvero?Il tempo è nella mente

Il tempo è la forma del nostro senso interno: reale per l'esperienza, nulla in sé

L'idealità trascendentale del tempo; il tempo come forma a priori del senso interno

Immanuel Kant 1724 · 1804Stabilire i limiti della ragione; agire per dovere.
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Che cosa sostiene

Dunque il tempo è la forma del nostro senso interno, la condizione a priori di ogni intuizione. Ha realtà empirica (vale per tutto ciò che possiamo sperimentare) e idealità trascendentale (a prescindere dal nostro modo di intuire, non è nulla).

Perché

Il tempo non è tratto dall'esperienza, la rende possibile; dunque non può che essere una forma della nostra mente, non una cosa in sé.

La stessa idea attraverso la storia
Agostino d'Ippona400Agostino colloca già il tempo nell'anima (distensio animi), ma come un'estensione che l'anima misura. Kant ne fa una condizione di ogni esperienza.
Immanuel Kant1787Kant: il tempo non è un concetto tratto dall'esperienza, è la forma a priori dell'intuizione interna, dunque di ogni esperienza possibile.
In breve

«Il tempo è la forma del nostro senso interno: reale per l'esperienza, nulla in sé» è un argomento di Immanuel Kant (Critica della ragion pura, Estetica trascendentale, §§ 4-7 (1781, 2ª ed. 1787), 1787) sulla domanda «Il tempo esiste davvero?» (risposta: il tempo è nella mente). La sua tesi: Dunque il tempo è la forma del nostro senso interno, la condizione a priori di ogni intuizione. Ha realtà empirica (vale per tutto ciò che possiamo sperimentare) e idealità trascendentale (a prescindere dal nostro modo di intuire, non è nulla). Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P5). AskPhilosophy presenta 4 obiezioni, 4 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Critica della ragion pura, Estetica trascendentale, §§ 4-7 (1781, 2ª ed. 1787)
Valido con una premessa implicita

Per Newton, il tempo è un grande fiume che scorre da sé, che le cose ci siano o no. Per Leibniz, è solo un ordine tra le cose. Kant decide diversamente: non possiamo percepire nulla senza collocarlo nel tempo, e sappiamo con certezza alcune cose sul tempo (ha una sola dimensione, i suoi momenti si susseguono) che l'esperienza non potrebbe insegnarci. Dunque il tempo viene da noi: è la forma del nostro senso interno, come lo spazio è quella dei nostri sensi esterni. È reale per tutto ciò che possiamo sperimentare, ma non è una proprietà delle cose in se stesse.

P1Il tempo non è un concetto tratto dall'esperienza. Non potremmo nemmeno percepire che le cose sono simultanee o successive se l'idea di tempo non fosse già presente.
P2Il tempo è una rappresentazione necessaria: possiamo togliere col pensiero i fenomeni dal tempo, ma non possiamo togliere il tempo dai fenomeni.
P3Abbiamo principi certi sul tempo (una sola dimensione; tempi diversi sono successivi, non simultanei). L'esperienza non dà né universalità rigorosa né certezza assoluta: questi principi dunque non derivano da essa.
P4Se il tempo esistesse per se stesso, o come ordine inerente alle cose, non potrebbe precedere gli oggetti come loro condizione, e non potremmo conoscerlo a priori mediante proposizioni sintetiche.
P5 · premessa implicitaCi sono solo tre possibilità: il tempo è una cosa in sé, oppure un ordine delle cose in sé, oppure la condizione soggettiva della nostra intuizione. Inoltre, ciò che si conosce a priori (da P1 a P3) non può essere stato appreso dalle cose.
Dunque il tempo è la forma del nostro senso interno, la condizione a priori di ogni intuizione. Ha realtà empirica (vale per tutto ciò che possiamo sperimentare) e idealità trascendentale (a prescindere dal nostro modo di intuire, non è nulla).

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P5, il computer trova un caso in cui il tempo è conosciuto a priori e tuttavia non è soltanto nel soggetto: sarebbe al tempo stesso nelle cose e nella nostra intuizione, oppure lo conosceremmo perché la nostra mente è fatta per le cose così come sono.
Valido con P5, la premessa nascosta: le uniche possibilità sono le tre elencate, e ciò che è conosciuto a priori non proviene dalle cose. Da P1 a P3 mostrano che conosciamo il tempo a priori; P4 esclude che il tempo sia nelle cose; P5 conclude che è nel soggetto. I critici hanno preso di mira soprattutto questa disgiunzione (si veda Trendelenburg).
Analogia. Indossa occhiali con lenti verdi: tutto ciò che vedi è verde, e puoi affermare in anticipo che lo sarà tutto ciò che vedrai. Questa certezza non ti insegna nulla sugli oggetti, viene dai tuoi occhiali. Per Kant, il tempo è come quegli occhiali: colora tutta la nostra esperienza, e possiamo dire in anticipo che essa sarà nel tempo.

Obiezioni

4

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

J
Johann Heinrich Lambert e Moses Mendelssohn 1770 · attacca la conclusione

I cambiamenti sono reali: lo prova la successione delle nostre stesse rappresentazioni, anche se si negano tutti i fenomeni esterni. Ora, i cambiamenti sono possibili solo nel tempo. Dunque il tempo è qualcosa di reale, e non soltanto una forma della nostra mente.

Kant risponde
Immanuel Kant 1787 · La risposta di Kant
Kant concede l'intero argomento: il tempo è qualcosa di reale, come forma reale dell'intuizione interna. Ha dunque una realtà in rapporto all'esperienza interna. Ciò che rifiuta è che il tempo sia un oggetto o che abbia una realtà assoluta, indipendente dal nostro modo di intuire.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Nostra sintesi: Kant non nega che il cambiamento sia reale per noi; nega che il tempo sia altro dalla forma in cui il cambiamento ci appare. Kant non nomina i suoi avversari nella Critica (parla di «menti acute»); li si identifica a partire dalla loro corrispondenza del 1770. Il disaccordo di fondo resta: si può dire che qualcosa è «reale» senza che sia reale in sé?
Isaac Newton 1687 · attacca la premessa 4

Il tempo assoluto, vero e matematico, di per sé e per sua propria natura, scorre uniformemente, senza relazione con alcunché di esterno. Gli orologi e i movimenti ne danno solo misure approssimate.

un difensore risponde
vedi l'argomento
Non abbiamo ancora individuato una risposta diretta di Kant nei suoi testi.
Immanuel Kant difensore dell'argomento · 1787
Kant rimprovera a coloro che fanno del tempo una sostanza (il partito dei «filosofi naturali matematici») di ammettere due non-enti eterni e infiniti, che esistono senza che vi sia nulla di reale, solo per contenere tutto ciò che è reale.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Kant scrive dopo Newton e prende di mira coloro che fanno dello spazio e del tempo delle «sostanze» («i filosofi naturali matematici») senza nominarlo. Rimprovera loro di ammettere «due non-enti eterni e infiniti, che esistono solo per contenere tutto ciò che è reale».
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Nostra sintesi: è il dibattito classico tra un tempo «contenitore» (Newton) e un tempo legato all'osservatore (Kant) o all'ordine delle cose (Leibniz). Il primo spiega perché la fisica funziona, il secondo perché sappiamo in anticipo certe cose sul tempo. Punto controverso.
A
Adolf Trendelenburg 1840 · attacca la premessa 5

Kant non ha dimostrato che il tempo non possa essere al tempo stesso una forma della nostra intuizione e una proprietà delle cose. Che il tempo venga da noi non impedisce che corrisponda anche a ciò che è. La disgiunzione di Kant presenta dunque una falla, che da allora si chiama «lacuna di Trendelenburg».

un difensore risponde
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1840, dopo la morte dell'autore (1804).
K
Kuno Fischer difensore dell'argomento · 1870
Kuno Fischer difende Kant contro Trendelenburg nell'Anti-Trendelenburg (1870). Sostiene che Kant avesse già risolto questo punto.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Nostra sintesi: la polemica tra Trendelenburg e Fischer fu aspra nell'Ottocento e verte su un solo punto: l'a priori basta a escludere che il tempo sia anche nelle cose? Punto aperto: i kantiani e i loro critici non si sono messi d'accordo.
Albert Einstein 1905 · attacca la premessa 3

Per Kant, tutti i tempi sono parti di un unico e medesimo tempo, valido per tutti. Ma Einstein mostra nel 1905 che due eventi simultanei per un osservatore non lo sono per un altro che si muove: non esiste un tempo unico per tutti, e ciò che Kant riteneva certo in anticipo dipende dall'esperienza (dalla velocità della luce).

un difensore risponde
vedi l'argomento
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1905, dopo la morte dell'autore (1804).
E
Ernst Cassirer difensore dell'argomento · 1921
Cassirer sostiene che la relatività non confuta Kant. Ciò che Kant ritiene a priori è che ogni esperienza si disponga in un ordine temporale, non un modo preciso di misurare il tempo. La fisica cambia la misura, non l'esigenza di un ordine.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Nostra sintesi: Einstein non scrisse contro Kant; furono i suoi commentatori a ricavare questa obiezione dalla sua teoria. Il disaccordo di fondo riguarda ciò che Kant considerava a priori: una struttura precisa (un solo tempo) o soltanto la forma generale di un ordine. Punto controverso.