Il Dao che può essere nominato non è il vero Dao
Dunque la Via che può essere detta non è la Via costante: tutto ciò che ne diciamo non è che un nome provvisorio.
Il Dao precede ogni distinzione, e le parole servono solo a distinguere: non possono coglierlo così com'è.
«Il Dao che può essere nominato non è il vero Dao» è un argomento di Laozi (Daodejing, 1, 2 e 25) sulla domanda «Si può essere certi di qualcosa?» (risposta: ciò che sfugge alle parole). La sua tesi: Dunque la Via che può essere detta non è la Via costante: tutto ciò che ne diciamo non è che un nome provvisorio. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P3). AskPhilosophy presenta 2 obiezioni, 1 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.
La prima frase del libro è forse la più celebre del pensiero cinese: la Via che può essere detta non è la Via costante. Il testo non la argomenta, la afferma, in versi. Qui ricostruiamo un ragionamento a partire da più capitoli: è una semplificazione, e il passaggio dalla poesia alla forma P1, P2… → C è già un'interpretazione.
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Senza la premessa implicita: Senza P3, il computer trova un caso in cui i nomi dividono, in cui il Dao precede ogni divisione, e in cui tuttavia lo si può dire così com'è.
Obiezioni
2Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.
Bai Juyi, poesia «Leggendo Laozi» (IX sec.) attacca la conclusione«Chi parla non sa, chi sa tace.» Ma se Laozi sapeva, perché ha scritto cinquemila caratteri? Un libro che afferma che la Via non si può dire si contraddice dicendola. Zhuangzi, che pure sta dalla stessa parte, vedeva già il problema: se tutto è uno, possono esserci parole? Ma dal momento che l'abbiamo detto, come potrebbe non essercene?
Laozi risponde
«Chi parla non sa, chi sa tace.» Ma se Laozi sapeva, perché ha scritto cinquemila caratteri? Un libro che afferma che la Via non si può dire si contraddice dicendola. Zhuangzi, che pure sta dalla stessa parte, vedeva già il problema: se tutto è uno, possono esserci parole? Ma dal momento che l'abbiamo detto, come potrebbe non essercene?
Wittgenstein 1921 · attacca la premessa 2«Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere» (Tractatus, 7). Se il Dao è davvero indicibile, allora frasi come «è l'origine senza nome di tutte le cose» non sono verità imperfette, ma frasi prive di contenuto. Non si può al tempo stesso dire che qualcosa sfugge alle parole e descriverlo (madre, vuoto, origine). Wittgenstein ammette tuttavia che l'inesprimibile «si mostra» (6.522).
senza risposta
«Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere» (Tractatus, 7). Se il Dao è davvero indicibile, allora frasi come «è l'origine senza nome di tutte le cose» non sono verità imperfette, ma frasi prive di contenuto. Non si può al tempo stesso dire che qualcosa sfugge alle parole e descriverlo (madre, vuoto, origine). Wittgenstein ammette tuttavia che l'inesprimibile «si mostra» (6.522).