Ciò che è non nasce e non passa: il divenire è solo un nome
La via della verità; l'essere immobile; «è ora, tutto insieme»
Dunque ciò che è non ha né passato né futuro: «non è stato e non sarà», è ora, tutto insieme, uno, continuo. Il divenire e il passare del tempo sono soltanto nomi che i mortali hanno posto, credendoli veri.
Ciò che è non può venire da ciò che non è, né tornarvi: non c'è dunque né nascita né fine, e il divenire è solo un nome.
«Ciò che è non nasce e non passa: il divenire è solo un nome» è un argomento di Parménide (Sulla natura, frammenti B7 e B8 (ca. 480 a.C.), 480 a.C.) sulla domanda «Il tempo esiste davvero?» (risposta: il passare è un'illusione). La sua tesi: Dunque ciò che è non ha né passato né futuro: «non è stato e non sarà», è ora, tutto insieme, uno, continuo. Il divenire e il passare del tempo sono soltanto nomi che i mortali hanno posto, credendoli veri. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P4, P5). AskPhilosophy presenta 4 obiezioni, 1 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.
Una cosa nasce, cambia, scompare: ciò ci sembra evidente. Parmenide di Elea, quasi 2.500 anni fa, sostiene che la ragione lo vieta. Perché una cosa nasca, dovrebbe uscire da ciò che non è; perché perisca, dovrebbe tornarvi. Ora, ciò che non è non può essere né pensato né detto. Dunque ciò che è non ha né inizio né fine, non ha né passato né futuro: è «ora, tutto insieme». Lo scorrere del tempo, con le sue nascite e le sue morti, non sarebbe che un insieme di nomi. Il ragionamento ci è noto attraverso frammenti del suo poema, citati da autori più tardi; la traduzione francese che citiamo è quella di Tannery (1887), antica e libera, quella inglese di Burnet (1920). È la tesi più radicale del sito sul tempo: non dice soltanto che il passato e il futuro esistono quanto il presente, nega che ci sia un passato e un futuro di ciò che è.
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Senza la premessa implicita: Senza P4, si può accettare da P1 a P3 e tuttavia dire che le cose cambiano: un ramo passa dal verde al giallo senza trarre nulla dal nulla, diventa altro restando ciò che è. Senza P5, si può ammettere che non c'è divenire e conservare comunque un tempo che passa, come una successione di stati che si sostituiscono.
Obiezioni
4Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.
Platone 360 a.C. · attacca la premessa 1Nel Sofista, lo Straniero di Elea riprende il divieto di Parmenide e dice che siamo andati oltre lui: abbiamo mostrato che il non essere è, ma come «altro» e non come contrario dell'essere. Dire che una cosa «non è» tale o tal altra significa dire che è altra da quella. Le parole «non è» hanno dunque un senso perfettamente pensabile, e la seconda via non è un vicolo cieco.
senza risposta
Nel Sofista, lo Straniero di Elea riprende il divieto di Parmenide e dice che siamo andati oltre lui: abbiamo mostrato che il non essere è, ma come «altro» e non come contrario dell'essere. Dire che una cosa «non è» tale o tal altra significa dire che è altra da quella. Le parole «non è» hanno dunque un senso perfettamente pensabile, e la seconda via non è un vicolo cieco.
Aristotele 350 a.C. · attacca la premessa 2Nella Fisica, Aristotele espone il ragionamento dei primi pensatori: ciò che nasce deve venire da ciò che è o da ciò che non è, ed entrambe le cose sono impossibili. Lo accetta in parte: nulla viene dal non essere in senso assoluto. Ma sostiene che una cosa può venire dal non essere «in un senso ristretto»: viene dalla privazione, per esempio il bronzo che non ha ancora la forma della statua, mentre la materia resta presente nel risultato. Il cambiamento non è dunque un'emersione dal nulla.
senza risposta
Nella Fisica, Aristotele espone il ragionamento dei primi pensatori: ciò che nasce deve venire da ciò che è o da ciò che non è, ed entrambe le cose sono impossibili. Lo accetta in parte: nulla viene dal non essere in senso assoluto. Ma sostiene che una cosa può venire dal non essere «in un senso ristretto»: viene dalla privazione, per esempio il bronzo che non ha ancora la forma della statua, mentre la materia resta presente nel risultato. Il cambiamento non è dunque un'emersione dal nulla.
Aristotele 350 a.C. · attacca la premessa 6Un fisico non può lasciarsi fermare da un ragionamento che nega il movimento. Dobbiamo ammettere che le cose della natura sono in movimento, tutte o alcune, e l'induzione, cioè l'osservazione ripetuta, lo rende evidente. Egli dice anche, alcune righe prima, che in Melisso e Parmenide «le premesse sono false e le conclusioni non seguono».
Parménide risponde
Un fisico non può lasciarsi fermare da un ragionamento che nega il movimento. Dobbiamo ammettere che le cose della natura sono in movimento, tutte o alcune, e l'induzione, cioè l'osservazione ripetuta, lo rende evidente. Egli dice anche, alcune righe prima, che in Melisso e Parmenide «le premesse sono false e le conclusioni non seguono».
Henri Bergson 1907 · attacca la conclusioneNell'Evoluzione creatrice Bergson ritiene che gli argomenti di Zenone, discepolo di Parmenide, contro il movimento poggino su una confusione: si applica il movimento alla linea percorsa, che si può dividere a piacere. Questa assurdità svanisce quando si adotta col pensiero la continuità del movimento reale, quella di cui ciascuno ha coscienza nell'alzare un braccio. La durata vissuta non è una serie di arresti.
senza risposta
Nell'Evoluzione creatrice Bergson ritiene che gli argomenti di Zenone, discepolo di Parmenide, contro il movimento poggino su una confusione: si applica il movimento alla linea percorsa, che si può dividere a piacere. Questa assurdità svanisce quando si adotta col pensiero la continuità del movimento reale, quella di cui ciascuno ha coscienza nell'alzare un braccio. La durata vissuta non è una serie di arresti.