Averroè
La verità non può contraddire la verità: filosofia e fede concordano.
La provvidenza e l'invenzione
Dunque esiste un agente che vuole l'ordine del mondo e inventa gli esseri: è Dio.
Tutto quaggiù si addice all'esistenza dell'uomo, e questo accordo non può derivare dal caso; tutto ciò che è inventato ha un inventore.
Come provare l'esistenza di Dio a tutti, dotti e persone semplici? I teologi ash'ariti del suo tempo partono da una dimostrazione difficile: il mondo è fatto di particelle e di accidenti che hanno un inizio, dunque ha avuto un inizio, dunque ha un creatore. Averroè ritiene questa via troppo oscura per la folla e non abbastanza rigorosa per i dotti. Propone le due prove che trova nel Corano: l'universo è fatto per l'uomo (la provvidenza), e la vita compare là dove non ce n'era (l'invenzione). Il dotto e la persona semplice fanno la stessa prova; il dotto la fa soltanto con più dettagli, come qualcuno che conosce il mestiere dell'artigiano.
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Senza la premessa implicita: Senza P3, il computer trova un mondo in cui tutto è adatto alla vita, senza puro caso e senza intenzione: una terza causa, cieca ma non casuale, ha fatto la selezione. È l'idea di Darwin (terza obiezione). La prova dell'invenzione, invece, rimane valida: è P4 che bisognerebbe contestare.
Obiezioni
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Al-Ghazali 1095 · attacca la conclusionePer chi ritiene il mondo eterno, come i filosofi sulla scia di Aristotele (e più tardi Averroè), nulla è veramente «inventato»: agire è far passare una cosa dal nulla all'essere. Se il mondo è sempre esistito, Dio non ne è veramente l'agente, e il mondo non è veramente la sua opera: dire «Creatore» non è più che un modo di dire.
Averroè risponde
Per chi ritiene il mondo eterno, come i filosofi sulla scia di Aristotele (e più tardi Averroè), nulla è veramente «inventato»: agire è far passare una cosa dal nulla all'essere. Se il mondo è sempre esistito, Dio non ne è veramente l'agente, e il mondo non è veramente la sua opera: dire «Creatore» non è più che un modo di dire.
Hume (Filone, nei Dialoghi) 1779 · attacca la premessa 3Filone, lo scettico dei Dialoghi di Hume, riprende un'antica ipotesi: la materia, ricombinandosi per un tempo immenso, finisce per incappare in un ordine stabile. È inutile allora stupirsi che le parti di un animale siano ben adattate tra loro: come potrebbe un animale sopravvivere se non lo fossero? Ciò che non è adattato scompare.
Averroè risponde
Filone, lo scettico dei Dialoghi di Hume, riprende un'antica ipotesi: la materia, ricombinandosi per un tempo immenso, finisce per incappare in un ordine stabile. È inutile allora stupirsi che le parti di un animale siano ben adattate tra loro: come potrebbe un animale sopravvivere se non lo fossero? Ciò che non è adattato scompare.
Charles Darwin 1859 · attacca la premessa 3Esiste una terza spiegazione, né puro caso né intenzione: la selezione naturale. Gli esseri viventi variano un poco a ogni generazione, e le variazioni utili vengono conservate. Ma questa selezione non produce mai un organo per il solo bene di un'altra specie. Darwin scrive: se si dimostrasse che una parte di una specie è stata formata per il bene esclusivo di un'altra, la sua teoria ne sarebbe annientata. Ora, la prova di Averroè dice appunto che tutto quaggiù è fatto per l'uomo.
senza risposta
Esiste una terza spiegazione, né puro caso né intenzione: la selezione naturale. Gli esseri viventi variano un poco a ogni generazione, e le variazioni utili vengono conservate. Ma questa selezione non produce mai un organo per il solo bene di un'altra specie. Darwin scrive: se si dimostrasse che una parte di una specie è stata formata per il bene esclusivo di un'altra, la sua teoria ne sarebbe annientata. Ora, la prova di Averroè dice appunto che tutto quaggiù è fatto per l'uomo.