Cicerone
La vera legge è la retta ragione, conforme alla natura.
Idee sbagliate comuni
Cicerone era uno stoico.
Appartiene alla Nuova Accademia, la scuola di Platone divenuta scettica: cerca il probabile e fa parlare tutte le scuole. In etica riprende molto dagli stoici, ma lo dice lui stesso: «non da semplice traduttore», scegliendo ciò che prende. Nella Natura degli dèi, è un accademico, Cotta, a smontare le prove stoiche.
«Summum ius, summa iniuria» (il massimo del diritto è il massimo dell'ingiustizia) è una formula coniata da Cicerone.
Lo cita come un proverbio «già logoro» ai suoi tempi. Lo usa contro coloro che rispettano la lettera di un trattato per tradirne lo spirito, come quel generale che saccheggiava di notte durante una tregua «di trenta giorni».
Nella Natura degli dèi, Cicerone dimostra che gli dèi non esistono.
Il personaggio di Cotta confuta le prove degli stoici, ma precisa che crede negli dèi per tradizione e vuole soltanto mostrare quanto la questione sia oscura. L'ultima frase del libro esprime l'opinione di Cicerone: Balbo, il difensore degli dèi e della Provvidenza, gli sembra più vicino al probabile.
Il finto testo «Lorem ipsum» dei tipografi viene da Cicerone.
Sì, ma deformato: viene da un passo del De finibus (I, 32), «neque porro quisquam est qui dolorem ipsum…», tagliato e rimescolato fino a non voler più dire nulla. Questo libro non è ancora nel nostro corpus.