Giordano Bruno
L'universo è infinito, popolato da innumerevoli mondi.
Idee sbagliate comuni
Bruno fu bruciato per aver difeso Copernico e la scienza.
Stando ai testi che abbiamo, le domande riguardavano soprattutto la teologia. Davanti ai giudici veneziani viene interrogato sulla Trinità; ammette di aver dubitato che il Figlio e lo Spirito Santo siano «persone» e che il Figlio si sia incarnato. Schoppe, presente alla lettura della sentenza, elenca i «dogmi» che trova nei suoi libri: mondi innumerevoli, ma anche il passaggio delle anime da un corpo all'altro, la magia, lo Spirito Santo come anima del mondo, Cristo che non sarebbe Dio (elenco di un testimone ostile, che dice di citare i titoli a memoria). La pluralità dei mondi figurava dunque tra le tesi che gli venivano rimproverate, ma Copernico non era ancora stato condannato (lo sarà nel 1616). La sentenza stessa non è nel nostro corpus: non possiamo dire, testo alla mano, quali capi d'accusa l'abbiano decisa.
Bruno, martire del libero pensiero.
Morì rifiutando di abiurare, e difendeva la libertà del filosofo: pretendere che esista una sola via per conoscere la natura è orgoglio. Ma l'immagine del «martire del libero pensiero» è soprattutto una costruzione dell'Ottocento: la statua di Campo de' Fiori fu inaugurata nel 1889 da ambienti anticlericali. Lo stesso Bruno diceva di odiare «il volgo», e il suo portavoce approva che certe verità non siano insegnate al popolo. La libertà che difende è anzitutto quella del filosofo.
«Voi avete più paura a pronunciare questa sentenza di quanta ne abbia io a riceverla»: furono le sue ultime parole.
La frase è ben attestata, ma da un solo testimone, Kaspar Schoppe, un convertito ostile a Bruno, in una lettera scritta il giorno del rogo. Non fu pronunciata sul rogo, ma l'8 febbraio 1600, dopo la lettura della sentenza, e comincia con «forse» (forsan). Schoppe aggiunge che, sul rogo, Bruno respinse con aria torva l'immagine di Cristo crocifisso che gli veniva presentata.