DomandeDio esiste?Da dove viene la coscienza? Dal fisico si ricava soltanto il fisico
Dio esiste?TeismoLa coscienza

Da dove viene la coscienza? Dal fisico si ricava soltanto il fisico

L'argomento della coscienza

J. P. Moreland nato nel 1948La coscienza si spiega male con la sola materia: è un indizio a favore di Dio.
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Che cosa sostiene

Dunque la spiegazione della coscienza è Dio: l'esistenza di esseri coscienti è un indizio a favore di Dio, e contro l'idea che la materia sia tutto ciò che esiste.

Perché

Una spiegazione scientifica porta solo dal fisico al fisico, e la coscienza non è fisica.

La stessa idea attraverso la storia
Gottfried Wilhelm Leibniz1714Il mulino della Monadologia: visitando una macchina che pensa, ingrandita fino alle dimensioni di un mulino, troviamo soltanto pezzi che si spingono l'un l'altro, mai una percezione. Leibniz ne conclude che la percezione non viene dalla macchina; non ne trae ancora un argomento per Dio.
Richard Swinburne1979In The Existence of God (capitolo 9, ripreso nella seconda edizione del 2004), sostiene che i legami regolari tra cervello e coscienza sfuggono a ogni spiegazione scientifica, ma si spiegano se un Dio li ha voluti. Ne fa un argomento probabilistico: la coscienza rende Dio più probabile.
Robert Merrihew Adams1987In «Flavors, Colors, and God» («Sapori, colori e Dio»), Robert Adams parte da una domanda semplice: perché un dato stato del cervello dà questo colore o questo sapore, e non un altro? Moreland cita Adams e Swinburne come le sue due fonti.
J. P. Moreland1998Dà all'argomento una forma in nove passaggi e lo contrappone al «naturalismo biologico» di John Searle, per il quale la coscienza emerge semplicemente dal cervello.
J. P. Moreland2008Nel libro Consciousness and the Existence of God, sviluppa l'argomento e lo confronta, una per una, con le risposte naturaliste (l'emergenza, il panpsichismo).
In breve

«Da dove viene la coscienza? Dal fisico si ricava soltanto il fisico» è un argomento di J. P. Moreland («Searle's Biological Naturalism and the Argument from Consciousness», 1998; Consciousness and the Existence of God, 2008, 1998) sulla domanda «Dio esiste?» (risposta: teismo). La sua tesi: Dunque la spiegazione della coscienza è Dio: l'esistenza di esseri coscienti è un indizio a favore di Dio, e contro l'idea che la materia sia tutto ciò che esiste. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P4). AskPhilosophy presenta 5 obiezioni, 5 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

«Searle's Biological Naturalism and the Argument from Consciousness», 1998; Consciousness and the Existence of God, 2008
Valido con una premessa implicita

Provi dolore, vedi il rosso, pensi a qualcuno. Queste esperienze vissute sono ciò che chiamiamo coscienza. Eppure l'universo descritto dalla fisica è fatto soltanto di particelle, forze e campi, che non sentono nulla. Come può, a partire da questi ingredienti, comparire un essere che sente? Per il filosofo americano J. P. Moreland, sulla scia di Richard Swinburne e Robert Adams, questo è un indizio a favore di Dio. Dal fisico, i processi fisici producono soltanto altro fisico. Se la coscienza non è fisica, ha bisogno di un'altra spiegazione: quella di una persona che l'ha voluta. E se alla base della realtà c'è un Dio cosciente, la comparsa di esseri coscienti non ha più nulla di strano. L'argomento non pretende di dimostrare Dio con certezza: afferma che la coscienza si spiega meglio con Dio che senza di lui. Esso prolunga il vecchio mulino di Leibniz, che in una macchina trovava soltanto pezzi, mai una percezione.

P1La coscienza esiste, e non è qualcosa di fisico: un dolore sentito, il rosso che si vede, un pensiero sono reali, ma non sono semplici proprietà della materia.
P2Ogni tipo di stato cosciente è collegato in modo regolare a un preciso tipo di stato del cervello.
P3Questi legami regolari hanno una spiegazione: non sono semplici fatti bruti, accaduti senza alcuna ragione.
P4 · premessa implicitaUna spiegazione scientifica (della fisica, della chimica, della biologia) conduce solo dal fisico al fisico: dalla materia, attraverso processi fisici, si ottiene soltanto il fisico. Non può dunque spiegare la comparsa di qualcosa che non è fisico.
P5Una spiegazione è o scientifica (mediante leggi di natura) o personale (mediante una persona che agisce con un'intenzione). Per Moreland, queste sono le sole due opzioni serie.
P6Se la spiegazione della coscienza è personale, quella persona è Dio. Moreland ritiene che questo punto sia poco contestato: stabilire se ci sia un solo dio o più dèi sarebbe una discussione tra credenti, non con i naturalisti.
Dunque la spiegazione della coscienza è Dio: l'esistenza di esseri coscienti è un indizio a favore di Dio, e contro l'idea che la materia sia tutto ciò che esiste.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P4, il computer trova un mondo in cui la coscienza è reale e non fisica, in cui i suoi legami con il cervello hanno una spiegazione, ma in cui tale spiegazione è scientifica: per esempio una legge di natura che fa nascere la coscienza in un cervello abbastanza complesso. Allora non è necessaria alcuna persona, e Dio non è dimostrato.
Valido con P4. Moreland non la inserisce nel suo elenco di premesse, ma la scrive altrove nell'articolo: ciò che proviene dal fisico attraverso processi fisici è fisico. Senza di essa, nulla impedisce alla scienza di spiegare una coscienza non fisica. Moreland riconosce che tutto si gioca su due punti: P3 (la coscienza ha una spiegazione?) e l'affermazione che nessuna spiegazione scientifica basta, dunque P4. I fisicalisti attaccano invece P1: per loro la coscienza è fisica.
Analogia. Con i mattoncini Lego si può costruire una casa, un castello, un razzo: sempre assemblaggi di mattoncini. Se un giorno trovaste nella scatola l'odore del pane caldo, non direste «i mattoncini si sono incastrati bene»: cerchereste chi ce l'ha messo. Per Moreland, la coscienza è come quell'odore: non è un assemblaggio in più, è qualcos'altro.

Obiezioni

5

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

Patricia Churchland 1994 · attacca la premessa 1

Le capacità della mente sono capacità del cervello: non c'è bisogno di una «roba spettrale» a parte. Non capiamo ancora come il cervello produca la coscienza, ma non capiamo molto meglio come ci faccia camminare, correre o arrampicare sugli alberi. La coscienza non è intrinsecamente più misteriosa del controllo motorio. Le neuroscienze avanzano, e la questione passerà dallo stato di mistero a quello di problema difficile che cominciamo a risolvere.

Moreland risponde
J. P. Moreland 1998
Il problema non nasce da ciò che ancora ignoriamo del cervello, ma da ciò che già sappiamo della materia e della mente: sono due cose così diverse che non si vede alcun legame necessario tra loro. Legami più dettagliati tra cervello e coscienza non cambieranno nulla: avremo un dizionario più completo, non una spiegazione. Il problema riguarda ciò che esiste (è ontologico), non ciò che conosciamo (non è epistemologico). E se molti naturalisti riducono la coscienza al fisico, è per non abbandonare il naturalismo.
Daniel Dennett 2001
Senza rispondere direttamente a Moreland, Dennett difende la posizione opposta: il «problema difficile» della coscienza (perché essere coscienti è qualcosa) è un'illusione da teorico, che richiede una terapia piuttosto che una scienza nuova. Il nostro corpo è fatto di miliardi di cellule che non sanno nulla; bisogna spiegare come si passi da queste cellule a un soggetto che sa, e questo passaggio deve avvenire senza alcun ingrediente magico.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Il disaccordo riguarda soprattutto P1. Nell'articolo del 1998, Moreland presuppone P1 più che difenderla: prende di mira Searle, il quale stesso ammette che la coscienza non si riduce al fisico. Di fronte a Churchland o a Dennett, per i quali la coscienza è un funzionamento del cervello, l'argomento deve prima mostrare che la coscienza non è fisica, cosa che Moreland tenta nel suo libro del 2008. I fisicalisti rispondono che un divario tra le nostre idee di «materia» e di «esperienza vissuta» non prova un divario nella realtà.
Daniel Dennett 1991 · attacca la premessa 5

Dire che la coscienza non è fisica, e poi spiegarla con un'anima o con Dio, significa rinunciare a spiegare. Si sostituisce un meccanismo che potremmo studiare con un mistero che non potremo mai studiare. Dennett non pretende di provare che il dualismo sia falso, ma si dà come regola di evitarlo a ogni costo: accettare il dualismo significa arrendersi.

Moreland risponde
J. P. Moreland 1998
Questa critica presuppone che una spiegazione debba sempre mostrare un meccanismo. Ma una spiegazione personale funziona diversamente: si spiega che il dito di qualcuno si muove citando la persona, la sua intenzione e il suo potere di agire, non un meccanismo. Allo stesso modo, si può spiegare la coscienza citando Dio, la sua intenzione di creare persone i cui stati mentali sono legati al loro mondo, e il suo potere di farlo.
Il dibattito continua (nostra sintesi) I critici rispondono che una spiegazione personale chiarisce qualcosa solo se si sa già che cosa la persona vuole: invocare una volontà onnipotente permetterebbe di spiegare qualunque mondo, e dunque non insegna nulla. I difensori, come Swinburne, rispondono che un Dio buono ha ragioni per creare esseri coscienti capaci di scegliere e di amare, il che rende la coscienza più attesa con Dio che senza di lui.
John Searle (dopo Diderot) 1992 · attacca la premessa 4

La coscienza emerge dalla materia organizzata, come altre proprietà: nessuna molecola d'acqua è liquida, ma l'acqua lo è. Allo stesso modo, nessun neurone è cosciente, ma il cervello lo è. La coscienza è una proprietà biologica ordinaria del cervello, causata da esso. Diderot lo diceva già con l'uovo che diventa pulcino (si veda il suo argomento «L'uovo: la materia può pensare»). Se lo troviamo misterioso, è solo perché non possiamo raffigurarci la coscienza in immagine.

Moreland risponde
J. P. Moreland 1998
La difficoltà non è che non possiamo raffigurarci la coscienza. È che a partire dal fisico, attraverso processi fisici, si ottiene solo il fisico; le cose non nascono dal nulla. Lo ammetteva persino il materialista D. M. Armstrong: che un sistema nervoso complesso abbia nuove proprietà, d'accordo; che crei, senza materiali, qualcosa di una natura del tutto diversa, no. E la liquidità non è un buon esempio: non è che il comportamento d'insieme di particelle, che la fisica spiega senza difficoltà.
Il dibattito continua (nostra sintesi) I sostenitori dell'emergenza rispondono che Moreland esige di vedere come la coscienza derivi dal cervello, il che equivale a supporre che non possa derivarne. Moreland stesso riconosce che la sua risposta obbliga a distinguere le emergenze «buone» da quelle «cattive», e che questa distinzione è discutibile. Aggiunge che i naturalisti non hanno passato cinquant'anni a cercare di eliminare la solidità o la digestione, come hanno fatto con la coscienza.
J. L. Mackie 1982 · attacca la premessa 4

Alcuni credenti, come Locke, ammettono che Dio potrebbe dare il pensiero a una materia opportunamente disposta. Ma allora, se certe strutture materiali possono essere coscienti, come sapere in anticipo che la materia non può produrre la coscienza da sé? Il naturalista può considerare questa comparsa della coscienza come un fatto di natura, senza Dio.

Moreland risponde
J. P. Moreland 1998
Che Dio possa aggiungere il pensiero alla materia non mostra che la materia possa farlo da sola; lo stesso Locke pensava il contrario. Soprattutto, il naturalista non può al tempo stesso dare alla materia il potere di produrre la coscienza e conservare la materia descritta dalla fisica: una materia che porta in sé ciò che serve a fare la mente non è più quella dei naturalisti.
Il dibattito continua (nostra sintesi) I naturalisti replicano che nessuno sa in anticipo tutto ciò di cui la materia è capace: la fisica ha già cambiato molto la nostra idea di materia, e potrebbe farlo ancora. È proprio la via che prende Thomas Nagel (obiezione successiva).
Thomas Nagel 2012 · attacca la premessa 5

Nagel, che non è credente, concede a Moreland il punto principale: la coscienza è il maggiore ostacolo a un naturalismo fondato sulla sola fisica, e il materialismo è con ogni probabilità falso. Ma si rifiuta di concludere a favore di Dio. Esiste una terza via: ampliare la nostra idea di natura, in modo che la mente ne sia un aspetto fondamentale, presente in qualche modo fin dall'inizio (il panpsichismo), con un universo orientato verso la comparsa della vita e della mente. Nagel ammette che il suo rifiuto di Dio poggia in parte su un presupposto che egli non giustifica.

Moreland risponde
Alvin Plantinga 2012
Nella sua recensione del libro, Plantinga applaude l'attacco di Nagel al materialismo, ma dubita della sua soluzione. Dire che le particelle hanno un po' di mente non spiega come piccole menti si combinino per formare una mente come la nostra. Il teismo, invece, non ha alcuna difficoltà con la coscienza: la realtà fondamentale è Dio, che è cosciente. E il rifiuto di Nagel sembra più emotivo che filosofico: se seguisse i propri argomenti, finirebbe per diventare teista.
Thomas Nagel 2013
In un riassunto del suo libro scritto dopo le critiche, Nagel mantiene la propria posizione. Il teismo, in certe versioni, è compatibile con i fatti scientifici, ma lui non vi crede. La mente, pensa, non è né un accidente inspiegabile né un dono divino: è un aspetto fondamentale della natura, che potremo comprendere solo superando i limiti della scienza attuale. Aggiunge che i credenti potrebbero accettarlo, dicendo che Dio è l'autore di questo ordine naturale ampliato.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Il dibattito resta aperto, e ha cambiato forma: molti oggi ammettono che la coscienza ponga un vero problema al materialismo, ma si chiedono che cosa la spieghi meglio, Dio o una natura più ricca di quella della fisica (il panpsichismo ha oggi dei sostenitori, come Galen Strawson o Philip Goff). Moreland osservava già nel 1998 che, se si accetta il resto dell'argomento, resta solo un dibattito tra teisti e panpsichisti. Il panpsichismo deve spiegare come piccole menti formino un'unica mente; il teismo deve spiegare perché dovrebbe esistere una mente creatrice.