DomandeLa storia ha un senso?Tutte le nazioni seguono lo stesso corso, poi ritornano: corsi e ricorsi
La storia ha un senso?Cicli

Tutte le nazioni seguono lo stesso corso, poi ritornano: corsi e ricorsi

La storia ideale eterna

Giambattista Vico 1668 · 1744Filosofo napoletano: le nazioni seguono un corso, dalle età divine a quelle umane, poi un ritorno.
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Che cosa sostiene

Dunque la storia delle nazioni è una storia ideale eterna, che ritorna ogni volta: un corso di tre età, una corruzione, un ritorno (corsi e ricorsi).

Perché

Tutte le nazioni attraversano le stesse età, degli dèi, degli eroi, degli uomini; corrotte, ricadono in una barbarie e il corso riparte.

La stessa idea attraverso la storia
Polybe150 a.C.Vico cita il libro VI di Polibio (Scienza nuova, § 285) e gli rimprovera più volte di aver detto che, se ci fossero filosofi, non ci sarebbe bisogno delle religioni (§ 179, 1110): per Vico, la religione fonda le nazioni. Ma per Vico il ciclo non è soltanto quello dei regimi: è quello dell'intera vita di una nazione, e ha una direzione provvidenziale.
In breve

«Tutte le nazioni seguono lo stesso corso, poi ritornano: corsi e ricorsi» è un argomento di Giambattista Vico (Principi di Scienza nuova (1744), libri I, IV e V, Conclusione) sulla domanda «La storia ha un senso?» (risposta: cicli). La sua tesi: Dunque la storia delle nazioni è una storia ideale eterna, che ritorna ogni volta: un corso di tre età, una corruzione, un ritorno (corsi e ricorsi). Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P5). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 1 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Principi di Scienza nuova (1744), libri I, IV e V, Conclusione
Valido con una premessa implicita

Vico, professore di retorica a Napoli, pubblica nel 1744 l'ultima versione della sua Scienza nuova. La sua idea: le nazioni non hanno un destino casuale. Tutte attraversano, nello stesso ordine, tre età (degli dèi, degli eroi, degli uomini), ciascuna con costumi, leggi, lingue e governi propri. Quando i popoli si corrompono, cadono in una seconda barbarie, più raffinata e più crudele della prima, e il ciclo ricomincia: è il «ricorso». Questo ordine è, dice, opera della Provvidenza, che si serve delle passioni degli uomini. Attenzione: i testi citati sono in italiano, secondo l'edizione Nicolini (1928); i numeri sono quelli dei suoi paragrafi.

P1Tutte le nazioni, nonostante la varietà dei loro costumi, seguono con costante uniformità lo stesso corso, secondo tre età: degli dèi, degli eroi e degli uomini.
P2La natura dei popoli è dapprima rude, poi severa, poi benigna, poi delicata, infine dissoluta.
P3Quando i popoli si corrompono al punto da non essere più in grado di governarsi, cadono in una barbarie della riflessione, più crudele della prima barbarie, quella dei sensi; la pietà, la fede e la verità tornano allora tra di loro.
P4Questo ordine non è opera né del fato né del caso: gli uomini hanno fatto questo mondo, ma esso è uscito da un'intelligenza superiore ai loro fini particolari, e le stesse cose ritornano perché gli uomini agiscono sempre così.
P5 · premessa implicitaSe tutte le nazioni seguono lo stesso corso, se esso termina con una corruzione che le riconduce a una barbarie, e se questo ordine è stabile, allora la storia delle nazioni è fatta di cicli che ritornano.
Dunque la storia delle nazioni è una storia ideale eterna, che ritorna ogni volta: un corso di tre età, una corruzione, un ritorno (corsi e ricorsi).

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P5, il computer trova un mondo in cui ogni nazione attraversa tre età in ordine, ma in cui la corruzione porta alla scomparsa o a una forma nuova anziché a un ritorno: un percorso regolare, non un ciclo.
Valido con P5. P5 è la premessa implicita che fa passare dall'uniformità del corso (P1-P3) alla ripetizione (P4 e la conclusione). Senza di essa, si può ammettere che ogni nazione attraversi le stesse età senza concludere che il tutto ricominci. Attenzione: Vico lega il ciclo alla Provvidenza, cosa che non discende dalle sole premesse.
Analogia. Le stagioni di un anno: una primavera rude, un'estate forte, un autunno dolce, un inverno che dissolve, poi una nuova primavera. Ma per Vico il ritorno non è un cerchio piatto: i barbari secondi hanno alle spalle i raffinamenti della civiltà, il che porta alcuni lettori a dire che il ciclo è piuttosto una spirale.

Obiezioni

3

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

Karl Popper 1957 · attacca la premessa 1

L'antica dottrina che applica a una società il ciclo di vita di un animale o di una pianta è stata usata da Platone, poi da Machiavelli, Vico, Spengler e Toynbee. Essa fa della storia una ripetizione di cui si possono studiare le leggi. Ma i casi di ripetizione riuniscono circostanze molto diverse, che possono pesare sugli sviluppi successivi: una somiglianza non prova una legge.

un difensore risponde
vedi l'argomento
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1957, dopo la morte dell'autore (1744).
B
Benedetto Croce difensore dell'argomento · 1911
Sintesi: Croce legge la storia ideale eterna di Vico non come una legge osservata della successione delle nazioni, ma come lo schema ideale delle forme dello spirito, distinto dalle storie reali. Rimprovera a Vico di aver talvolta confuso le due cose, dando a questo schema il valore di una successione empirica.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Popper annovera Vico tra i sostenitori di questa dottrina, ma riconosce che la storia può talvolta ripetersi sotto certi aspetti, e che il parallelo tra eventi dello stesso tipo può essere utile al sociologo. Vico fonda la sua «storia ideal eterna» su assiomi (le «degnità») che ritiene universali, non sulla sola osservazione, e distingue la storia ideale dalle storie reali. Il disaccordo riguarda il valore di questo schema: legge o griglia di lettura. (Nostra sintesi.)
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Disaccordo di fondo: uno schema di successione tratto dalla storia ha il valore di una legge, o resta una griglia di lettura? Croce (1911) legge Vico come una griglia ideale, non come una legge empirica; resta da vedere se questa griglia illumini le storie reali senza poter essere messa alla prova. Punto aperto, ripreso a proposito di Spengler e di Toynbee.
Kant 1798 · attacca la conclusione

Se si suppone che l'umanità resti sempre allo stesso livello morale, con alti e bassi che si compensano, la storia non ha alcuno scopo: è soltanto un gioco che si ripete. Kant colloca questa ipotesi, che chiama «abderitismo», tra tre ipotesi possibili (declino, progresso, immobilità). A suo avviso essa farebbe del genere umano una farsa, senza più valore delle altre specie animali. Cerca dunque nella propria epoca un segno che mostri una tendenza morale al progresso.

senza risposta
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1798, dopo la morte dell'autore (1744).
Il dibattito continua (nostra sintesi) Kant non prende di mira Vico, morto nel 1744 e dunque impossibilitato a rispondere. La posizione di Vico differisce da quella che Kant respinge: per Vico il ritorno non è una semplice immobilità, riconduce i popoli alla pietà e alla semplicità, e la Provvidenza guida il tutto. Kant, dal canto suo, ammette che la sola esperienza non può decidere tra le tre ipotesi. (Nostra sintesi.)
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Disaccordo di fondo: la direzione della storia va giudicata in base a ciò che l'esperienza mostra o a ciò che la morale ci chiede di sperare? Questione aperta, che separa progresso e cicli.
Hegel 1837 · attacca la premessa 3

I mutamenti della natura mostrano soltanto un ciclo che si ripete, senza nulla di nuovo sotto il sole. Solo lo spirito fa emergere qualcosa di nuovo: la storia umana non è dunque un ciclo come quello della natura.

senza risposta
vedi l'argomento
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1837, dopo la morte dell'autore (1744).
Il dibattito continua (nostra sintesi) Hegel non nomina Vico in questo passo (lezioni del 1822-1831 pubblicate dopo la sua morte). Vico parla di un ritorno che non è identico: i «tempi barbari secondi» hanno alle spalle la civiltà, ciò che Vico chiama la barbarie della riflessione. È quindi possibile che il suo schema sia già un ciclo con qualcosa di nuovo. Entrambi gli autori vedono all'opera nella storia la Provvidenza o la ragione. (Nostra sintesi.)
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Disaccordo di fondo: un ritorno che conserva la memoria del passato è ancora un ciclo, o già un progresso? La questione divide i lettori di Vico: spirale o cerchio. Punto aperto.