Si deve credere senza prove?Fede e ragione concordano

Credi per comprendere

Credi per comprendere (credo ut intelligam)

Agostino d'Ippona 354 · 430Credere per comprendere: Dio nell'intimo di sé.
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Che cosa sostiene

Dunque la fede precede e prepara l'intelligenza, che ne è la ricompensa, ma senza opporsi alla ragione: si comprende la parola umana per credere, e si crede alla parola di Dio per comprendere.

Perché

Alcune verità non sono ancora comprese; la fede purifica il cuore per vederle un giorno, e la ragione la precede.

La stessa idea attraverso la storia
Agostino d'Ippona410Nella Lettera 120 (verso il 410) e nel Discorso 43 (data incerta), Agostino legge nel profeta Isaia: «Se non crederete, non comprenderete». Ne ricava una regola: credere prima ciò che ancora supera la ragione, per comprenderlo poi.
Anselme de Cantorbéry1078Nel Proslogion (1077-1078), Anselmo riprende la formula: aveva dapprima intitolato il suo libro «la fede che cerca l'intelligenza» (prefazione) e scrive nel capitolo 1: non cerco di comprendere per credere, ma credo per comprendere.
Tommaso d'Aquino1260Tommaso d'Aquino (Summa contra Gentiles, verso il 1260) prolunga l'idea per un'altra via: la fede e la ragione vengono dallo stesso Dio, dunque non possono contraddirsi.
In breve

«Credi per comprendere» è un argomento di Agostino d'Ippona (Lettera 120 a Consenzio; Discorso 43, 410) sulla domanda «Si deve credere senza prove?» (risposta: fede e ragione concordano). La sua tesi: Dunque la fede precede e prepara l'intelligenza, che ne è la ricompensa, ma senza opporsi alla ragione: si comprende la parola umana per credere, e si crede alla parola di Dio per comprendere. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P5). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 3 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Lettera 120 a Consenzio; Discorso 43
Valido con una premessa implicita

Consenzio, un lettore di Agostino, vuole comprendere il mistero della Trinità. Eppure scrive che la fede vale più del ragionamento e che si deve seguire l'autorità dei santi piuttosto che chiedere delle ragioni. Agostino gli risponde, nella Lettera 120, che credere non impedisce di chiedere ragioni. Nel Sermone 43 riassume l'idea in una formula che attraverserà tutto il Medioevo: «credi per comprendere». Per lui la fede non è la fine del pensiero, ma il suo punto di partenza: si crede prima ciò che ancora non si vede, e la ricompensa di questa fede è vederlo. Non dice però «non usare la tua ragione». Non potremmo credere senza un'anima razionale, e una ragione, anche piccola, ci persuade già che è saggio credere prima.

P1La fede consiste nel credere ciò che non si vede ancora, e la sua ricompensa è vedere ciò che si è creduto.
P2Ci sono verità della salvezza che non comprendiamo ancora, ma che comprenderemo un giorno.
P3Il profeta lo ha detto: «Se non credete, non comprenderete» (Isaia 7, 9, nella versione greca dei Settanta che Agostino legge). Egli consiglia di cominciare col credere, per arrivare a comprendere ciò che si crede.
P4Non potremmo credere se non avessimo un'anima razionale: la ragione è presente prima della fede, e la fede non le impedisce di cercare.
P5 · premessa implicitaPer queste verità, il consiglio del profeta è ragionevole e va seguito: la fede precede la ragione, purificando il cuore perché possa ricevere la luce della ragione.
Dunque la fede precede e prepara l'intelligenza, che ne è la ricompensa, ma senza opporsi alla ragione: si comprende la parola umana per credere, e si crede alla parola di Dio per comprendere.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P5, il solutore trova un caso in cui delle verità della salvezza sono ancora incomprese e in cui il profeta parla, senza che se ne ricavi che bisogna credere prima: la conclusione non segue.
Valido se si aggiunge P5: P1 dà la ricompensa, P2 e P3 danno l'occasione e il consiglio, P4 il posto della ragione. P5 costruisce il ponte: il consiglio del profeta si applica a queste verità e va seguito. Agostino lo giustifica lui stesso, ma con un ragionamento che può restare discusso: se è ragionevole credere prima, allora una ragione precede già la fede. L'argomento non dimostra che il profeta dica il vero; lo presuppone, ed è lì che colpiscono i critici.
Analogia. Si impara a nuotare entrando in acqua, non leggendo un libro sul nuoto. Chi rifiuta di entrarci prima di aver capito tutto non capirà mai. Ma nessuno entra in acqua senza ragione: si hanno buone ragioni per fidarsi dell'allenatore. È questa fiducia ragionevole che Agostino chiama fede.

Obiezioni

3

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

John Locke 1700 · attacca la premessa 5

Credere prima significa rischiare di credere a qualsiasi cosa. La fede è un assenso dato sulla parola di colui che parla a nome di Dio. Stabilire se si tratti davvero di una rivelazione di Dio non è una questione di fede: spetta alla ragione giudicarne prima.

d'Ippona risponde
vedi l'argomento
d'Ippona Agostino (Lettera 120, scritta prima di Locke)
Se è ragionevole far precedere la fede alla ragione per elevarsi verso cose ancora incomprensibili, allora una ragione, anche piccola, precede essa stessa la fede, poiché ce ne persuade.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Agostino non risponde a Locke, ma riconosce già che una ragione precede la fede. Locke chiede di più: un esame delle prove dell'origine divina prima di credere. La discussione riguarda la quantità di ragioni richieste all'inizio.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Nostra sintesi: entrambi concordano sul fatto che la fede non è cieca e che una ragione la precede. Divergono sulla soglia: per Agostino, una ragione che persuade a fidarsi del profeta basta per cominciare; per Locke, l'assenso deve restare proporzionato alle prove dell'origine divina. Nessun accordo di fondo.
William K. Clifford 1877 · attacca la premessa 3

Credere prima e comprendere poi significa credere sulla base di prove insufficienti. Per Clifford, questo è sempre sbagliato, ovunque e per chiunque.

un difensore risponde
vedi l'argomento
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1877, dopo la morte dell'autore (430).
William James difensore dell'argomento · 1896
James risponde a Clifford che una regola che ci impedisse in modo assoluto di riconoscere certe verità, se fossero presenti, sarebbe essa stessa irrazionale. Per le opzioni che le prove non possono decidere, si può dunque scegliere senza aspettare di aver compreso tutto. James non parla di Agostino.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Nostra sintesi: Agostino non chiede di credere senza alcuna ragione, poiché una ragione precede la fede; la discussione riguarda il livello di prove necessario prima di credere. Clifford lo pone molto alto per tutti, James ammette eccezioni, Agostino sostiene che alcune verità si comprendono solo dopo la fede.
T
Tertulliano 200 · attacca la conclusione

Una volta che si è creduto, non c'è più nulla da cercare. Tertulliano rifiuta la mescolanza di filosofia (Atene) e fede (Gerusalemme): dopo Cristo e il Vangelo, non c'è bisogno di curiosità né di ricerca. Cercare di comprendere è già cominciare a dubitare. Tertulliano scrive due secoli prima di Agostino.

d'Ippona risponde
vedi l'argomento
d'Ippona Agostino (Lettera 120, a Consenzio, non a Tertulliano)
Si ha il diritto di chiedere di comprendere ciò che si crede, non per rifiutare di credere, ma per vedere alla luce della ragione ciò che già si possiede con la fermezza della fede.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Nostra sintesi: due concezioni della fede. Per Tertulliano, credere dispensa dal cercare; per Agostino, credere apre la ricerca. Il dibattito è antico e resta aperto: riguarda il ruolo della filosofia nella vita del credente.