Il principio di utilità: calcolare piaceri e dolori
L'utilitarismo; «la maggiore felicità del maggior numero»; il calcolo felicifico
Dunque il criterio del giusto e dell'ingiusto è il principio di utilità: approvare ogni azione, privata o pubblica, a seconda che aumenti o diminuisca la felicità di tutti gli interessati.
Solo il piacere e il dolore hanno valore, e possono essere misurati e sommati: l'azione giusta produce la maggiore felicità totale.
«Il principio di utilità: calcolare piaceri e dolori» è un argomento di Jeremy Bentham (Bentham, Introduzione ai princìpi della morale e della legislazione (1789), cap. I e IV, 1789) sulla domanda «Che cosa rende giusta un'azione?» (risposta: le conseguenze). La sua tesi: Dunque il criterio del giusto e dell'ingiusto è il principio di utilità: approvare ogni azione, privata o pubblica, a seconda che aumenti o diminuisca la felicità di tutti gli interessati. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P3). AskPhilosophy presenta 4 obiezioni, 3 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.
Come si può sapere se un'azione è giusta? Jeremy Bentham, giurista inglese, offre una risposta semplice, che vuole rigorosa quanto una scienza: guardare a ciò che produce. Ogni essere umano cerca il piacere e fugge il dolore; sono le sole cose che contano davvero. Una buona legge, o un'azione giusta, è dunque quella che dà, nel complesso, il maggior piacere e il minor dolore a tutti coloro che coinvolge, ciascuno contando per uno. Si può persino fare il calcolo: quante persone, quale piacere, per quanto tempo, con quale certezza. È il principio di utilità, che Bentham voleva applicare alle leggi del suo paese: prigioni, tasse, pene. Questa idea è all'origine dell'utilitarismo, una delle principali teorie morali di oggi.
clicca su una premessa per rifiutarla
Senza la premessa implicita: Senza P3, il computer trova un mondo in cui il piacere è l'unico bene e le felicità si sommano, ma in cui alcune cose restano vietate qualunque sia il totale: punire un innocente, tradire una promessa. In quel mondo, produrre la massima felicità è una buona ragione, ma non l'unica. È la posizione di Ross o di Kant, che tengono conto delle conseguenze senza farne il tutto.
Obiezioni
4Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.
Gli avversari dell'utilitarismo (riportati da Mill) 1861 · attacca la premessa 1Dire che la vita non ha un fine più alto del piacere è una dottrina «degna solo dei porci». Se conta soltanto la quantità di piacere, un maiale sazio vale quanto uno studioso, e un gioco stupido quanto la poesia. Un essere umano si aspetta dalla vita qualcosa di più di ciò che soddisfa una bestia.
Bentham risponde
Dire che la vita non ha un fine più alto del piacere è una dottrina «degna solo dei porci». Se conta soltanto la quantità di piacere, un maiale sazio vale quanto uno studioso, e un gioco stupido quanto la poesia. Un essere umano si aspetta dalla vita qualcosa di più di ciò che soddisfa una bestia.
Robert Nozick (il mostro di utilità) 1974 · attacca la premessa 2Immagina un essere, il «mostro di utilità», che da ogni cosa che gli si dà trae un piacere immensamente maggiore di quello che gli altri perdono. Se il bene è solo la somma dei piaceri, dovremmo sacrificargli tutto, noi compresi. Sommare le felicità dimentica che ogni persona è separata dalle altre: la sua infelicità non è cancellata dalla felicità di un altro.
senza risposta
Immagina un essere, il «mostro di utilità», che da ogni cosa che gli si dà trae un piacere immensamente maggiore di quello che gli altri perdono. Se il bene è solo la somma dei piaceri, dovremmo sacrificargli tutto, noi compresi. Sommare le felicità dimentica che ogni persona è separata dalle altre: la sua infelicità non è cancellata dalla felicità di un altro.
Derek Parfit (la conclusione ripugnante) 1984 · attacca la premessa 2Se il bene è la somma totale della felicità, allora un mondo immenso di persone la cui vita vale appena la pena di essere vissuta sarebbe migliore di un mondo di dieci miliardi di persone molto felici, purché il totale sia maggiore. Parfit trova questa conclusione molto difficile da accettare: sommare le felicità porta troppo lontano.
Bentham risponde
Se il bene è la somma totale della felicità, allora un mondo immenso di persone la cui vita vale appena la pena di essere vissuta sarebbe migliore di un mondo di dieci miliardi di persone molto felici, purché il totale sia maggiore. Parfit trova questa conclusione molto difficile da accettare: sommare le felicità porta troppo lontano.
HH. J. McCloskey (lo sceriffo e l'innocente) 1957 · attacca la premessa 3In una piccola città è stato commesso un crimine e incombe una sommossa: molte persone moriranno. Lo sceriffo può impedirla facendo condannare un innocente che la folla crede colpevole. Se contano solo gli effetti, deve farlo. Eppure è una grave ingiustizia. Una morale che lo esige dimentica che ciascuno ha diritti che non si possono sacrificare per il totale.
Bentham risponde
In una piccola città è stato commesso un crimine e incombe una sommossa: molte persone moriranno. Lo sceriffo può impedirla facendo condannare un innocente che la folla crede colpevole. Se contano solo gli effetti, deve farlo. Eppure è una grave ingiustizia. Una morale che lo esige dimentica che ciascuno ha diritti che non si possono sacrificare per il totale.