Amare tutti gli esseri umani senza distinzione, perché è ciò che giova di più al mondo
L'amore universale (jian ai); la cura imparziale
Dunque l'amore universale è giusto e la parzialità è sbagliata: ciascuno deve trattare gli altri, le loro famiglie e i loro paesi come i propri.
Guerre e furti nascono dal fatto che ciascuno ama solo i propri; se si amassero tutti gli altri come se stessi, questi mali scomparirebbero.
«Amare tutti gli esseri umani senza distinzione, perché è ciò che giova di più al mondo» è un argomento di Mozi (Mo Di) (Mozi, capitoli 14-16 («Amore universale»), 400 a.C.) sulla domanda «Che cosa rende giusta un'azione?» (risposta: le conseguenze). La sua tesi: Dunque l'amore universale è giusto e la parzialità è sbagliata: ciascuno deve trattare gli altri, le loro famiglie e i loro paesi come i propri. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P5). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 1 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.
Per Mozi, la Cina del periodo degli Stati combattenti soffre di guerre, furti e famiglie divise. I confuciani rispondono con i riti e con l'amore graduato: si amano prima i genitori, poi gli altri. Mozi pensa che questa gradazione sia la radice del male. Se ciascuno ama i propri più degli altri, ciascuno prende agli altri per dare ai propri. Egli propone l'opposto, l'amore universale: considerare la famiglia, la città e lo Stato altrui come i propri. Lo giustifica con i suoi risultati, non con un sentimento.
clicca su una premessa per rifiutarla
Senza la premessa implicita: Senza P5, il computer trova un mondo in cui l'amore universale è possibile e benefico, e in cui tuttavia non si è obbligati a praticarlo: per esempio perché si conserva il diritto di dare la priorità ai propri cari.
Obiezioni
3Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.
MMencio 300 a.C. · attacca la premessa 5Mencio ritiene che amare tutti senza distinzione significhi non riconoscere più il posto speciale del proprio padre, e che chi non riconosce né il padre né il sovrano viva come una bestia. Per lui la benevolenza nasce da un attaccamento familiare, che poi si estende agli altri per gradi.
un difensore risponde
Mencio ritiene che amare tutti senza distinzione significhi non riconoscere più il posto speciale del proprio padre, e che chi non riconosce né il padre né il sovrano viva come una bestia. Per lui la benevolenza nasce da un attaccamento familiare, che poi si estende agli altri per gradi.
Un'obiezione tratta dai Dialoghi di Confucio 500 a.C. · attacca la premessa 5A Confucio si chiede se si debba ricambiare il male con il bene. Egli risponde: con che cosa si ricambierebbe allora il bene? Si deve rispondere al male con la giustizia e al bene con il bene. La benevolenza non è dunque la stessa per tutti: risponde a ciò che ciascuno ha fatto.
senza risposta
A Confucio si chiede se si debba ricambiare il male con il bene. Egli risponde: con che cosa si ricambierebbe allora il bene? Si deve rispondere al male con la giustizia e al bene con il bene. La benevolenza non è dunque la stessa per tutti: risponde a ciò che ciascuno ha fatto.
Bernard Williams 1976 · attacca la premessa 5Una morale che ci chiede di non preferire mai i nostri cari distrugge ciò che dà senso a una vita: i nostri progetti e i nostri attaccamenti personali. Se, per salvare la propria moglie, bisogna prima chiedersi se sia permesso, questo è già un pensiero di troppo.
senza risposta
Una morale che ci chiede di non preferire mai i nostri cari distrugge ciò che dà senso a una vita: i nostri progetti e i nostri attaccamenti personali. Se, per salvare la propria moglie, bisogna prima chiedersi se sia permesso, questo è già un pensiero di troppo.