DomandeDio esiste?Tutto è uno: la divinità nel mondo
Dio esiste?PanteismoChe cos'è Dio

Tutto è uno: la divinità nel mondo

Giordano Bruno 1548 · 1600L'universo è infinito, popolato da innumerevoli mondi.
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Che cosa sostiene

Dunque l'universo è uno, infinito, immobile, e la divinità va cercata nel mondo infinito e nelle cose, non fuori di essi.

Perché

La materia trae le proprie forme dal suo stesso seno, e una medesima anima del mondo è tutta intera in ogni cosa: il divino è nel mondo.

In breve

«Tutto è uno: la divinità nel mondo» è un argomento di Giordano Bruno (Della causa, principio e uno, dial. II-V (1584)) sulla domanda «Dio esiste?» (risposta: panteismo). La sua tesi: Dunque l'universo è uno, infinito, immobile, e la divinità va cercata nel mondo infinito e nelle cose, non fuori di essi. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P5). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 2 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Della causa, principio e uno, dial. II-V (1584)
Valido con una premessa implicita

Per Aristotele e i suoi eredi, la materia è una pasta passiva che riceve forme venute da altrove, e Dio è fuori dal mondo. Bruno rovescia entrambe le idee. La materia porta in sé tutte le forme e le fa uscire dal proprio seno; una medesima anima del mondo è tutta intera presente ovunque; materia e forma sono in fin dei conti una sola sostanza, e tutte le differenze tra le cose non sono che i volti mutevoli di questa sostanza unica. La divinità non va dunque cercata fuori dal mondo, ma dentro di esso. Attenzione: Bruno dichiara di lasciare da parte il «summo ed ottimo principio», che riserva alla fede, e davanti ai suoi giudici dirà che Dio è «in tutto e sopra tutto». Che si tratti di un vero panteismo o di un «panenteismo» è oggetto di dibattito; lo classifichiamo qui perché l'argomento conclude a una divinità interna al mondo.

P1La materia non è un vuoto che attende le proprie forme dall'esterno: le fa uscire dal proprio seno, dunque le contiene già.
P2Un'anima del mondo, la cui prima facoltà è l'intelletto universale, forma e anima ogni cosa. È tutta intera ovunque, non come lo è un corpo, ma come una voce udita per intero in ogni angolo di una sala.
P3Se la materia contiene tutte le forme e se una medesima anima è ovunque, allora potenza e atto, materia e forma, coincidono: secondo la sostanza, il tutto è uno.
P4Allora tutto ciò che distingue le cose (specie, numeri, figure) non è che accidente: c'è una sola sostanza, di cui gli esseri particolari sono volti mutevoli.
P5 · premessa implicitaCiò che è l'unica sostanza di tutte le cose, infinita, vivente, «il massimo ed ottimo», è divino: non c'è bisogno di cercare la divinità altrove.
Dunque l'universo è uno, infinito, immobile, e la divinità va cercata nel mondo infinito e nelle cose, non fuori di essi.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P5, il computer trova un caso in cui tutto è una sola sostanza, ma tale sostanza non è divina: una natura unica, senza Dio. La conclusione sulla divinità non segue più.
Valida con P5. Senza di essa, si può accettare che tutto sia una sola sostanza vivente (una natura unica) senza concluderne che sia divina: sarebbe un monismo senza Dio, quello che Bruno attribuisce a Democrito e agli epicurei. Bruno non lo scrive come premessa, poiché chiama spontaneamente questa sostanza «il massimo ed ottimo», «Giove empie tutte le cose». Il dibattito teologico verte soprattutto su P1 (una materia divina) e sul passaggio da P3 a P4 (se tutto è uno, che ne è degli individui?).
Analogia. Il dialogo ricorre all'immagine del legno del falegname (Dicsono, che riassume il pensiero di Teofilo): un letto, una panca, una trave, una statua non sono legno, ma fatti di legno, nel legno. Le forme cambiano, il legno rimane. Per Bruno, tutte le cose del mondo sono allo stesso modo forme di un'unica sostanza, e tale sostanza è vivente e divina.

Obiezioni

3

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

Tommaso d'Aquino 1266 · attacca la premessa 5

Tre errori su Dio: farne l'anima del mondo, farne il principio formale di tutte le cose o, come David di Dinant, «sciocchissimamente», la materia prima. È impossibile che Dio entri in qualche modo nella composizione di una cosa, né come forma né come materia: egli è la causa prima, e una causa non si confonde con ciò che produce.

Bruno risponde
Giordano Bruno 1584 · Teofilo, portavoce di Bruno
Teofilo precisa che non parla del principio supremo e perfetto, escluso dalla sua considerazione, ma dell'anima del mondo; lascia entro i suoi limiti la contemplazione che si eleva al di sopra della natura, impossibile e nulla per chi non crede.
Giordano Bruno 1584 · Teofilo, su David di Dinant
La materia, che conserva le forme anziché riceverle, è giustamente contemplata come un essere divino nelle cose: forse è ciò che intendeva dire David di Dinant, frainteso da coloro che riferiscono la sua opinione.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Le due risposte tirano in direzioni opposte: la prima mette Dio al di fuori dell'indagine, la seconda mantiene una materia «divina» che Tommaso d'Aquino colloca proprio tra gli errori. Davanti ai suoi giudici veneziani, Bruno dirà di aver inteso lo Spirito Santo «come anima dell'universo» (aggiunge: «overo assistente all'universo», e cita il libro della Sapienza): è molto vicino al primo dei tre errori che Tommaso denuncia.
U
Un'obiezione comune attacca la conclusione

Se tutto è un'unica sostanza divina, allora anche il male, la sofferenza e il crimine sono divini. Come si può adorare o amare un Dio che è anche il carnefice?

Bruno risponde
sintesi: il suo testo non è ancora nel nostro corpus
Bruno
Nella lettera di dedica dell'Infinito, Bruno scrive che tutto viene dal bene e va verso il bene, e che il contrario appare solo a chi vede soltanto il momento presente, così come la bellezza di un edificio sfugge a chi ne vede soltanto una pietra o un pezzo di muro.
Il dibattito continua (nostra sintesi) È la risposta «dal punto di vista del tutto», che riprenderanno Leibniz e Pope («tutto ciò che è, è bene»), e che Voltaire attaccherà dopo il terremoto di Lisbona (1755): il tutto non consola la parte che soffre.
Spinoza 1677 · attacca la conclusione

Dal punto di vista di Spinoza, Bruno si ferma a metà strada. Per lui, «tutto ciò che è, è in Dio, e senza Dio nulla può essere né essere concepito». Esiste una sola sostanza, Dio o la Natura: nessun «summo ed ottimo principio» al di sopra di essa, riservato alla fede, né alcuna anima del mondo separata. Mantenere un Dio nascosto al di là della natura significa mantenere la trascendenza che si pretende di superare.

senza risposta
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1677, dopo la morte dell'autore (1600).
Il dibattito continua (nostra sintesi) Spinoza non nomina mai Bruno, e non si sa se lo abbia letto: l'accostamento risale alla fine del XVIII secolo (Jacobi) ed è ancora dibattuto. Formuliamo qui la critica che la sua dottrina rivolge a quella di Bruno, non una critica che egli abbia effettivamente scritto.