DomandeDio esiste?La religione, oppio dei popoli
Dio esiste?AteismoCritica della religione

La religione, oppio dei popoli

Karl Marx 1818 · 1883La storia è la storia delle lotte di classe.
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Che cosa sostiene

Dunque la religione è una felicità illusoria, e per superarla bisogna cambiare la società che ne ha bisogno: la critica del cielo si trasforma nella critica della terra.

Perché

La religione nasce da una società ingiusta, in cui si colloca in cielo ciò che manca sulla terra: consola senza guarire.

In breve

«La religione, oppio dei popoli» è un argomento di Karl Marx (Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, Introduzione (1844)) sulla domanda «Dio esiste?» (risposta: ateismo). La sua tesi: Dunque la religione è una felicità illusoria, e per superarla bisogna cambiare la società che ne ha bisogno: la critica del cielo si trasforma nella critica della terra. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P4). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 2 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, Introduzione (1844)
Valido con una premessa implicita

Marx non cerca di provare che Dio non esiste: per lui Feuerbach lo ha già mostrato, e «la critica della religione è il presupposto di ogni critica». La sua domanda è un'altra: perché gli uomini hanno bisogno della religione? Nietzsche (Aurora, 95) racconta la storia di una credenza per renderla superflua. Marx ne cerca le cause nella società: la miseria e il dominio. E la sua conclusione non è soltanto «smettete di crederci»: è «cambiate il mondo che ha bisogno di questa consolazione».

P1È l'uomo che fa la religione; non è la religione che fa l'uomo.
P2La religione nasce da una società lacerata, ingiusta, «capovolta»: gli uomini pongono nel cielo ciò che manca loro sulla terra.
P3La religione esprime la miseria reale e protesta contro di essa: è un sospiro, una consolazione, un oppio che lenisce senza guarire.
P4 · premessa implicitaSe una credenza è fabbricata dagli uomini, nata dalla loro miseria e fatta per consolarli, allora nulla di reale corrisponde alla felicità che essa promette: quella felicità è un'illusione.
P5Chiedere a qualcuno di rinunciare a un'illusione significa chiedergli di rinunciare alla condizione che ha bisogno di illusioni.
Dunque la religione è una felicità illusoria, e per superarla bisogna cambiare la società che ne ha bisogno: la critica del cielo si trasforma nella critica della terra.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P4, il computer trova un caso in cui la religione è fatta dagli uomini, nata dalla loro miseria e consolatoria, ma in cui la felicità che promette è tuttavia reale: Dio potrebbe esistere comunque.
Valido con P4. Tutto poggia su di essa: che la religione sia fatta dagli uomini, nata dalla miseria e consolatoria non basta, da sola, a provare che nulla le corrisponda. Marx non difende P4: la riprende da Feuerbach (L'essenza del cristianesimo, 1841) e la considera acquisita. Ciò che gli è proprio sono P2, P3 e P5: le cause sociali, e l'idea che da un'illusione non si guarisca con un argomento, ma cambiando la vita che la rende necessaria. Classifichiamo l'argomento sotto l'ateismo perché la sua conclusione dice che la felicità promessa dalla religione è un'illusione. Ma la parte propriamente atea (P4) è supposta, non dimostrata: chi rifiuta P4 conserva tutta la spiegazione sociale di Marx senza dover concludere che Dio non esiste.
Analogia. Un prigioniero dipinge una finestra soleggiata sul muro della sua cella. Marx non dice: cancelliamo il dipinto. Dice: questo dipinto mostra che manca una vera finestra, apriamo il muro. Il credente risponderà: forse esiste anche una vera finestra, altrove.

Obiezioni

3

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

C. S. Lewis, Mere Christianity (l'argomento del desiderio) 1952 · attacca la premessa 4

Spiegare perché abbiamo bisogno di una credenza non mostra che essa sia falsa (i logici chiamano questo errore «fallacia genetica»; Lewis lo derideva con il nome di «bulverismo», 1941). E il bisogno può persino indicare il contrario. Abbiamo fame e il cibo esiste, abbiamo sete e l'acqua esiste. Se desideriamo una felicità che nulla sulla terra può appagare, forse siamo fatti per qualcos'altro.

senza risposta
sintesi: il suo testo non è ancora nel nostro corpus
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1952, dopo la morte dell'autore (1883).
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Questione aperta: non abbiamo trovato una risposta pubblicata di un difensore di Marx a questa obiezione. Spiegare da dove nasce una credenza non basta, in generale, a confutarla; resta da stabilire se la premessa aggiuntiva di Marx (P4, ripresa da Feuerbach) sia giustificata. Lo stesso argomento del desiderio di Lewis è oggetto di discussione, per esempio da parte di John Beversluis (C. S. Lewis and the Search for Rational Religion, 1985): un desiderio non garantisce che il suo oggetto esista.
L
La teologia della liberazione (Gustavo Gutiérrez) 1971 · attacca la premessa 3

La religione non addormenta sempre: ha animato rivolte, dalla guerra dei contadini di Thomas Müntzer agli abolizionisti cristiani contro la schiavitù, fino ai sacerdoti dell'America latina al fianco dei poveri. La fede può essere un motore della lotta, non un sedativo.

Marx risponde
sintesi: il suo testo non è ancora nel nostro corpus
Marx Ciò che il testo del 1844 già riconosce
La miseria religiosa è, da un lato, l'espressione della miseria reale e, dall'altro, la protesta contro la miseria reale.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Gutiérrez risponderebbe che la fede non è soltanto un sospiro di protesta, destinato a scomparire una volta cambiata la società: può restare una fonte di giustizia in una società liberata.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Il disaccordo riguarda la natura della religione: un sospiro e una protesta destinati a scomparire con la miseria (Marx), oppure una forza che può anche sostenere la lotta per la giustizia e sopravviverle (Gutiérrez). Marx riconosce già la dimensione di protesta.
Max Weber, L'etica protestante e lo spirito del capitalismo 1905 · attacca la premessa 2

La causalità opera anche in senso inverso: l'ascesi protestante (lavorare molto, risparmiare, non godere della propria ricchezza) ha contribuito a far nascere lo spirito del capitalismo. Le idee religiose non sono soltanto il riflesso dell'economia: contribuiscono anche a plasmarla. Weber precisa di non voler sostituire una spiegazione unilaterale con un'altra.

Marx risponde
sintesi: il suo testo non è ancora nel nostro corpus
Marx Ciò che dice già Il Capitale (1867)
Per una società di produttori di merci, il cristianesimo, soprattutto nelle sue forme borghesi (protestantesimo, deismo), è la forma di religione più adatta.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Weber risponderebbe che «adatta» non dice che cosa sia venuto prima: a suo avviso, l'etica puritana ha preceduto e preparato il capitalismo moderno.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Marx e Weber ammettono entrambi un legame tra religione ed economia; il disaccordo riguarda la priorità causale. Lo stesso Weber dice di non voler sostituire una spiegazione unilaterale con un'altra.