DomandeDio esiste?Il mondo ha un architetto (Balbo contro Cotta)
Dio esiste?PanteismoTeleologico (del disegno)

Il mondo ha un architetto (Balbo contro Cotta)

Cicerone 106 a.C. · 43 a.C.La vera legge è la retta ragione, conforme alla natura.
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Che cosa sostiene

Dunque il mondo è governato da un'intelligenza divina, «come da un architetto». Per Balbo, questa intelligenza non è fuori dal mondo: è la natura stessa del mondo.

Perché

Un ordine regolare viene sempre da una mente, e il caso non può produrlo; ora, l'ordine dei cieli supera quello delle nostre opere.

In breve

«Il mondo ha un architetto (Balbo contro Cotta)» è un argomento di Cicerone (La natura degli dèi, II, 15; II, 87-93; III, 24) sulla domanda «Dio esiste?» (risposta: panteismo). La sua tesi: Dunque il mondo è governato da un'intelligenza divina, «come da un architetto». Per Balbo, questa intelligenza non è fuori dal mondo: è la natura stessa del mondo. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P4). AskPhilosophy presenta 3 obiezioni, 3 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

La natura degli dèi, II, 15; II, 87-93; III, 24
Valido con una premessa implicita

Uno dei più antichi grandi dialoghi sull'argomento del disegno. Lo stoico Balbo dice: quando vediamo il cielo e l'ordine dei suoi movimenti, comprendiamo che un'intelligenza lo governa. Nello stesso libro gli risponde l'accademico Cotta. Cicerone, che ascolta, conclude soltanto che Balbo gli sembra più vicino al probabile. Classificazione: panteismo. Il dio di Balbo non è un creatore esterno al mondo: per gli stoici il mondo stesso è un dio saggio (II, 36 e 39), e la «natura» che lo governa è questo dio. Ma questo dio pensa e veglia sugli esseri umani con la sua provvidenza, il che lo avvicina al teismo.

P1Quando vediamo un ordine regolare, in una casa, in una sfera che imita il cielo o in una meridiana, comprendiamo subito che a produrlo è stata una ragione, non il caso.
P2Ora, le opere della natura sono ancora più perfette di quelle dell'arte: il corso degli astri non si è mai sregolato.
P3Il caso non può produrre un tale ordine: gettate a terra migliaia di lettere, e non formeranno nemmeno un verso.
P4 · premessa implicitaUn ordine più perfetto di quello dell'arte, e che non viene dal caso, viene da una ragione: non esiste una terza fonte di ordine, come una natura cieca che si organizza da sola.
Dunque il mondo è governato da un'intelligenza divina, «come da un architetto». Per Balbo, questa intelligenza non è fuori dal mondo: è la natura stessa del mondo.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Senza la premessa implicita: Senza P4, il computer trova un mondo più ordinato di un orologio, in cui il caso non basta, ma il cui ordine proviene da una natura priva di intelligenza. La conclusione non segue più.
Valido con P4. Balbo cita tre possibili cause del mondo: il caso, una necessità cieca, un'intelligenza. Confuta a lungo il caso (P3), ma scarta la necessità cieca senza una vera prova. P4 colma questa lacuna, ed è esattamente lì che Cotta attacca. P1 e P2 hanno un secondo punto debole, che Hume prenderà di mira: paragonare il mondo intero a una casa o a un orologio significa ragionare per analogia. Il dialogo mostra dunque i due schieramenti nello stesso libro, e Cicerone decide soltanto in termini di probabilità.
Analogia. Un pastore non ha mai visto una nave. In lontananza vede una massa che avanza sul mare con un rombo e crede che sia uno scoglio. Poi sente i marinai cantare: capisce che a bordo ci sono degli uomini. Balbo dice: di fronte al cielo, il filosofo deve fare come questo pastore. Cotta risponde: anche le maree sono regolari, e a bordo non c'è nessuno.

Obiezioni

3

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

C
Cotta (nel dialogo, libro III) attacca la premessa 4

Non tutto ciò che ha movimenti regolari viene da un dio. Le maree dell'Euripo o dell'oceano tornano a ore fisse, e così le febbri periodiche: dovremmo dirle divine? Bisogna cercare la causa naturale di queste cose; quando non la trovate, vi rifugiate presso un dio come presso un altare.

Cicerone risponde
Cicerone Balbo, nel libro II (prima dell'obiezione)
Quando noi stoici diciamo che la natura costituisce e governa il mondo, non parliamo di una natura simile a una zolla di terra o a un pezzo di pietra, priva di coesione, ma simile a un albero o a un animale: in essa non si vede alcun caso, ma ordine e una certa somiglianza con l'arte.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Qui Balbo afferma che la natura del mondo somiglia all'arte; altrove sostiene che essa ha dunque una ragione (II, 87) e che il mondo è saggio, quindi un dio (II, 36). Cotta risponde che questo accordo delle parti del mondo dipende dalle forze della natura, non dagli dèi, e che quanto più tale accordo è spontaneo, tanto meno lo si deve attribuire a una ragione divina (III, 28). Balbo chiede «un altro giorno» per rispondere (III, 94): il dialogo si interrompe qui. Cicerone, il narratore, giudica soltanto la tesi di Balbo «più vicina alla verosimiglianza».
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Il dialogo non giunge a una conclusione: Balbo chiede un altro giorno per rispondere, e Cicerone giudica soltanto la sua tesi più vicina alla verosimiglianza. Il disaccordo di fondo riguarda il significato di una «natura» ordinata: una ragione all'opera, oppure cause naturali che producono regolarità.
Hume (Filone, nei Dialoghi sulla religione naturale) 1779 · attacca la premessa 3

Balbo immagina un solo lancio di lettere. Ma se la materia è fatta di un numero finito di particelle e il tempo è infinito, tutte le combinazioni possibili finiscono per realizzarsi, compreso un mondo ordinato e stabile. Il caso ha bisogno soltanto di tempo.

un difensore risponde
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1779, dopo la morte dell'autore (-43).
William Paley difensore dell'argomento · 1802
Riassunto: senza nominare Hume né Epicuro, Paley esamina questa ipotesi: gli esseri attuali sarebbero soltanto i resti di tutte le combinazioni prodotte nel corso di infiniti secoli, mentre le altre sarebbero perite. Essa non si fonda, dice, su nulla di ciò che osserviamo: nessuna forza fa nascere di continuo nuove forme. E se tutte le combinazioni fossero state tentate, vedremmo molte più forme vitali di quante ne esistano (esseri umani con più o meno di dieci dita, o con un occhio solo).
Il dibattito continua (nostra sintesi) Filone stesso giudica questa ipotesi epicurea «la più assurda» mai proposta, prima di riproporla. Un difensore di Balbo direbbe che un mondo ordinato da un'estrazione tra infinite possibili non rende l'ordine probabile, solo possibile. Hume, del resto, ha imitato La natura degli dèi: i suoi Dialoghi finiscono, come quelli di Cicerone, con un narratore che giudica il difensore del disegno «più vicino alla verità».
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Filone riporta in vita l'ipotesi epicurea senza adottarla. I difensori del disegno gli rispondono che essa non si appoggia su alcuna osservazione; i suoi sostenitori rispondono che un tempo infinito rende possibile ciò che appare improbabile. Il disaccordo di fondo riguarda il valore di un ragionamento sull'infinito applicato alla formazione del mondo.
Darwin (L'origine delle specie) 1859 · attacca la premessa 4

Esiste davvero una terza fonte di ordine, che non è né puro caso né intelligenza: la selezione naturale. Le variazioni compaiono per caso, ma si trasmettono, di generazione in generazione, solo quelle che aiutano a sopravvivere. Ciò produce organi che sembrano progettati, senza un architetto.

un difensore risponde
sintesi: il suo testo non è ancora nel nostro corpus vedi l'argomento
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1859, dopo la morte dell'autore (-43).
Richard Swinburne difensore dell'argomento · 2004
Riassunto: Swinburne distingue l'ordine nello spazio (la disposizione degli organismi) e l'ordine nel tempo (la regolarità delle leggi di natura). Ammette che la selezione spieghi gli organismi, ma a partire da leggi e da una materia date. La regolarità delle leggi, punto di partenza di ogni spiegazione scientifica, non può essere spiegata dalla scienza stessa: egli sostiene che essa è molto più probabile se esiste un Dio.
Il dibattito continua (nostra sintesi) La selezione spiega gli esseri viventi, non il corso regolare degli astri, l'esempio principale di Balbo. Ma per gli astri la gravitazione di Newton fornisce proprio la causa naturale che Cotta richiedeva. I difensori attuali del disegno si ritirano quindi su un altro terreno: perché le leggi e le costanti della fisica permettono un ordine? È il dibattito sulla regolazione fine.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Darwin spiega l'ordine dei viventi, non la regolarità degli astri né delle leggi. I difensori del disegno spostano dunque la questione verso le leggi; alcuni critici ritengono che le leggi possano non aver bisogno di spiegazione, oppure averne una naturale. Punto aperto (vedi l'argomento della regolazione fine).