DomandeDio esiste?Il dolore, megafono di Dio
Dio esiste?TeismoIl problema del male

Il dolore, megafono di Dio

Il dolore come megafono di Dio

C. S. Lewis 1898 · 1963La legge morale che ciascuno avverte, e la ragione stessa, rimandano a Dio.
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Che cosa sostiene

Dunque il dolore può servire a un bene: sveglia chi si crede a posto e gli apre l'unica occasione di correggersi. La sua presenza nel mondo non è incompatibile con un Dio buono che parla attraverso di esso.

Perché

Possiamo ignorare il piacere e non vedere le nostre colpe, ma non il dolore: ci costringe a guardare che qualcosa non va.

La stessa idea attraverso la storia
C. S. Lewis1940Ne Il problema del dolore, Lewis risponde al problema del male chiedendosi che cosa la sofferenza possa fare per noi. Il primo ruolo che le assegna: infrangere l'illusione che vada tutto bene.
In breve

«Il dolore, megafono di Dio» è un argomento di C. S. Lewis (Lewis, Il problema del dolore (1940), cap. 6, 1940) sulla domanda «Dio esiste?» (risposta: teismo). La sua tesi: Dunque il dolore può servire a un bene: sveglia chi si crede a posto e gli apre l'unica occasione di correggersi. La sua presenza nel mondo non è incompatibile con un Dio buono che parla attraverso di esso. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P3). AskPhilosophy presenta 4 obiezioni, 2 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.

Lewis, Il problema del dolore (1940), cap. 6
Valido con una premessa implicita

Lewis non sostiene che Dio voglia la sofferenza per se stessa. Osserva che viviamo compiaciuti di noi stessi finché tutto va bene: possiamo adagiarci sui nostri difetti e sulle nostre follie, e persino non gustare i nostri piaceri. Il dolore, invece, è un male che non possiamo ignorare. Per un Dio buono che volesse risvegliare chi dorme nel male, sarebbe dunque un mezzo duro ma efficace. Lewis aggiunge subito che è uno «strumento terribile» che può anche condurre alla ribellione.

P1Il dolore è un male che si riconosce subito e che non si può ignorare, mentre si può ignorare persino il piacere.
P2Finché tutto va bene, chi fa il male non ha alcun sospetto che le sue azioni siano in disaccordo con il modo in cui l'universo è fatto.
P3 · premessa implicitaNon può esserci cambiamento di vita (emendamento) senza accorgersi prima che qualcosa non va.
Dunque il dolore può servire a un bene: sveglia chi si crede a posto e gli apre l'unica occasione di correggersi. La sua presenza nel mondo non è incompatibile con un Dio buono che parla attraverso di esso.

clicca su una premessa per rifiutarla

Se accetti tutte le premesse, la logica ti obbliga ad accettare la conclusione. Il dibattito riguarda dunque le premesse.
Verificato da un solutore logico: è impossibile che tutte le premesse siano vere e la conclusione falsa.
Se il dolore ci costringe ad accorgerci del male (P1), se senza di esso non ci accorgiamo di nulla (P2) e se accorgersene è la condizione per correggersi (P3), allora il dolore apre un'occasione che nient'altro apre. P3 è aggiunta per carità interpretativa.
Analogia.

Obiezioni

4

Ogni obiezione è una conversazione: clicca per vedere chi risponde e a che punto è il dibattito.

David Hume (Filone) 1779 · attacca la premessa 1

Anche per spingere gli esseri ad agire, il solo piacere sembra sufficiente: una diminuzione di piacere potrebbe sostituire il dolore. Un Dio onnipotente non avrebbe bisogno del dolore per avvertirci.

Lewis risponde
Lewis Risposta di Lewis
Lewis non nomina Hume, ma il suo testo risponde a quell'idea: si può ignorare persino il piacere, come il goloso che trangugia i cibi più raffinati senza sapere che cosa mangia; il dolore, invece, «insiste per essere preso in considerazione».
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Nostra sintesi: Hume parla degli animali e dell'azione, Lewis dell'essere umano e della vita morale; non rispondono esattamente alla stessa domanda. Ciò che hanno in comune è la discussione su un Dio che avrebbe potuto fare altrimenti.
William Rowe 1979 · attacca la conclusione

Un cerbiatto intrappolato in un incendio boschivo agonizza per giorni, solo. Nessun essere morale ne trae una lezione, e la sofferenza spesso va ben oltre ciò che richiederebbe la formazione del carattere. Il ruolo di avvertimento non può spiegare tutta la sofferenza.

senza risposta
Nessuna risposta possibile: obiezione formulata nel 1979, dopo la morte dell'autore (1963).
Il dibattito continua (nostra sintesi) Nostra sintesi: Rowe scrive quindici anni dopo la morte di Lewis. In questo capitolo Lewis non sostiene che ogni dolore sia un avvertimento: tratta il dolore umano e dice che può fallire. Resta però che il suo argomento, anche se accettato, non spiega i casi in cui nessuno può essere risvegliato. Il resto del libro tratta altri usi del dolore e il dolore degli animali, che qui non abbiamo riletto.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Nostra sintesi: l'argomento di Lewis spiega, nel migliore dei casi, una parte della sofferenza umana; a chi spetti l'onere della prova sul resto è il cuore del dibattito con Rowe.
L'obiezione che Lewis prevede 1940 · attacca la premessa 3

Il dolore non migliora sempre: può indurire, far odiare, condurre a una rivolta senza ritorno. Un mezzo che fallisce così spesso non è una buona via di conversione.

Lewis risponde
Lewis Risposta di Lewis
Lewis lo ammette: è uno strumento terribile, che può portare a una ribellione definitiva. Ma lo difende così: dà al malvagio l'unica occasione di correggersi, perché senza di esso resterebbe senza il minimo sospetto.
A che punto è il dibattito (nostra sintesi)Nostra sintesi: Lewis accetta la possibilità del fallimento e difende soltanto l'occasione offerta; i suoi critici rispondono che l'occasione non vale il prezzo pagato da chi non ne trae beneficio.
C. S. Lewis stesso (A Grief Observed) 1961 · attacca la conclusione

Dopo la morte della moglie Joy Davidman (1960), Lewis tenne un diario del lutto, pubblicato sotto pseudonimo. Vi scrive che il pericolo non è smettere di credere in Dio, ma arrivare a credere cose terribili su di lui; e che quando se ne ha più bisogno, si trova una porta sbattuta in faccia. Il dolore vissuto non somiglia a una voce che risveglia.

senza risposta
Non abbiamo ancora individuato una risposta diretta di Lewis nei suoi testi.
Il dibattito continua (nostra sintesi) Nostra sintesi: più avanti, nello stesso diario, Lewis ritrova a poco a poco la pace senza abbandonare la fede. Il libro non confuta Il problema del dolore (The Problem of Pain); mostra la distanza tra l'argomento e il dolore che si attraversa.