Il dolore, megafono di Dio
Il dolore come megafono di Dio
Dunque il dolore può servire a un bene: sveglia chi si crede a posto e gli apre l'unica occasione di correggersi. La sua presenza nel mondo non è incompatibile con un Dio buono che parla attraverso di esso.
Possiamo ignorare il piacere e non vedere le nostre colpe, ma non il dolore: ci costringe a guardare che qualcosa non va.
«Il dolore, megafono di Dio» è un argomento di C. S. Lewis (Lewis, Il problema del dolore (1940), cap. 6, 1940) sulla domanda «Dio esiste?» (risposta: teismo). La sua tesi: Dunque il dolore può servire a un bene: sveglia chi si crede a posto e gli apre l'unica occasione di correggersi. La sua presenza nel mondo non è incompatibile con un Dio buono che parla attraverso di esso. Secondo la verifica logica di AskPhilosophy (solutore Z3), l'argomento è valido solo se si ammette una premessa che l'autore non formula (P3). AskPhilosophy presenta 4 obiezioni, 2 delle quali con una risposta documentata, e il testo originale di ciascuna premessa, verificato parola per parola.
Lewis non sostiene che Dio voglia la sofferenza per se stessa. Osserva che viviamo compiaciuti di noi stessi finché tutto va bene: possiamo adagiarci sui nostri difetti e sulle nostre follie, e persino non gustare i nostri piaceri. Il dolore, invece, è un male che non possiamo ignorare. Per un Dio buono che volesse risvegliare chi dorme nel male, sarebbe dunque un mezzo duro ma efficace. Lewis aggiunge subito che è uno «strumento terribile» che può anche condurre alla ribellione.
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Obiezioni
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David Hume (Filone) 1779 · attacca la premessa 1Anche per spingere gli esseri ad agire, il solo piacere sembra sufficiente: una diminuzione di piacere potrebbe sostituire il dolore. Un Dio onnipotente non avrebbe bisogno del dolore per avvertirci.
Lewis risponde
Anche per spingere gli esseri ad agire, il solo piacere sembra sufficiente: una diminuzione di piacere potrebbe sostituire il dolore. Un Dio onnipotente non avrebbe bisogno del dolore per avvertirci.
William Rowe 1979 · attacca la conclusioneUn cerbiatto intrappolato in un incendio boschivo agonizza per giorni, solo. Nessun essere morale ne trae una lezione, e la sofferenza spesso va ben oltre ciò che richiederebbe la formazione del carattere. Il ruolo di avvertimento non può spiegare tutta la sofferenza.
senza risposta
Un cerbiatto intrappolato in un incendio boschivo agonizza per giorni, solo. Nessun essere morale ne trae una lezione, e la sofferenza spesso va ben oltre ciò che richiederebbe la formazione del carattere. Il ruolo di avvertimento non può spiegare tutta la sofferenza.
L'obiezione che Lewis prevede 1940 · attacca la premessa 3Il dolore non migliora sempre: può indurire, far odiare, condurre a una rivolta senza ritorno. Un mezzo che fallisce così spesso non è una buona via di conversione.
Lewis risponde
Il dolore non migliora sempre: può indurire, far odiare, condurre a una rivolta senza ritorno. Un mezzo che fallisce così spesso non è una buona via di conversione.
C. S. Lewis stesso (A Grief Observed) 1961 · attacca la conclusioneDopo la morte della moglie Joy Davidman (1960), Lewis tenne un diario del lutto, pubblicato sotto pseudonimo. Vi scrive che il pericolo non è smettere di credere in Dio, ma arrivare a credere cose terribili su di lui; e che quando se ne ha più bisogno, si trova una porta sbattuta in faccia. Il dolore vissuto non somiglia a una voce che risveglia.
senza risposta
Dopo la morte della moglie Joy Davidman (1960), Lewis tenne un diario del lutto, pubblicato sotto pseudonimo. Vi scrive che il pericolo non è smettere di credere in Dio, ma arrivare a credere cose terribili su di lui; e che quando se ne ha più bisogno, si trova una porta sbattuta in faccia. Il dolore vissuto non somiglia a una voce che risveglia.